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1 febbraio 2018

Erasmus+ tra i maggiori successi dell’Ue: diffuso il rapporto di medio termine

di Elena Maddalena

La Commissione europea ha diffuso il rapporto intermedio su Erasmus+, basato su oltre un milione di risposte da tutte le parti interessate. In primis, si rileva che il 93% dei learners e il 98% dello staff si dichiarano “soddisfatti” o “molto soddisfatti” del Programma.

Dai dati emerge anche che grazie ad Erasmus+ studenti, apprendisti, volontari e giovani hanno abbreviato la transizione dall’istruzione all’occupazione (+13% rispetto a chi non ha partecipato), hanno aumentato del 31% la propensione a lavorare o a studiare all’estero e hanno sviluppato competenze in lingue straniere (+7%), il che migliora addirittura i tassi di completamento degli studi (+2%). Il rapporto mostra inoltre che il programma è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di sostenere 4 milioni di studenti, insegnanti e formatori entro il 2020.

Dallo studio emerge anche che Erasmus+ ha contribuito concretamente alla creazione di un’Unione più coesa: i partecipanti sono il 19% più convinti di sentirsi “europei” rispetto ai non partecipanti. Inoltre Erasmus+ risulta maggiormente rivolto ai giovani svantaggiati, che sono l’11,5% del numero totale dei partecipanti, rispetto ai programmi precedenti o a regimi nazionali analoghi.

Il Commissario per l’istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport, Tibor Navracsics, ha dichiarato: «Questa valutazione molto incoraggiante conferma chiaramente Erasmus+ come storia di successo. Aiuta le persone a diventare membri impegnati nella società – il che a sua volta ci consente di stimolare la crescita economica e costruire una comunità equa. Il rapporto dimostra anche che è necessario aumentare i finanziamenti da destinare al programma nel prossimo periodo di finanziamento e, come auspichiamo, di creare uno spazio europeo dell’istruzione. Il nostro obiettivo è quello di potenziare la mobilità per l’apprendimento, in particolare tra le scuole alunni, studenti, formazione professionale e giovani, fornendo agli europei le competenze necessarie in una società mobile e sempre più digitale. Dobbiamo anche rendere il programma futuro ancora più inclusivo, rivolgendoci agli studenti più vulnerabili e alle organizzazioni più piccole».

 

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