LE SUBORDINATE AVVERBIALI
[Temporali] [Causali] [Finali]
[Consecutive] [Condizionali] [Concessive]
[Avversative]
[Comparative]
[Modali] [Strumentali] [Esclusive] [Eccettuative] [Limitative] [Aggiuntive]
Le subordinate avverbiali arricchiscono la reggente, svolgendo la stessa funzione dei
complementi indiretti e degli avverbi.
Restaurando il palazzo è stato scoperto un affresco
Durante il restauro del palazzo è stato scoperto
un affresco.
Le subordinate avverbiali comprendono:
| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Ho salutato Gianni prima di partire.
Le proposizioni temporali, come dice il loro nome, servono ad esprimere un rapporto di tempo. Esse rispondono infatti
a una di queste domande: quando...? per quanto tempo...? da quanto tempo...? fino a
quando...?
Considera lo schema che apparirà cliccando sul pulsante:
Se analizziamo la proposizione temporale che figura nell'esempio, vediamo che essa è costituita di due elementi:
Possiamo allora illustrare in questo modo il funzionamento della proposizione temporale:
Comprendiamo chiaramente dallo schema che l'azione di salutare, nel nostro esempio,
precede nel tempo l'azione di partire. Prima, dunque, si saluta, poi si parte.
Dunque, la proposizione temporale serve ad indicare quando avviene
il fatto presentato nella reggente, mettendolo in una certa relazione di tempo con un
altro fatto, presentato nella subordinata.
Nell'esempio precedente, il fatto espresso nella principale avveniva prima di quello espresso nella subordinata. Ma in altri casi, esso può avvenire contemporaneamente o dopo. Possiamo distinguere, perciò, tre fondamentali rapporti di tempo espressi dalle temporali:
| prima | + | subordinata temporale | poi | + | reggente |
| prima | ascolta la radio | poi | cena |
Per essere sicuro di
trovarti di fronte a un rapporto di contemporaneità, puoi riscrivere le frasi che stai
esaminando inserendo fra reggente e subordinata temporale l'espressione nello stesso
tempo in cui. Ad esempio:
Ascolta la radio nello stesso tempo in cui cena.
La contemporaneità fra fatto principale e fatto di riferimento è spesso soltanto approssimata. In molti casi, il significato è infatti di «un istante dopo», più che di una effettiva simultaneità, come si vede nell'esempio: Quando lo vide, restò sorpreso. Per evidenziare che vi è una vera e propria simultaneità, si usano le locuzioni nello stesso momento in cui, proprio nell'istante in cui.
| prima | + | subordinata temporale | poi | + | reggente |
| prima | cena | poi | ascolta la radio |
Si è detto che nella principale e nella temporale sono indicati
dei fatti, che stanno in una certa relazione di tempo, possono
essere momentanei oppure durativi. Ad esempio:
| durativo | momentaneo | |
| Mentre lavorava nell'orto | , | udì un rumore. |
I fatti riportati nella reggente e nella subordinata possono avere la
stessa qualità temporale (sono entrambi momentanei o entrambi durativi), o qualità
temporale diversa. Ne risultano differenti combinazioni, come si vede qui sotto:
| REGGENTE | SUBORDINATA TEMPORALE | ||
| (momentaneo) | Depose l'ombrello | nel momento in cui entrò | (momentaneo) |
| (durativo) | Stava leggendo | quando suonarono alla porta | (momentaneo) |
| (momentaneo) | Entrò nella sala | mentre ballavano | (durativo) |
| (durativo) | Luca scriveva | mentre Paola leggeva | (durativo) |
| (durativo) | Esitava a lungo | prima di tuffarsi | (momentaneo) |
| (momentaneo) | Dopo aver sparato | si tormentò per molti giorni | (durativo) |
La diversa natura temporale dei fatti non pone problemi, comunque, per
quanto riguarda l'accertamento dei rapporti di anteriorità, posteriorità e
contemporaneità. Difatti:
| fatto momentaneo | fatto durativo | ||
| entrò | |
ballavano |
Qualche incertezza può nascere quando al proposizione temporale
è introdotta da finché, sino a che, fin quando, da, da quando. In
generale, in questi casi, possiamo riconoscere delle relazioni di contemporaneità, come
si illustra qui sotto.
Oltre ad essere momentaneo o durativo, un fatto può anche
presentare un'altra caratteristica temporale: avvenire una sola
volta (singolativo) o ripetersi più volte nel tempo (iterativo). Ad esempio: Quando
il commissario uscì, si misero a chiacchierare. (singolativo:
avviene una volta sola)
Quando il capufficio usciva, si mettevano a chiacchierare. (iterativo:
si ripete in una serie di occasioni simili)
Le proposizioni temporali si presentano in svariate forme, a seconda della relazione di
tempo che esprimono.
Le proposizioni temporali possono esprimere un argomento principale, quando
l'indicazione di tempo è richiesta dal verbo. Ad esempio:
| che cosa inizierà? | quando? | |
| La gara automobilistica | inizierà | non appena cesserà la pioggia |

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
La strada è interrotta perché stanno facendo
dei lavori.
La proposizione causale è una proposizione dipendente che indica la causa di ciò che è descritto nella reggente. Ha perciò
la stessa funzione del complemento di causa.
Se nella proposizione causali si indica a causa, nella reggente si
indica l'effetto o la conseguenza, ossia ciò che succede come risultato di quella
causa.
causa
provoca
effetto
Quello rappresentato è l'ordine logico «naturale» degli avvenimenti. La causa, infatti, viene sempre prima del suo
effetto, che è quanto essa provoca. Nella costruzione del periodo, però, quest'ordine di successione può anche essere capovolto, come si è
accennato all'inizio. Se si vuole evidenziare soprattutto l'effetto,
si comincia dalla causa, ponendo l'effetto in posizione finale (è questa di solito
la posizioni più informatica della frase). Se invece si vuole
evidenziare soprattutto la causa, si inizia dall'effetto, emettendo dopo la causa.
| meno importante | più importante |
| La strada è interrotta | perché stanno facendo dei lavori. |
Le proposizioni causali, dunque, possono
seguire o precedere la reggente. Qualche volta, esse
risultano anche «incastrate» dentro la reggente, come avviene in questo esempio:
L'albero, poiché soffiava un forte vento,
è caduto.
Le proposizioni causali possono essere esplicite o implicite.
Le proposizioni causali si attaccano in genere alla base di
un'altra frase, che le regge. Esse realizzano dunque degli argomenti aggiunti.

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Controllano tutti i documenti perché
non entrino dei clandestini.
La proposizione finale serve per indicare lo scopo o il fine per cui
avviene ciò che si indica nella reggente.
Ma che cos'è uno scopo? Possiamo definirlo come incerto risultato che ci si propone di ottenere attraverso una determinata
azione. Questa, dunque, è il mezzo per conseguirlo, e deve verificarsi prima. Solo
in seguito sarà possibile realizzare lo scopo, che si colloca, pertanto, nel futuro.
Possiamo così schematizzare questa relazione logica.
| mezzo |
| controllano i documenti |
| Avrà come risultato |
| scopo |
| non entrano i clandestini |
La proposizione finale assomiglia per vari aspetti
alla proposizione causale e, talvolta, può essere confusa con essa. In entrambi i
casi, difatti, si presenta la ragione o il motivo per cui si fa qualcosa. Vi è tuttavia
la possibilità di distinguere chiaramente, nella maggior parte dei casi, le due
situazioni.
Ho aiutato Teresa perché non ce la faceva.
(proposizione causale)
Ho aiutato Teresa perché ce la facesse.
(proposizione finale)
Possiamo notare queste differenze:
Nel secondo caso, si indica il fine per cui chi parla ha aiutato Teresa. Il fine è un fatto che non è ancor successo, e che potrà verificarsi soltanto dopo che sarà avvenuto quanto è indicato nella reggente.
Le proposizioni finali possono essere esplicite o implicite.
Il soggetto nascosto della subordinata implicita, come al solito, deve essere lo stesso
della reggente. Spesso la finale implicita si completa con una oggettiva (che ha un
diverso soggetto). Ad esempio:
| p. finale | p. oggettiva | |
| L'ho pregato a lungo | per ottenere | che rimanga |
Le proposizioni finali si attaccano alla base di
un'altra frase che la regge. Esse esprimono pertanto,
in questi casi, degli argomenti aggiunti. La base da cui
dipendono può essere quella della frase madre o quella di un'altra proposizione
subordinata. Le proposizioni finali, però, si possono attaccare anche a un nome. In
questi casi, esse svolgono un ruolo di determinazione, indicando ciò a cui serve una
certa cosa o persona.

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Paola sembra così severa che tutti
la temono.
La proposizione consecutiva indica un fatto che è la conseguenza o
l'effetto di un altro fatto, espresso nella reggente. La relazione logica fra
reggente e subordinata è dunque molto simile a quella che troviamo quando è presente una
proposizione causale. Mettendo; però una consecutiva al posto della
proposizione causale, la reggente e la dipendente si scambiano le parti: la causa
stavolta viene messa nelle reggente, l'effetto nella subordinata. Si tratta, alla fine, di
un modo diverso di presentare la medesima relazione fra due fatti.
Osserva lo schema che apparirà cliccando sul pulsante.
Le proposizioni consecutive possono essere in forma esplicita e implicita.
| Paola sembra così severa che tutti la temono. | così specifica l'aggettivo con cui forma un predicativo del soggetto |
La consecutiva può essere introdotta talvolta da
congiunzioni come talché, sicché, cosicché, in cui si fondono insieme, in
una sola parola, l'antecedente e il che. Ad esempio:
Anna non mangia, cosicché dimagrisce a vista d'occhio.
Nelle consecutive esplicite, il verbo è di solito all'indicativo.
Si ha talvolta il congiuntivo, quando la conseguenza indicata
non è certa, ma rappresenta soltanto una possibilità (può avvenire, ma anche non
avvenire), o è del tutto impossibile.
Fate in modo che nessuno ci veda.
(non è sicuro che nessuno ci vedrà)
Si trova talora il condizionale. Esso viene impiegato di solito quando vi
è una condizione «nascosta», come mostra l'esempio:
È così disponibile che aiuterebbe chiunque.
(se glielo chiedessero)
Solo in alcuni casi (quando sono introdotte da talché, cosicché, ecc.) le proposizioni consecutive dipendono direttamente dalla base della frase
che le regge, così da costruire un argomento aggiunto. Più spesso, esse si
attaccano all'avverbio tanto, talmente, ecc., sia quando esso forma, da solo, un
complemento di modo sia quando si appoggia ad un nome o a un aggettivo.
Queste proposizioni debbono seguire, in tutti i casi, il pezzo da cui dipendono.

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Se vengo a Roma ti vengo a trovare.
Nell'esempio, puoi notare che nella condizionale si indica un certo
fatto, che è la condizione necessaria perché possa verificarsi un altro fatto, espresso
dalla reggente. Difatti:
solo se vengo a Roma avverrà che ti venga a trovare.
I fatti ipotizzati si possono svolgere in tutti i tempi:
possono verificarsi nel presente, nel passato oppure nel futuro. In tutti i casi,
comunque, non si tratta di un fatto certo: esso è presentato invece come una ipotesi, una
supposizione, che può essere più o meno probabile.
Da questo fatto, però, dipende il secondo: se il primo (che
chiamiamo CONDIZIONE) risulterà vero (ossia corrispondente
alla realtà), allora risulterà vero anche il secondo (che
chiamiamo CONSEGUENZA). Se, al contrario, il primo non risulterà vero, neppure il secondo
potrà esserlo.
Possiamo dire perciò che la frase condizionale risponde alla
domanda, formulata a partire dalla frase reggente «a quale condizione può risultare
vero?».
È evidente da quanto si è letto che vi è un legame molto stretto fra ciò che si dice
nella subordinata e ciò che si dice nella reggente.
Per questo, tradizionalmente, l'insieme della
condizionale e della sua reggente è chiamato periodo ipotetico.
Possiamo dare questa schematizzazione generale del periodo ipotetico (clicca sul pulsante
per vederlo):
Dunque, il periodo ipotetico è un costrutto in cui
si esprime una relazione fra una condizione (l'ipotesi) e una conseguenza, che assume la
forma:
se è vero X, allora è vero anche Y .
Le proposizioni condizionali possono essere esplicite o implicite.
Il periodo ipotetico è una costruzione piuttosto complessa, che può assumere diversi aspetti. In particolare si distinguono tre tipi di periodo ipotetico a seconda di come si presenta l'ipotesi nella condizionale.
In certi casi, l'ipotesi non è soltanto assai probabile, ma sicuramente vera, come nella frase: Se la balena è un mammifero, allora allatta i suoi piccoli. Che la balena sia un mammifero non è una supposizione che deve essere verificata, ma è un dato sicuro e a tutti noto. La congiunzione se, perciò, vuol dire qui «dato che», «dal momento che»,e non «qualora fosse vero che».
Quella
che abbiamo considerato, però, è soltanto una delle forme
grammaticali in cui si presenta il periodo ipotetico dell'irrealtà. Possiamo
distinguere, difatti, tre casi:
Riassumiamo in una tabella i vari modi in cui si realizza il periodo
ipotetico.
| CONDIZIONALE (protasi) |
REGGENTE (apodosi) |
||
| REALTÀ | indicativo se studia se lo disse |
indicativo sarà promosso fece bene |
|
| POSSIBILITÀ | cong. imperfetto se partissi |
cond. presente ti avvertirei |
|
| IRREALTÀ | condizionale e reggente riferite al passato |
cong. trapassato se fosse stato falso |
cond. passato me ne sarei accorto |
| condizionale e reggente riferite al presente |
cong. imperfetto se fosse falso |
cond. presente me ne accorgerei |
|
| condizionale riferito al presente/passato, reggente riferita al passato |
cong. imperfetto se fosse avaro |
cond. passato non gli avrebbe fatto quel prestito |
|
Le proposizioni condizionali si attaccano alla
base di un'altra frase, che fa loro da reggente: realizzano perciò degli argomenti
aggiunti. La base alla quale si agganciano può essere quella della
frase madre o quella di un'altra subordinata.
va osservato che alle condizionali non corrisponde nessun complemento. SI incontra però,
talvolta, la costruzione «in caso di + nome», che ha una funzione simile.

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Nonostante fosse stato installato un sofisticato
impianto d'allarme, la villa è stata svaligiata dai ladri.
Le concessive hanno un funzionamento abbastanza complesso, che richiede un'attenta
riflessione.
Consideriamo l'esempio proposto. Possiamo spiegare ciò che si vuol far capire con questa
frase nel modo seguente: è stato installato nella villa un sofisticato impianto
d'allarme; perciò ci si aspetta che i ladri siano impediti dall'entrarvi; in questo caso,
però, le cose non vanno così: i ladri, difatti, si introducono lo stesso nella casa
svaligiandola.
Come vedi, si tratta di un ragionamento che comprende diversi passaggi, alcuni dei quali
però non sono espressi chiaramente nel periodo, ma vanno invece ricavati. Vediamolo
meglio nello schema seguente, in cui la parte centrale racchiusa dalla linea tratteggiata
è quella che rimane «nascosta».
In conclusione: nella proposizione concessiva si esprime un certo fatto che crea l'attesa ci certe conseguenze; queste però vengono negate, proponendo nella reggente un effetto del tutto contrario. Ciò che si afferma nella reggente, insomma, avviene «a dispetto» di ciò che si dice nella concessiva. Quest'ultima, dunque, "concede". ammette un fatto, che però, nella circostanza in cui si parla, non ha più efficacia.
Le proposizioni concessive possono essere esplicite o implicite.
Le proposizioni concessive, come mostra la direzione delle frecce negli esempio iniziali, si attaccano alla base di un'altra frase che le regge. Costituiscono perciò la realizzazione di un argomento aggiunto. La base alla quale si agganciano può essere quella della frase madre. Puoi osservare che le concessive si collocano sia prima della frase da cui dipendono, sia dopo.

| Principale |
| Coordinata |
| Subordinata |
Ha voluto andare al cinema mentre io avrei
preferito starmene a casa.
Le proposizioni avversative indicano una situazione opposta a quella
espressa nella reggente.
Queste proposizioni si possono trovare:
Le avversative hanno un equivalente nel complemento di sostituzione.
