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2 marzo 2018

Tutte fuori! In Piemonte le donne straniere imparano l’italiano fuori dall’aula

di Alessandra Ceccherelli

In Piemonte il progetto Nisaba propone una nuova modalità di insegnamento dell’italiano, basato su attività extra aula e su kit didattici specifici pensati per i target più deboli presenti sul territorio. Finanziato dal FAMI, il Fondo Migrazione e Integrazione 2014-2020, il progetto ha come capofila Enaip Piemonte e vede coinvolti altri cinque enti piemontesi: Associazione Formazione 80, CPIA 3 Torino, Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, Consorzio CFIQ per la Formazione, l’Innovazione e la Qualità  e CPIA 5 Torino. Nisaba è stato presentato al seminario nazionale EPALE sulla formazione accogliente verso i migranti, svoltosi alla Spezia lo scorso settembre, ed è stato presentato da Giovanna Battista (insegnante di lingua francese del CPIA5 Torino) tra le pratiche internazionali ospitate nell’incontro informale EPALE tenutosi a Biarritz nel corso della 15ma Université di Hiver de la Formation Professionelle, il 31 gennaio scorso.
Abbiamo parlato di Nisaba con Veronica Di Guida, insegnante di italiano L2 del CPIA 5 di Torino e membro del team scientifico del progetto che ha realizzato i materiali didattici a supporto delle attività.

 

Che cos’è Nisaba e a chi si rivolge?

Il Progetto Nisaba è un progetto di formazione civico-linguistica destinato a stranieri appartenenti a categorie particolarmente svantaggiate: donne vittime di tratta, minori a rischio di esclusione e uomini che necessitano di prima formazione professionale. La caratteristica che accomuna gli utenti dei corsi Nisaba è lo scarso livello di scolarizzazione nel proprio Paese d’origine; passando attraverso la conoscenza della lingua italiana, l’obiettivo dei corsi Nisaba è il raggiungimento di una maggiore consapevolezza personale e dei propri diritti, finalizzato a una partecipazione civile più proficua e attiva e alla piena integrazione sociale dei soggetti coinvolti.

 

In che cosa si distingue Nisaba rispetto ad altre proposte didattiche?

L’aspetto innovativo della sperimentazione Nisaba consiste nell’attivazione di percorsi linguistici il cui svolgimento è previsto per il 60% del monte ore all’esterno dell’aula scolastica, ovvero sul campo, privilegiando dunque l’interazione orale rispetto alla conoscenza delle regole di funzionamento della lingua. I docenti coinvolti nell’ideazione di materiali didattici hanno creato kit differenti in base ai 3 target di riferimento: per le donne analfabete si è prediletto l’aspetto dell’accesso ai servizi (consultorio, ospedale, asl, supermercato, palestra, ecc.); per i minori è stato sviluppato un kit che tiene conto degli interessi dei ragazzi adolescenti e dei loro tipici luoghi di aggregazione (musica, sport, lettura, ecc.), mentre per gli uomini che necessitano di una prima formazione professionale i kit messi a disposizione dei docenti e dei corsisti sono focalizzati sul lessico specifico di alcune professioni (cucina, cura del verde, salone di parrucchiere, meccanico, ecc). Considerato il basso livello di competenza linguistica e scolarità degli studenti coinvolti, una caratteristica innovativa dei kit è senza dubbio la dimensione verbo-centrica dei materiali linguistici proposti, ovvero la centralità dell’elemento verbale, la cui importanza viene costantemente sottolineata, anche graficamente, nelle schede osservative e nei giochi linguistici che chiudono ogni unità. I materiali creati, oltre a essere disponibili in versione cartacea, sono presenti online sotto forma di un Padlet, una lavagna virtuale alla quale i docenti dei vari corsi possono avere libero accesso via web.

 

Qual è stato finora l’impatto del progetto sul territorio?

Nella sua proposta iniziale sono stati previsti 60 corsi distribuiti su tutto il territorio piemontese che coinvolgessero circa 70 donne vittime di gravi forme di violenza, circa 30 donne madri singole con figli e circa 50 donne vittime di tratta. Inoltre, il progetto prevede di formare 100 minori stranieri e 240 analfabeti, tra donne e uomini, di età compresa tra i 19 e i 45 anni. Essendo stato prorogato il termine del progetto (inizialmente previsto per marzo 2018), la sperimentazione può dirsi tuttora in corso: pur avendo constatato il coinvolgimento positivo degli allievi durante i vari corsi attivati sul territorio regionale, non siamo ancora tuttavia in grado di trarre conclusioni definitive sui risultati ottenuti.

 

Per approfondire: