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indireinforma

21 dicembre 2017

Maker e democratizzazione dell’educazione: la Lectio magistralis di Blikstein all’Indire

di Antonella Sagazio

Il 12 dicembre, nella sede fiorentina del nostro Istituto, si è tenuta la Lectio magistralis del professore Paulo Blikstein, direttore del TLTL – Transformative Learning Technologies Lab alla Stanford University e di Fab Learn, un network che ha l’obiettivo di disseminare la metodologia Maker come nuova visione dell’apprendimento. Dall’anno scorso si è creata una preziosa collaborazione fra l’Indire (che dal 2014 è impegnato con il progetto di ricerca Maker@Scuola) e la prestigiosa università americana.

A introdurre la Lectio è stato Lorenzo Guasti, che ha illustrato i risultati della ricerca portata avanti dall’Indire in questi anni. Recentemente si sono concluse le prime esperienze, raccontate nel volume Maker@scuola – Stampanti 3D nella scuola dell’infanzia che ripercorre il percorso intrapreso dall’Istituto e da alcune scuole dell’infanzia italiane che hanno integrato nel loro piano didattico una serie di attività innovative basate su stampa 3D e progettazione di piccoli oggetti.

Alessandro Ferrini ha presentato gli strumenti software opensource che l’Indire ha realizzato per la modellazione e l’ottimizzazione della stampa 3D a scuola: 3DIndire, un sistema che facilita il disegno e la stampa 3D nelle scuole e che comprende In3Dire, un sistema di documentazione delle attività, una rete Wi-Fi e un dispositivo di gestione della stampa 3D; ma anche SugarCAD, un software gratuito di modellazione 3D pensato in maniera specifica per le scuole, che consente di disegnare in 3D in modo semplice e anche in assenza di connessione.

Jessica Niewint ha poi illustrato La serra idroponica a scuola – Un nuovo modo di osservare e studiare un fenomeno naturale, una ricerca sulla didattica laboratoriale centrata sull’educazione ambientale e sulla comprensione dei modelli fisici che descrivono fenomeni naturali. La ricerca intende favorire, già a partire dalla scuola dell’infanzia e primaria, percorsi didattici basati sul pensiero scientifico e sull’osservazione, sulla sperimentazione e sulla modellizzazione del fenomeno studiato.

Paulo Blikstein ha aperto la sua Lectio magistralis focalizzandosi sul Movimento Maker come metodologia che porta inclusività e uguaglianza nell’apprendimento. Secondo la sua visione, oggi viviamo un momento estremamente favorevole per apportare un’innovazione concreta nell’apprendimento: le tecnologie sono calate di prezzo e molto più accessibili anche per le scuole, e allo stesso tempo è disponibile una vasta gamma di software gratuiti. Il movimento dei Maker, gli artigiani 2.0, si sta espandendo in tutto il mondo e aspira alla democratizzazione dell’educazione, lavorando per il raggiungimento di questo obiettivo su quattro orizzonti:

  • Integrare le tecnologie nelle materie di base, umanistiche e scientifiche. Da anni alla Stanford University si studia il Bifocal Modeling, ovvero una metodologia che alterna momenti di pratica a momenti di teoria.
  • Portare l’esperienza dei Maker nella vita reale. Nei FabLab di tutto il mondo i ragazzi hanno la possibilità di creare progetti utili alla loro vita, come costruire con elementi di scarto un mezzo di trasporto per facilitare gli spostamenti tra casa e scuola. Connettersi alla vita quotidiana di chi apprende è fondamentale, perché la ricerca dimostra che se i discenti sono interessati apprendono di più e più rapidamente.
  • Dare priorità alla ricerca, fondamentale perché aiuta ad analizzare e a comprendere i fenomeni, e fornisce poi gli strumenti e le metodologie didattiche più appropriate.
  • Valorizzare la comunità Maker, cruciale per creare e condividere modelli replicabili nell’istruzione pubblica. Blikstein da anni promuove in tutto il mondo il FabLearn Program, una rete internazionale di Maker di cui fanno parte scuole, università e altri partner. Nel programma si aiutano le istituzioni a costruire laboratori Maker con tecnologie a basso costo e si fornisce l’assistenza necessaria nella formazione degli insegnanti.

Il 13 dicembre la giornata si è conclusa sul campo, con una visita a due istituti scolastici fiorentini, la scuola dell’infanzia “Argingrosso” e la primaria “De Filippo”, dove sono state mostrate ai ricercatori americani le attività svolte dagli alunni con le serre idroponiche.

«La collaborazione con un istituto di ricerca come l’Indire, un ente che conosce bene il sistema educativo italiano, è fondamentale per portare avanti progetti di innovazione educativa», ha dichiarato Blikstein. «La ricerca è essenziale per migliorare il nostro programma e per avere ricercatori e docenti preparati ad affrontare le nuove sfide nell’educazione. Il termine “inclusività” vuol dire riconoscere che ci sono talenti differenti negli studenti e che possiamo creare curricoli e percorsi diversi per farli esprimere».

 

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Galleria di immagini:

I ricercatori Indire si confrontano con Paulo Blikstein (Stanford University)