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10 marzo 2017

Uscito il volume “Dall’aula all’ambiente di apprendimento”

Il libro ripercorre le tappe della ricerca Indire sulla riorganizzazione degli spazi e dei tempi per la scuola contemporanea

di Patrizia Centi

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Hanno ancora senso le scuole composte da aule chiuse, collegate da corridoi di passaggio e setting d’aula, con alunni seduti dietro file di banchi? È possibile individuare delle soluzioni che tengano conto di quanto a oggi si conosce su strumenti, metodi e modalità attraverso cui i ragazzi possano apprendere efficacemente? Cosa ci suggerisce la ricerca educativa sulle caratteristiche degli ambienti dove gli studenti dovrebbero imparare a diventare cittadini consapevoli della società di domani?

A queste domande cerca di dare risposta il libro “Dall’aula all’ambiente di apprendimento” a cura del presidente Indire Giovanni Biondi, del dirigente dell’Area tecnologica Indire Samuele Borri e di Leonardo Tosi, primo tecnologo dell’Istituto.

Attraverso i contributi dei ricercatori dell’Istituto che da anni approfondiscono questo settore di studio, il volume documenta esperienze di eccellenza in Italia e all’estero, buone pratiche, esempi di ambienti scolastici che hanno saputo raccogliere le sfide della modernità e proporre soluzioni efficaci. In un quadro nazionale, che dopo molto tempo offre alcune importanti opportunità per sviluppare “scuole nuove”, viene proposto un nuovo modo di concepire gli ambienti: non più una netta separazione tra chi deve progettare (attivamente) una scuola e chi la deve (passivamente) abitare, evidenziando invece una partecipazione attorno a un’idea condivisa.

Il dibattito sulle caratteristiche degli ambienti della scuola non è materia esclusiva di tecnici o progettisti, ma è oggi un terreno di incontro tra professionalità diverse che, in un dialogo continuo sui temi dell’innovazione e sui bisogni della comunità scolastica, si pone alla ricerca di una soluzione in grado di venire incontro alle nuove esigenze dell’utenza scolastica e alle richieste della società.

Luigi Berlinguer, ex-ministro dell’Istruzione e attento osservatore dei processi di innovazione, evidenzia nella prefazione il tema centrale della funzionalità degli edifici scolastici: «Se un investimento in un edificio scolastico finisce per rendere il 30% del suo potenziale perché non riesce a ospitare una giornata scolastica piena in tutte le sue attività, ciò significa che la sua capacità non è ben sfruttata. Costruire oggi una nuova scuola per ospitare solo attività di trasmissione del sapere significa condannare un investimento ad un esito parziale e sostanzialmente negativo».

Sono le stesse Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione a sottolineare l’esigenza di un ambiente di apprendimento che sappia ospitare e promuovere attività centrate sullo studente: «La dimensione sociale dell’apprendimento svolge un ruolo significativo. In tal senso, molte sono le forme di interazione e collaborazione che possono essere introdotte (dall’aiuto reciproco all’apprendimento cooperativo, all’apprendi­mento tra pari), sia all’interno della classe, sia attraverso la formazione di gruppi di lavoro con alunni di classi e di età diverse».

Quindi l’obiettivo è creare una scuola che sappia accogliere, e anzi promuovere, l’innovazione metodologica e organizzativa che molti docenti, dirigenti scolastici e scuole stanno portando avanti autonomamente o in rete sul territorio. Ma come si passa da un modello ad aule e corridoi a un modello di ambiente in cui studenti e docenti hanno a disposizione aree e zone integrate, in cui svolgere attività diversificate in base alla tipologia di contenuti e strumenti da utilizzare?

Dirigenti scolastici pionieri e amministrazioni locali lungimiranti cercano di trasformare e adattare edifici esistenti in spazi alternativi alla cosiddetta “aula frontale”, recuperando spazi inutilizzati, corridoi, aule utilizzate solo per brevi periodi della giornata scolastica. Vengono creati dunque luoghi didattici diversi, con atelier, spazi di gruppo, aree per l’esplorazione, agorà, angoli per la presentazione su grande schermo: una varietà di ambienti integrati e complementari in cui gruppi di ragazzi si alternano per completare i loro progetti, risolvere problemi, discutere le loro ipotesi di soluzione, recuperare terreno lavorando a stretto contatto con un compagno più esperto su un determinato tema.

In questi ambienti l’ibridazione dei linguaggi è uno dei temi portanti, come a suo tempo ha evidenziato il pedagogista Loris Malaguzzi. Non è un caso se la premessa del libro sia curata da Tullio Zini, architetto che ha saputo interpretare dal punto di vista degli spazi il “Reggio Children Approach” di Malaguzzi e il suo modo di mettere i bambini al centro di un ambiente fatto di atelier e di molteplici modalità di espressione. È lo stesso Zini a mettere in evidenza l’inadeguatezza del patrimonio scolastico attuale, incapace di accogliere gli impulsi e le sfide che la società e i ragazzi stanno proponendo: «[…] la scuola è un organismo vivo che nel tempo si arricchisce e si modifica seguendo il pulsare della vita e delle sue trasformazioni, mentre il patrimonio edilizio scolastico esistente è costituito per gran parte di edifici anonimi o brutti, poco curati, per molti aspetti “non luoghi” che non possono coinvolgere emotivamente uno studente, né motivarlo».

Una scuola che guarda al futuro deve essere ben consapevole del suo passato e della sua tradizione per poterla reinterpretare in un’ottica nuova e adeguata alle nuove sfide. Il libro si propone di andare alla scoperta delle radici degli spazi scolastici in Italia per offrire una nuova idea di ambiente di apprendimento integrato in cui la disciplina e il controllo esasperato sono sostituiti dalla partecipazione e dalla responsabilizzazione.

Da una parte abbiamo la scuola indifferenziata di massa, che ha assolto al suo obiettivo in una fase importante della nostra storia, come sottolinea Giovanni Biondi nell’introduzione: «I grandi sistemi educativi vengono progettati come un’“azienda” con il gigantesco obiettivo di alfabetizzare un’intera nazione. In questo contesto la lezione, cioè la trasmissione del sapere da parte di un maestro e lo studio del libro scolastico, rappresentano la soluzione più economica e funzionale per raggiungere un obiettivo dai numeri impressionanti». Prosegue ancora Biondi: «I primi scricchiolii del sistema si avvertirono, già negli anni Venti, nella scuola elementa­re, dove l’impianto e la frammentazione disciplinare erano meno accentuati. Si trattava allora di critiche che investivano le metodologie, ma quasi subito finirono anche per coinvolgere gli spazi e gli arredi. Quello che veniva messo in discussione era la rigidità del sistema che chiedeva allo studente un adattamento innaturale allo spazio e al tempo. I vari Freinet, Montessori, Lombardo Radice e tutto il movimento dell’attivismo avevano evidenziato, già negli anni Venti del secolo scorso, come la centralità del libro di testo e della lezione fossero in contrasto con le esigenze dei bambini, così come gli spazi connessi a questo tipo di organizzazione. Quello che allora si evidenziava era soprattutto il fatto che si chiedesse ai piccoli studenti di adattarsi a un ambiente basato sull’immobilità e l’attenzione con banchi, panche, sedie e arredi, che costringevano ad azioni innaturali e forzate».

Su queste premesse si sviluppa il contenuto del libro, ripercorrendo le caratteristiche e le funzioni degli edifici e degli arredi per la scuola dall’Unità d’Italia fino ad arrivare al contesto attuale, caratterizzato da un forte impulso all’innovazione ma, nello stesso tempo, la presenza di un patrimonio edilizio e burocratico che rallenta le iniziative di cambiamento. Dagli edifici progettati per irreggimentare indistintamente gli alunni, arriviamo alla scuola contemporanea, in cui le istanze di personalizzazione diventano assolutamente prioritarie. Dagli arredi studiati per costringere l’alunno alla disciplina e all’immobilità giungiamo al moderno concetto di design e all’idea di un arredo studiato per esigenze di ergonomia e funzionalità.

Il libro “Dall’aula all’ambiente di apprendimento” contiene anche un ampio riferimento al “Manifesto per gli spazi educativi del terzo millennio”: una proposta dell’Indire per superare il modello ad aule e corridoi e riunire un gruppo di progetto o una comunità scolastica per riflettere su soluzioni diverse, in grado di offrire all’utenza scolastica ambienti in linea con un modo diverso di stare a scuola e di intendere la didattica.

Il volume presenta infine un ricco repertorio di immagini d’epoca e di fotografie di ambienti contemporanei funzionali alle esigenze di una didattica moderna e attiva e a un’idea di ambiente scolastico in grado di permettere a tutti di essere accolti nei loro diversi aspetti e momenti che caratterizzano la vita sociale.

 

“Dall’aula all’ambiente di apprendimento”
a cura di Giovanni Biondi, Samuele Borri, Leonardo Tosi
Altralinea edizioni
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[Foto di Lorenzo Calistri]