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indireinforma

29 Aprile 2015

Migliorare la scuola: modelli ed esperienze

Breve intervista a Massimo Faggioli, Dirigente di ricerca Indire, in vista del convegno internazionale di Napoli su metodi, strumenti e pratiche di school improvement

di Rudi Bartolini

“Migliorare la scuola”, questo il titolo del convegno internazionale organizzato da Indire che si terrà a Napoli i prossimi 14 e 15 maggio. Studiosi ed esperti provenienti da tutto il mondo si confronteranno su metodi, strumenti e pratiche di school improvement.

Il tema del convegno è al centro del dibattito nazionale ed internazionale, toccando questioni cruciali per l’evoluzione dei sistemi formativi, come la capacità di rispondere ai bisogni e ai cambiamenti sociali, di fronteggiare le sfide dell’innovazione, di restare al passo in un contesto internazionale globalizzato e interconnesso. In questo scenario le scuole si stanno sempre più caratterizzando come learning organization, con profondi cambiamenti a livello di ruoli e funzioni, ma soprattutto a livello culturale.

Per approfondire, abbiamo rivolto alcune domande a Massimo Faggioli, Dirigente di ricerca Indire, che interverrà al convegno di Napoli presentando i progetti e le ricerche dell’Indire per innalzare la qualità del sistema scolastico.

Cosa vuol dire “migliorare la scuola”?

Il termine “miglioramento” è molto generico. Applicato alla scuola può essere inteso come un incremento di qualità che interessa il sistema paese, i cittadini, coloro che operano al suo interno fino ad arrivare agli studenti. Il nuovo Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) ha dato a questo termine un senso molto preciso, indicando nel “miglioramento” il suo fine ultimo. Autovalutazione e valutazione esterna delle scuole vanno visti, dunque, come risorse utili alle le scuole per innescare processi di miglioramento continuo. Ma in vista di quali obiettivi e di quali traguardi? Su questo il SNV è molto chiaro: le priorità su cui progettare e attuare il miglioramento sono connesse agli esiti degli studenti. Per “esiti” non si intende solo la valutazione degli apprendimenti, intesa sia come risultato della valutazione operata dalle scuole, sia come misurazione attraverso i test Invalsi. Gli esiti vanno riferiti anche a due dimensioni essenziali per lo sviluppo del capitale umano degli studenti:

  • le competenze chiave di cittadinanza, ovvero tutto il vastissimo campo di competenze che riguardano le regole di convivenza, l’intercultura, l’inclusione, l’educazione alla legalità e, in senso più ampio, l’impegno della scuola  nella “formazione dell’uomo e del cittadino” più volte richiamata dalla legislazione scolastica con esplicito riferimento ai principi costituzionali;
  • i risultati “a distanza”, attraverso la cui valutazione si richiama la scuola a non focalizzare l’attenzione solo sui propri risultati immediati, ma ad assumere consapevolezza dei risultati dei propri studenti nei gradi successivi dell’istruzione, nella carriera universitaria e nell’ingresso nel mondo del lavoro.

Tutto il sistema è finalizzato inoltre alla riduzione delle differenze negli esiti tra aree geografiche, tra scuole dello stesso territorio o con background socio-economico simile, tra classi della stessa scuola. Questo obiettivo tende a garantire ai cittadini utenti del sistema di istruzione il diritto a un servizio scolastico equo, trasparente e leggibile. Per questo il SNV enfatizza la dimensione della rendicontazione sociale.

Migliorare, alla luce del SNV, vuol dire quindi individuare priorità, obiettivi e traguardi per innalzare la qualità dei risultati che la scuola raggiunge nei vari campi, che il sistema indica come “esiti”.

Che rapporto c’è tra autonomia, valutazione e miglioramento?

I tre termini vanno letti come elementi di un sistema fortemente integrato. La valutazione, se esercitata su organizzazioni scarsamente autonome, che non hanno in mano le leve per poter gestire i propri percorsi di miglioramento, non può che assumere i connotati di un processo burocratico, teso alla censura e alla sanzione dei comportamenti delle persone che ne fanno parte. L’organizzazione autonoma può trarre invece dalla valutazione, e prima ancora dall’autovalutazione, strumenti, risorse, idee per leggere i propri punti di criticità e intraprendere percorsi di miglioramento. L’autonomia scolastica nel nostro paese versa in una situazione di stallo che dura da più di un decennio. Al regolamento emanato con il DPR 275 del 1999 non sono seguiti provvedimenti decisivi per il completamento del processo di reale autonomia delle istituzioni scolastiche, e solo con il recente documento del Governo sulla “Buona scuola” questo tema sembra tornare al centro dell’iniziativa politica. Nel frattempo le tappe dello sviluppo normativo dell’SNV, dallo stesso DPR 80/2013 alla più recente Direttiva n°11 del 18/)/2015 e alle Circolari che l’hanno seguita, enfatizzano il rapporto tra valutazione, miglioramento e iniziativa autonoma delle scuole. Se infatti la valutazione viene vista come un occhio esterno, messo in opera da soggetti terzi (non va dimenticato a questo proposito il primo dispositivo di legge che ha dato avvio al sistema, ovvero l’articolo 2 comma c. 4 della Legge n. 10 del 26 febbraio 2011, dove si parlava di un corpo ispettivo “autonomo e indipendente” a cui affidare la valutazione delle scuole), l’autovalutazione e il miglioramento ricadono pienamente nella sfera dell’autonomia della scuola e nell’area di responsabilità del Dirigente Scolastico (DS). Naturalmente, come avviene in sistemi più avanzati, come quello britannico, per costruire un sistema equilibrato di autonomie e di responsabilità, occorre che tutti i soggetti che ne fanno siano valutati. Il SNV si muove in questa direzione, prevedendo, oltre all’autovalutazione (già in atto) e alla valutazione delle scuole, quella dei Dirigenti Scolastici, ad oggi non ancora definita nei criteri e nelle procedure e dell’intero sistema di istruzione, con un rapporto annuale dell’Invalsi. Resta fuori dal sistema la valutazione dei docenti, che però compare tra i temi del disegno di legge del Governo che darà seguito al disegno della “Buona scuola”.

Quali opportunità e quali criticità hanno fatto emergere progetti come VSQ e Vales?

Le due sperimentazioni di valutazione delle scuole hanno permesso a Indire di mettere alla prova sul campo idee e strumenti per rispondere al compito che gli è stato assegnato fin dalla legge 10/2011, ovvero il sostegno ai processi di miglioramento. L’istituto ha definito e sperimentato il profilo di un consulente per il miglioramento che ha supportato le scuole nella definizione e nell’implementazione dei Piani di Miglioramento (PdM). L’approccio messo in pratica è di natura dinamica: le scuole sono state invitate a riesaminare le priorità emerse dalla valutazione esterna, analizzandone la fattibilità e l’impatto e cercando di individuare i nessi tra processi e risultati. Il modello di PdM proposto prevede l’indicazione delle risorse umane e finanziarie, dei tempi e degli indicatori su cui operare dei ceck periodici e dei riaggiustamenti del documenti di progetto. Queste procedure sono state accolte con favore nelle scuole dove si erano già condotte esperienze importanti di autovalutazione, in altre si è registrato un ostacolo di natura culturale verso un modo di progettare molto stringente, con obiettivi chiari e con indicatori misurabili.

Quale importanza riveste il Dirigente Scolastico nello sviluppo dei processi di miglioramento?

Il PdM non è un progetto tra i tanti che la scuola intraprende, ma il documento in cui la scuola nel suo insieme definisce la propria linea strategica e dichiara gli obiettivi e le modalità con cui intende raggiungerli, rendendo poi pubblici i risultati. Le circolari recenti che recano le linnee guida per l’attuazione del SNV richiedono che il DS nomini un nucleo di autovalutazione (che presumibilmente sarà lo stesso che seguirà la successiva fase di miglioramento), di cui dovrebbe “preferibilmente” far parte egli stesso. Questa esortazione è molto polite, ma in realtà è difficile immaginare come un’organizzazione possa intraprendere percorsi di miglioramento su linee strategiche condivise senza l’attiva partecipazione del Dirigente. Va inoltre considerato che i traguardi definiti nel PdM dovrebbero entrare a far parte degli obiettivi assegnati dal Direttore Generale dell’USR nel contratto del DS. Il loro raggiungimento potrebbe infine costituire una parte dei criteri con cui quest’ultimo verrà valutato.

Qual è il ruolo di Indire in questo sistema?

L’istituto è chiamato, con il DPR 80/13, a svolgere nel SNV due compiti:

  • Mettere a disposizione delle scuole gli strumenti per il miglioramento. Indire interpreta questo compito mettendo a punto, sia sulla base dei risultati delle precedenti sperimentazioni (VSQ e Vales), sia con un percorso di ricerca previsto nel proprio piano triennale, un modello di PdM che sarà proposto a tutte le scuole che da settembre 2015, sulla base di priorità e traguardi individuati nella sezione 5 del RAV, avvieranno la progettazione delle azioni di miglioramento. Il modello si articola in sezioni per le varie parti del piano, dettagliando per ogni obiettivo i criteri di fattibilità e di impatto, l’impegno di risorse umane e finanziarie, i tempi e gli indicatori di risultato su cui effettuare delle fasi periodiche di ceck e di revisione delle azioni. Il modello sarà accompagnato da un quadro teorico di riferimento e da linee guida per la compilazione e l’implementazione.
    Accanto a questi strumenti di carattere metodologico, l’istituto metterà a disposizione delle scuole tutti gli strumenti di supporto all’innovazione didattica e organizzativa elaborati in molti anni di attività: materiali e corsi di formazione, banche dati di oggetti multimediali, idee e modelli per l’innovazione degli ambienti di apprendimento e per la didattica laboratoriale.
  • La selezione e la formazione di consulenti per il miglioramento, che le scuole potranno scegliere di utilizzare per il supporto alle azioni di miglioramento. Anche in questo campo verranno utilizzati gli esiti di esperienze e ricerche condotte nelle precedenti sperimentazioni.

Considerando l’ambito internazionale, come si colloca il sistema italiano?

Con la messa a regime del SNV in questo anno scolastico, il nostro paese si è allineato a un trend che coinvolge buona parte dei paesi dell’Unione europea, volto a incrementare l’autonomia delle istituzioni scolastiche e, contestualmente, la valutazione di tutte le entità che le compongono. Certo, nel nostro paese la cultura della valutazione è poco diffusa nelle scuole. Paradossalmente, i docenti, che spendono buona parte del loro tempo in attività connesse con la valutazione degli studenti, diffidano di processi di valutazione che anche indirettamente li coinvolgano. Solo così si può spiegare la diffidenza verso i test Invalsi, ma anche l’atteggiamento poco entusiasta con cui viene accolta la valutazione delle scuole. In questa situazione tutto il SNV rischia di essere vissuto come l’ennesimo adempimento dal quale uscire il più possibile indenni, anziché un’opportunità per avviare, magari con un occhio e un supporto esterno, un processo di autoanalisi e di miglioramento dell’agire dell’organizzazione scolastica. Stenta quindi a prendere campo l’idea che a tutti i livelli, incluso quello dell’intera organizzazione, l’autovalutazione e la valutazione esterna abbiano un valore eminentemente formativo e costituiscano la condizione per leggere e interpretare le criticità su cui agire per migliorare. Sullo sfondo appare ancora un quadro di scuole dall’assetto organizzativo labile e poco coeso, in cui l’agire dei singoli docenti, o di gruppi di essi, prescinde dalla consapevolezza di essere parti di un’organizzazione complessa e dalla necessità di far convergere le energie verso linee strategiche comuni. Su questi aspetti il cammino verso l’allineamento ai sistemi di valutazione più avanzati, come quello britannico, è ancora lungo, ma la messa a regime del SNV può rappresentare un primo essenziale passaggio in questa direzione.

Per coloro che fossero interessati a conoscere meglio questi argomenti, segnaliamo il volume Migliorare la scuola. Autovalutazione, valutazione e miglioramento per lo sviluppo della qualità curato da Massimo Faggioli stesso e frutto di una partnership di ricerca tra Indire, Università di Milano Bicocca, Università Alma Mater di Bologna e Università di Genova. Un lavoro particolarmente significativo, essendo il primo libro nel panorama editoriale italiano ad affrontare, con un approccio multidisciplinare e multiprospettico, il tema del miglioramento nella scuola.

Aggiornamento (5 maggio 2015) – La disponibilità di posti per partecipare al convegno di Napoli del 14-15 maggio è esaurita, ma tutti i contributi e gli interventi saranno filmati e pubblicati il 21 maggio sul canale YouTube dell’Indire.

Di seguito, una breve intervista a Massimo Faggioli realizzata lo scorso 22 aprile
(di Claudio Lacoppola, Ufficio Comunicazione Indire)

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Aggiornamento del 21 maggio 2015: