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Editoriale del 22 Aprile 2016

L’editoriale

di Giovanni Biondi

Educare all’ambiente è un compito solo apparentemente semplice! Troppo spesso si pensa debba essere riferito a una materia – biologia o scienze della terra – ma in realtà non è una disciplina in più da studiare né esiste un libro di testo da adottare all’inizio dell’anno. L’ambiente è prima di tutto un ambito da osservare e da comprendere; rappresenta il laboratorio più vario, disponibile e accessibile, certamente quello più stimolante per gli studenti.

Siamo immersi nell’ambiente. Ogni scuola ha accanto a sé un fiume, una spiaggia, una montagna, ma anche semplicemente un’area della città che subisce le modificazioni del clima, le offese dell’inquinamento e si trasforma progressivamente. È uno spazio di studio formidabile, questo, dove il rapporto causa-effetto delle stagioni, della presenza dell’uomo o di un semplice acquazzone è immediatamente verificabile.

Proporre agli studenti l’indagine, attraverso testimonianze dirette o vecchie foto, delle trasformazioni della zona in cui vivono, significa mettere davanti ai loro occhi la prova di come i comportamenti dei singoli possano incidere, in maniera negativa o positiva, sull’ambiente. Certo, per analizzare e capire come tutto questo sia avvenuto, e quindi come si possa difendere il mondo che ci circonda, è necessario l’approfondimento disciplinare.

L’indagine dell’ambiente diventa allora un compito di realtà, un modo per sperimentare direttamente le proprie conoscenze, per avviare un reale percorso di ricerca. Portare gli studenti a vivere in modo consapevole l’ambiente, in questo senso, rappresenta un obiettivo e una straordinaria opportunità per la scuola. Lo studio dell’ambiente attraverso le competenze scolastiche, dunque, ma anche l’educazione ambientale come esercizio di cittadinanza attiva, devono necessariamente tradursi in comportamenti individuali responsabili da parte di ciascuno di noi. Oggi sappiamo che una piccola parte del mondo consuma da sola e in maniera compulsiva risorse preziose per la sopravvivenza del pianeta. È un tema importantissimo, al centro di numerosi summit mondiali, che deve uscire dalle sale riunioni dei grandi della terra e scendere nella società, tra i banchi di scuola, nelle riflessioni che gli educatori portano ai ragazzi.

È necessario un cambio di rotta. Ce lo dicono i dati sulla Co2, quelli sui cambiamenti climatici, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai, l’esaurimento delle fonti fossili. Riuscire nell’obiettivo di rendere comprensibili e familiari questi temi anche ai giovani, vuol dire incidere sui comportamenti dei singoli. È forse questa l’unica via di uscita che l’uomo ha. Solo facendo proprio il grande tema dell’ecologia intesa nella sua accezione più ampia, l’uomo ha la possibilità di disinnescare il countdown che ormai da decenni sembra portarci verso l’autodistruzione.

Si può certamente cominciare da azioni tangibili: la scuola può infatti adottare fin da subito soluzioni che aiutino l’ambiente: la raccolta differenziata, l’uso di sistemi e orari di riscaldamento e illuminazione sostenibili, ma anche la drastica riduzione dell’uso della carta. Immaginate per un momento che tutte le scuole d’Europa decidano di sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie adottando testi digitali: il risparmio sarebbe di migliaia di tonnellate di carta, intere foreste.

Oggi più che mai quella scritta voluta da Don Milani che giganteggiava nella piccola scuola di Barbiana “I care” assume un valore centrale nella vita di ciascuno di noi, nei comportamenti di tutti i giorni, come nelle grandi scelte.

Farsi coinvolgere da quello che avviene intorno a noi, pensare al futuro e non ignorare l’ambiente nel quale viviamo rappresenta uno dei valori che la scuola deve consegnare ai suoi studenti. I progetti europei documentati in queste pagine testimoniano dell’attenzione crescente verso un problema che coinvolge tutti noi, ma anche di una dimensione educativa fondamentale che richiama ognuno di noi alla consapevolezza e alla responsabilità.