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21 marzo 2018

Fiume, primo Novecento: l’innovativa didattica dell’italiano di Gemma Harasim, moglie di Lombardo Radice

La Harasim non è stata solo la moglie del grande pedagogista: con il suo metodo per l'insegnamento dell'italiano ha dimostrato di essere un'insegnante intraprendente e ben calata nel suo contesto

di Redazione

Nei primi anni del Novecento, nella multilingue Fiume, sua città di origine, Gemma Harasim fu capace di mescolare l’insegnamento dell’italiano con una didattica innovativa basata sulla paziente comparazione fra dialetto e lingua. La Harasim ha grandi meriti negli studi didattici e pedagogici: l’obiettivo del lavoro di tesi di Silvia Cannizzo, laureanda magistrale in Filosofia del Linguaggio all’Università “La Sapienza” di Roma e autrice di questo articolo, è proprio quello di restituire dignità e giusto peso scientifico alla figura di questa studiosa, per ricordarla con un ruolo che va oltre al suo essere stata moglie, confidente e assistente del grande pedagogista Giuseppe Lombardo Radice.

 

Ritratto di Gemma Harasim, 1909. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.

Gemma Harasim intraprese gli studi a Gorizia, dove iniziò la carriera di maestra, dimostrando fin da subito spiccate capacità pedagogiche e didattiche e facendosi notare per la novità nell’impostazione dell’insegnamento dell’italiano [1], tanto da decidere di mettere per iscritto le sue idee in un volumetto dal titolo Sull’insegnamento della lingua materna [2], successivamente rielaborato e ridato alle stampe nel 1914 con il titolo Lingua materna e intuizione.

Gemma Harasim sosteneva fermamente che lo studio mnemonico della grammatica non fosse di aiuto all’apprendimento della lingua per il bambino, ma anzi, nei primi momenti, di impaccio. La sua proposta era quella di fare lingua attraverso situazioni comunicative che i bambini via via potevano scoprire e vivere attraverso esercizi interattivi, fondati direttamente sulla lingua materna, loro dialetto nativo. Il dialetto, in altri termini, doveva esser preso come punto di riferimento per acquisire la struttura della lingua.

Alla base di questa convinzione vi è innanzitutto la sua prima esperienza di vita nella sua città di origine, Fiume, in cui convivevano diverse etnie e lingue e in cui lei fece le sue prime esperienze di educatrice. Nella vita di tutti i giorni in città e nella scuola, la Harasim si confrontava con bambini provenienti da mezza Europa: il porto di Fiume era infatti all’epoca punto di partenza e di ritorno per tanti lavoratori e padri di famiglia.

Le famiglie miste e soprattutto la convivenza di tutte queste lingue, culture, popoli, furono la palestra di vita con cui la Harasim saggiò il suo metodo educativo, maturando la convinzione che il multilinguismo, di cui erano intrisi i bambini e le bambine, fosse un modo intuitivo per conoscere la grammatica e quindi le regole della lingua prima ancora dell’apprendimento normativo della lingua stessa.

L’italiano veniva così acquisito attraverso una sistematica comparazione fra dialetto e lingua, in un paziente confronto degli usi della lingua con quelli del dialetto e delle altre lingue con quelli dell’italiano, cosicché gli alunni potessero apprendere le regole più grazie all’orecchio che alla memorizzazione e alla ripetizione di formule astratte [3].

La grammatica pratico-comparata della Harasim prevedeva che la maestra fosse a conoscenza della grammatica italiana, ma che rinunciasse a esporla in forma normativa, mediandola invece attraverso esercizi diversi per ogni bambino, a seconda che la lingua materna parlata fosse un dialetto o un’altra lingua e portando così i bambini a conoscere naturalmente la lingua nazionale. Solo in un secondo momento, quando questo primo approccio alla lingua fosse stato appreso dai fanciulli, si sarebbe proseguito con l’insegnamento della grammatica nelle classi successive.

 

Gemma Harasim, breve biografia

Gemma Harasim, nata a Fiume il 15 luglio 1876, figlia di Venceslao, capitano marittimo di lungo corso di origine boema, e di Antonia Lucich. Compiuti gli studi magistrali, Gemma lavorò come insegnante nella scuola cittadina e nel 1906 pubblicò Sull’insegnamento della lingua materna, testo che inviò a Benedetto Croce il quale le offrì la possibilità di entrare in contatto con il pedagogista Giuseppe Lombardo Radice, suo futuro marito.

Nel 1908 la Harasim scrisse per Nuovi Doveri alcuni articoli, mentre negli anni accademici 1907-1909, fruendo di una borsa di studio, visse a Firenze frequentando i corsi universitari. Qui si legò al gruppo de La Voce e, tornata nella città natale, scrisse e inviò al giornalista e scrittore Giuseppe Prezzolini, per tale rivista, le Lettere da Fiume, in cui presentava la situazione della zona del Quarnaro, caratterizzata dalla particolare compresenza delle tre diverse culture italiana, croata e ungherese. Dopo il matrimonio con Lombardo Radice avvenuto nel 1910, la Harasim collaborò con il marito nella sua elaborazione pedagogica, senza mai rinunciare all’espressione delle proprie idee.

Nel Fondo Lombardo Radice dell’Archivio Storico Indire sono conservati documenti, lettere e fotografie di Giuseppe Lombardo Radice e, contestualmente, di Gemma. Il materiale è stato donato all’ente nel 1982, in seguito alla morte di Lucio Lombardo Radice, figlio di Giuseppe e Gemma. A quanto già in possesso si sono aggiunti, nel corso del 2003 e poi del 2009, ulteriori documenti provenienti sempre dalla famiglia Lombardo Radice. Tutto il materiale è adesso riordinato e munito di un dettagliato elenco di consistenza.

 

Gemma Harasim con alcuni alunni, 1909-1910, Fiume. Archivio Storico Indire, Fondo Giuseppe Lombardo Radice.

 

[1] N. Sistoli Paoli, Gemma Harasim: l’impegno educativo. Antologia di scritti su cultura, scuola, famiglia, Roma, Aracne, 2009, p. 16.
[2] G. Harasim, Sull’insegnamento della lingua materna, ottobre 1906, Fiume, Tipografia artistica di Arturo Novak.
[3] S. Gensini, Gemma Harasim e l’educazione al linguaggio, “Sapienza”, Università di Roma, Dipartimento di Filosofia, pp. 5-6.

 

Articolo di Silvia Cannizzo

 

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