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Ricerca e innovazione per la scuola italiana

indireinforma

5 aprile 2018

Un laboratorio sull’educazione allo sviluppo sostenibile

Spunti per contenuti e metodologie utili nei laboratori formativi per l'anno di formazione

di Isabel de Maurissens, Maria Chiara Pettenati

Il 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs, nell’acronimo inglese), articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. Si tratta di un evento storico, sotto diversi punti di vista, che manifesta la chiara insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Tutti i Paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo e l’umanità su un sentiero sostenibile. Ciò vuol dire che ogni Paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando i risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato e globale.

L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e i centri di ricerca agli operatori dell’informazione, della cultura e dell’educazione.

 

obiettivi per lo sviluppo sostenibile

 

Attività da svolgere prima dell’avvio del laboratorio

L’attività introduttiva da svolgere consiste in due brevi passaggi:

  1. La visualizzazione del breve video [1] di circa 6 minuti preparato appositamente come introduzione al laboratorio;
  2. La scelta di un Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (o SDG) [2] più vicino ai propri interessi personali, esperienze, aspirazioni ecc., attraverso il quale presentarsi in apertura dell’incontro (“Ho scelto questo goal perché…”).

Inoltre sono disponibili anche materiali in auto-formazione sull’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, messi a disposizione attraverso l’ambiente Indire Neoassunti 2017/2018 [3].

 

Cos’è un laboratorio “adulto” (tra adulti)?

Questa tipologia di laboratorio, della durata di 3 ore, proposto in 4 tematiche, costituisce uno dei capisaldi del modello dell’anno di formazione e prova (art. 8 DM 850/2015). In particolare, il Laboratorio sull’educazione allo sviluppo sostenibile è proposto quest’anno per la prima volta (CM 33989 del 2/8/2017) in ragione del Piano sull’educazione allo sviluppo sostenibile, siglato da Miur – Asvis nel luglio del 2017 [6].

È un laboratorio “bonsai”, ovvero una versione miniaturizzata di un evento da caratterizzare fortemente come stimolo culturale, come occasione di professionalizzazione della formazione dei docenti, applicando un forte raccordo tra teoria e pratica.

Il segreto del successo di questi laboratori consiste in una progettazione che faccia sì che ciò che si apprende dal punto di vista teorico sia effettivamente mobilitabile in contesto reale, nell’atto concreto dell’insegnamento, e che l’esperienza pratica diventi essa stessa risorsa di formazione per il docente, invitando alla riflessione, all’esplicitazione delle proprie pratiche, alla riorganizzazione della propria azione, superando eventuali limiti iniziali.

 

Il metodo della “photo elicitation”

Dopo aver richiamato molto brevemente i contenuti del video introduttivo (che i docenti in genere hanno visto), si inizia un giro di tavolo durante il quale ciascuno si presenta attraverso un goal preferito, purché scelto d’istinto, d’intuizione, senza riflettere troppo a lungo. È questo un momento estremamente prezioso, durante il quale si comincia a sciogliere il ghiaccio iniziale attraverso il calore delle esperienze personali, che iniziano ad avvicinarci ai 17 Goal.

Riscaldati da questa ricchezza di storie, che ci portano tanto velocemente quanto inaspettatamente già vicini a obiettivi globali apparentemente inarrivabili, entriamo alla prima fase della metodologia visuale [7] che costituisce il fil rouge di questo laboratorio: approfondiamo la conoscenza degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso la scelta di immagini. Questa fase del metodo si chiama photo elicitation [7].

Da un mazzo di cartoline sparse su un grande tavolo, raffiguranti bellissimi dipinti di Jean Michel Folon, si chiede ai docenti di sceglierne una che rappresenta un Goal, e di muoversi nella stanza, ove prima dell’incontro sono stati affissi alle pareti i 17 pannelli-Goal, in direzione del pannello colorato relativo al Goal scelto. Ai docenti, che si troveranno quindi sotto un pannello di un dato Goal con in mano una cartolina, in prossimità di altri docenti che verosimilmente recano in mano una cartolina diversa per lo stesso Goal, viene chiesto di confrontarsi e di raccontarsi ciò che vedono in quelle immagini, motivando il collegamento con il Goal. Inizia così un brioso momento di scambio e di approfondimento, che usa le immagini come stimolo per vedere significati e concetti che spesso lo sguardo non aveva colto.

Questo momento di condivisione si conclude facendosi ispirare dal paragrafo 7 della risoluzione ONU del 25 settembre 2015, che narra i 17 Goal: “Noi immaginiamo un mondo…” [8, pag. 3].

 

Entrare nel merito di Agenda 2030

Conclusa questa fase iniziale, in cui abbiamo avvicinato gli ambiziosi temi dell’Agenda 2030 usando le ancore personali, viene proposta ai corsisi una breve lezione di massimo 30 minuti, focalizzata sul tema “L’Italia e gli SDG”, che ha l’obiettivo di rappresentare – anche attraverso alcuni dati – la situazione italiana rispetto al raggiungimento dei 17 Goal. Uno specifico approfondimento è in questa parte dedicato al Goal 4, “Istruzione di qualità”, in ragione del quale sono stati istituiti anche questi laboratori. È questo il momento – spesso beneficamente controverso – in cui ci si accende il dibattito, e ci interroghiamo su cosa voglia dire raggiungere i 10 Target [9] in cui è articolato il Goal 4, e su quali indicatori statistici siano designati come buoni a misurarlo, e se questi restituiscano effettivamente la fotografia corretta di progresso che il nostro Paese – apparentemente – mostra in questo ambito negli ultimi anni [10].

L’ultima parte del laboratorio è dedicata al lavoro progettuale da avviare individualmente o – come più spesso accade – in gruppo, e da consegnare successivamente, una volta completato, per la validazione che come esperti siamo chiamati ad esprimere a conclusione di questi laboratori. Quest’attività è centrata sulla seconda fase della metodologia di analisi visuale (denominata native image making), in cui chiediamo ai docenti di produrre o scegliere un’immagine, che costituisca il punto di partenza per una progettazione didattica da portare nella loro classe. Nel chiedere lo sforzo di una produzione prima di tutto non testuale, ma visuale (il testo viene dopo, come didascalia e come articolazione, anche molto schematica, di una progettazione didattica), vogliamo stimolare un approfondimento che incoraggia a rappresentare il punto di vista personale del docente nei confronti del Goal. In tal maniera i docenti sono spinti a riflettere su ciò che per loro è scontato, affinché possano renderlo comprensibile ad altri attraverso le immagini da loro prodotte. D’altra parte, chi vedrà l’immagine insieme al docente – gli alunni –, si ritroverà ad analizzare il fenomeno attraverso gli occhi dell’educatore, che partirà da lì per guidarli in un percorso di costruzione della conoscenza.

 

Al termine del laboratorio in presenza

L’incontro si chiude con la raccolta di messaggi e frasi lasciati con dei post-it su cartelloni in prossimità dell’uscita dell’aula, a sottolineatura di un momento in qualche modo caratterizzante dell’incontro, e di un guadagno conseguito durante questa breve, ma intensa esperienza di laboratorio. Al link in nota sono disponibili materiali e documenti utilizzati per la progettazione e lo sviluppo del laboratorio [11].

La “sostenibilità” come occasione di formazione in servizio

Il laboratorio sull’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, proposto quest’anno per la prima volta attraverso un’indicazione normativa apparentemente calata dall’alto, e che poteva suscitare in principio dubbi e perplessità in merito all’efficacia, rivela invero tutto il suo potenziale. Emerge così come la cornice dell’Agenda 2030 possa costituire riconoscibilmente un piano d’azione per la gente, il pianeta e la prosperità, invitando a muovere azioni coraggiose e trasformative che sono urgentemente necessarie per portare il mondo su un sentiero di sostenibilità e resilienza [12], proprio a partire dalla scuola.

L’impianto didattico proposto con questo laboratorio, centrato sull’applicazione della metodologia visuale, mira a legare l’esperienza del laboratorio all’innovazione didattica, mettendo in pratica un approccio di ricerca e sperimentazione.

Gli incontri ci mostrano che esistono molti sentieri già percorsi, storie di donne e uomini che, spinti dalla necessità o dalla voglia di vivere in un modo diverso, più autonomo e sostenibile, hanno trovato soluzioni coraggiose e contagiose per i problemi dell’umanità e del pianeta. L’Agenda 2030 si rivela un quadro concettuale solido e utile, dal quale trarre ispirazione per costruire una piattaforma per il futuro dell’Italia e del mondo [12], anche e specialmente a partire dalla scuola.

Qualora vi cogliesse il dubbio sull’utilità del vostro agire in classe a favore di questa “utopia sostenibile”, tenete a mente le parole citate dal professore emerito Vincenzo Balzani, nel corso della lezione magistrale tenuta per l’incontro di accoglienza per docenti neoassunti a Bologna [15]: “Agisci sempre come se le tue azioni facessero la differenza. La fanno. (William James, 1842-1910)”.

Le ricercatrici Indire Isabel de Maurissens e Maria Chiara Pettenatihanno pubblicato questo articolo sulla rivista online Scuola 7 n.83 del mese di marzo.

 

 

[1] Pettenati, de Maurissens, Video introduttivo ai Laboratori: https://www.youtube.com/watch?v=zQBSNwv-sz4
[2] http://asvis.it/goal-e-target-obiettivi-e-traguardi-per-il-2030/
[3] http://neoassunti.indire.it/index.php?action=svilupposostenibile
[4] G.R. Mangione (2017), Il Laboratorio nel curricolo formativo dei neoassunti: http://ojs.pensamultimedia.it/index.php/siref/article/view/2626/2330
[5] G.R. Mangione, M.C. Pettenati, Linee guida per la progettazione dei Laboratori formativi. Incontri referenti territoriali Anno di formazione e prova 2017/2018: https://www.youtube.com/watch?time_continue=9&v=CQxngYrPnzw
[6] M.P. Bettini, Agenda 2030 e sviluppo sostenibile, Scuola7 n. 81
[7] de Maurissens, I. Losacco, G., L’analisi visuale come strumento di sviluppo professionale per la dirigenza scolastica. MED; Media e Ricerca, maggio 2016 http://riviste.erickson.it/med/wp-content/uploads/4_MED-Maggio_2017.pdf
[8] Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile par. 7 A/RES/70/1: http://asvis.it/public/asvis/files/Agenda_2030_ITA_UNRIC.pdf
[9] http://asvis.it/goal4/i-target/
[10] http://asvis.it/public/asvis/files/CS21218DEF.pdf
[11] https://www.symbaloo.com/mix/svilupposostenibile
[12] E. Giovannini (2018), Utopia Sostenibile, Ed. Laterza.
[13] INDIRE Laboratori e Visite, Indicazioni per la Compilazione: http://neoassunti.indire.it/2018/files/indicazioni_laboratori_visite.pdf
[14] INDIRE Attività Didattiche, indicazioni per la Compilazione: http://neoassunti.indire.it/2018/files/indicazioni_attivita.pdf
[15] V. Balzani, Custodire il pianeta Terra: energia, risorse, ambiente, Bologna 5 dicembre 2017: http://w.bo.istruzioneer.it/formazioneneoassunti/wp-content/uploads/sites/3/2017/12/Custodire-il-pianeta-Terra-energia-risorse-ambiente.pdf
[16] Gruppo Facebook Educazione allo Sviluppo Sostenibile: https://www.facebook.com/groups/524413711267384