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Tecnologia
12 marzo 2013

Ørestad Gymnasium: una scuola senza carta

Un luogo abitabile nella sua totalità, che crea occasioni di apprendimento

di Leonardo Tosi, Giuseppe Moscato

Cosa può succedere se oggi un comune ricco del Nord Europa decide di costruire, in una zona degradata, una moderna Smart City con abitazioni, sedi commerciali, centri per l’istruzione e la formazione?
E se il comune decide di edificare una nuova scuola che possa fungere da motore formativo e culturale per l’intera zona?
Che caratteristiche dovrebbe avere questa scuola del terzo millennio per supportare una didattica moderna che sappia fare un uso efficace delle nuove tecnologie? Queste sono le premesse di quanto è successo in un’area vicino a Copenhagen dove è sorta una scuola secondaria di secondo grado nell’ambito del più ampio progetto di sviluppo di Orestad City.
L’Orestad Gymnasium, questo il nome della scuola.
E’ un istituto voluto dal comune di Copenhagen per dare un impulso concreto alla recente riforma della scuola secondaria in Danimarca e offrire servizi scolastici moderni all’utenza del territorio.
L’idea della progettazione degli ambienti didattici è partita ponendosi la domanda: come si può garantire che i giovani siano messi in grado di divenire protagonisti attivi dei propri percorsi di apprendimento e fare in modo che i docenti abbandonino la vecchia cara lezione frontale a favore della costruzione di percorsi didattici centrati sullo studente? Semplice: si realizzano ambienti di apprendimento che “costringono” i docenti a progettare diversamente le attività didattiche e i ragazzi a svolgere un ruolo attivo per tutta la durata delle lezioni. Niente più lunghe mattinate di spiegazioni o pomeriggi interminabili di studio solitario sui libri.
La scuola offre ambienti polifunzionali in cui gli studenti possono stare mattina e pomeriggio in continuità, lavorando in gruppi, rilassandosi di tanto in tanto su grandi cuscini e puff, partecipando a eventi che coinvolgono l’intera comunità scolastica negli ambienti dell’agorà, usando le opportunità della scuola la sera o nel weekend.
In una scuola fatta da aule aperte, isole di tavoli per i ragazzi, palchi e gradinate, il docente non può più affidarsi solo alle capacità espositive e ai metodi di verifica tradizionali, ma deve progettare attività didattiche in cui gli alunni possano lavorare su percorsi individualizzati e allo stesso tempo collaborativi.
Per fare un esempio banale: sarebbe impossibile spiegare o interrogare a voce alta quando il docente deve fare lezione nello spazio aperto o nella zona con postazioni ad isole, per cui l’attività va organizzata in modo e nell spazio adeguati. La Danimarca è stata tra i primi paesi a integrare nella progettazione delle nuove scuole l’esigenza degli studenti di intervallare fasi di attività e studio con momenti di relax e movimento fisico. L’Orestad Gymnasium, in particolare, è frequentato da studenti dell’età tra i 16 e i 19 anni, una fascia di età che risponde a queste esigenze in modo inequivocabile.
E’ uno spaccato concreto della scuola che guarda al futuro, alla ricerca di un modello didattico non solo basato sull’innovazione tecnologica, ma anche e soprattutto sull’organizzazione dello spazio fisico. “Nella mia scuola precedente l’edificio era orrendo, sembrava un vecchio ospedale, non c’erano posti per tutti e c’erano migliaia di libri”, sono le parole di una studentessa che sottolinea l’importanza dello spazio come condizione che può favorire opportunità diverse di studio.
Ecco allora che la classe può essere solo un aspetto della vita scolastica, perché ce ne sono molti altri che possono contribuire alla creazione di un clima positivo sia per chi studia e sia per chi insegna.
Ma vediamo in breve più da vicino quali sono le principali caratteristiche architettoniche che contraddistinguono l’Orestad Gymnasium: nel piano terra oltre agli uffici amministrativi si trovano l’area mensa e la palestra. La palestra diventa area multifunzionale grazie alle pareti interne scorrevoli che permettono di suddividere lo spazio in più aree. In questo modo possono essere svolte diverse tipologie di attività: i tavoli della mensa per studiare in gruppo al di fuori degli orari di lezione e la palestra per organizzare la simulazione di prove d’esame. Anche gli uffici amministrativi aperti e senza divisori appartengono alla visibilità dell’insieme delle varie figure che compongono la scuola.
Attraverso la vista della panoramica dall’alto si comprende la continuità tra ambienti chiusi e aperti, tra ambienti formali ed informali, con il ruolo centrale della scala che diventa luogo di incontro e, perché no, anche un posto dove muoversi: il passamano, studiato per essere uno scivolo in tutta sicurezza, è qualcosa di geniale e semplice allo stesso tempo.
Anche la luce naturale filtrata dal soffitto denota che nulla è lasciato al caso. Il concetto di una scuola che diventa luogo abitabile nella sua totalità, di condivisione sociale oltre che essere lo spazio dove studiare: “Gli studenti che vogliono lavorare su un particolare progetto, suonare, produrre video e utilizzare gli studi e l’attrezzatura della scuola. Possono richiedere una tessera d’entrata e usare gli ambienti della scuola durante il weekend”, così racconta il preside per rendere meglio l’idea di questo concetto. Una scuola che non è fatta solo di aule si propone come luogo, dove l’idea di “apprendimento” sfocia verso l’esperienza della condivisione delle conoscenze attraverso progetti che gli stessi studenti elaborano. Per questo è importante che accanto allo spazio formale (il laboratorio, la classe) ci sia uno spazio informale (i cuscini, i tavoli della mensa, la scala come punti di incontro spontanei e naturali).
Accanto a questi aspetti innovativi, tutti tesi a favorire la libertà di movimento all’interno di una dimensione attiva e costruttiva, ci sono quelli collegati all’uso delle tecnologie, anch’esse perfettamente integrate in questa visione estremamente organizzata, ma che lascia allo stesso tempo spazio al confronto e a istanze di socializzazione positive.
“Non riesco ad immaginare un’architettura come quella di questa scuola, senza una solida infrastruttura tecnologica.”
Un altro dei concetti espressi dal preside per spiegare che tanto spazio senza connessione diventerebbe inutile. Gli studenti possono studiare, incontrarsi si, ma devono essere pure informati e connessi sulle iniziative dei docenti, le lezioni, le esercitazioni, i gruppi di lavoro.
Tutte dinamiche non praticabili in una scuola tradizionale (spazi ristretti e senza tecnologie connesse fra loro) o almeno lo sono solo in parte e all’interno dell’unico (o quasi) spazio, ossia l’aula. Ci sono postazioni di computer messi a disposizione dei singoli studenti. Tutte le aule hanno una parete trasparente (qualcosa di simile al vetro) e fuori, in prossimità sono sistemati alcuni tavoli per i lavori di gruppo. Un professore ci spiega come ha organizzato la sua lezione: “Ho iniziato in modo piuttosto tradizionale. Nella prima mezz’ora ho spiegato ai ragazzi quello che dovevano studiare, poi li ho mandati fuori nell’area dei gruppi dove dovevano discutere su alcune questioni legate al testo.”
Fuori i ragazzi hanno lavorato in gruppo con i tablet e con i loro portatili e il professore tra i tavoli supportava gli studenti. Poi di nuovo in classe per condividere e verificare il lavoro svolto fuori attraverso un video proiettore connesso al tablet. La scuola è fornita di Learning Management System attraverso il quale il docente condivide con gli studenti il piano dei contenuti e gli aspetti organizzativi legati agli spazi e ai tempi. L’infrastruttura tecnologica, banda larga e sistema cloud è in continuo aggiornamento. Il progetto principale in corso è la costruzione di e-textbook con gli studenti. E’ necessario creare percorsi di studio personalizzati e modificabili. Il preside conclude così: “I testi per gli esami orali di questa estate saranno scritti dalla classe stessa, ovviamente sotto la guida dei docenti. Gli studenti scrivono di volta in volta i vari capitoli del libro di testo e alla fine avranno scritto il libro di testo per gli esami”

Editing a cura di Francesco Vettori, redazione Indire.

Foto Ørestad Gymnasium (credit G. Moscato)