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Articoli di Eurydice

Le competenze chiave a scuola in Europa: Sfide e opportunità delle politiche educative 12/12/2012

In Europa il concetto di “competenze chiave” ha acquistato sempre più importanza, nel corso degli ultimi anni, sia a livello di politiche educative che a livello di scuola. Le competenze chiave sono, infatti, ormai considerate come indispensabili affinché i giovani europei riescano a realizzarsi non solo a livello professionale, ma anche a livello personale.
Simona Baggiani
I paesi europei hanno compiuto significativi progressi nell’introduzione di queste competenze nei curricoli nazionali, a dimostrazione dell’impegno di rendere le competenze insegnate ai giovani a scuola più in linea con le esigenze della società odierna. Tuttavia, restano ancora molti nodi problematici da sciogliere, specialmente riguardo all’attuazione nella pratica dei curricoli riformati.

Il nuovo rapporto comparativo della rete Eurydice, Developing Key Competences at School in Europe: Challenges and Opportunities for Policy, sottolinea alcuni dei principali risultati e delle maggiori sfide per lo sviluppo delle competenze chiave nelle scuole dell’istruzione obbligatoria e dell’istruzione secondaria generale in 31 paesi europei (Stati membri dell’UE, Croazia, Islanda, Norvegia, e Turchia) per l’anno scolastico 2011/2012.

Tutti i paesi promuovono lo sviluppo delle competenze chiave

Se tutti i paesi europei hanno incoraggiato lo sviluppo delle competenze chiave a scuola, lo hanno fatto, però, con approcci diversi e a differenti livelli. Mentre un certo numero di paesi ha avviato strategie nazionali per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento di tutte le competenze chiave, altri si sono focalizzati solo su alcune di esse. Altri paesi non hanno ancora alcuna strategia nazionale mirata allo sviluppo di competenze chiave specifiche, anche se sviluppano, a livello centrale, iniziative coordinate per promuovere queste competenze. Iniziative su larga scala vanno dal partenariato scolastico alle campagne nazionali e hanno principalmente l’obiettivo di incrementare l’interesse degli studenti nell’area disciplinare in questione. Mentre riforme e azioni di miglioramento possono essere attuate senza una strategia, l’esistenza di un piano strategico di azione ha il vantaggio di definire chiaramente politiche e obiettivi per il miglioramento, e, insieme a un calendario definito per l’attuazione, può aiutare a determinare un cambiamento sostanziale.

Figura 1 (89.32 KB)- Esistenza di strategie nazionali per promuovere le competenze chiave nell’istruzione generale (istruzione primaria e secondaria), 2011/12

Curricoli sempre più basati sulle competenze e sull’uso di scale di rendimento

Tutti i paesi europei hanno riformato i propri curricoli nel corso degli ultimi dieci anni orientandosi verso un approccio basato sui risultati di apprendimento (learning outcomes). Ciò significa che invece di incentrarsi esclusivamente sul contenuto disciplinare che l’insegnante deve erogare, i curricoli contengono indicazioni che riassumono ciò che gli studenti sono tenuti a sapere, comprendere o essere capaci di fare in determinati momenti del processo di apprendimento di una disciplina. Per misurare i risultati degli studenti in queste competenze, un certo numero di paesi ha iniziato ad usare scale di rendimento. Tali scale, che fanno corrispondere determinati livelli di rendimento agli anni scolastici, diventano degli strumenti di pronto uso per gli insegnanti per valutare il lavoro degli studenti e il loro livello di competenza raggiunto. Il Quadro comune europeo di riferimento (QCER), sviluppato dal Consiglio d’Europa nel 2001, per esempio, sta diventando sempre più il principale strumento per valutare le competenze degli studenti nelle lingue straniere.

Le competenze di base e le competenze trasversali non ricevono la stessa attenzione

Le competenze chiave comprendono le competenze di base e quelle cosiddette trasversali. Mentre lo status delle competenze di base (lingua materna, matematica e scienze), insieme a quello delle lingue straniere, è ben consolidato, la promozione delle competenze trasversali (tecnologie dell’informazione, competenze civiche e di  imprenditorialità) stenta ad affermarsi. Ad oggi, molti paesi hanno riformato i loro curricoli per integrarvi le competenze trasversali, ma non sempre in modo coerente. Per esempio, in un terzo dei paesi, l’imprenditorialità non è esplicitamente riconosciuta nei documenti ufficiali di indirizzo a livello primario, mentre le competenze digitali sono indicate quasi ovunque a questo livello. Rispetto alle competenze di base, le competenze trasversali sono anche insegnate meno spesso come discipline a sé stanti. Sono infatti generalmente integrate in altre discipline o nel complesso del curriculum, per cui tutti gli insegnanti ne condividono la responsabilità in un approccio cross curricolare. Tuttavia, l’attuazione nella pratica rivela varie problematicità. Per esempio, l’integrazione delle competenze digitali in discipline come la matematica, le scienze, le lingue è sorprendentemente rara nei curricoli dei paesi europei. Un approccio cross curricolare richiede agli insegnanti non solo di cambiare il tradizionale approccio all’insegnamento, ma esige anche una maggiore collaborazione per sviluppare e concordare risultati di apprendimento specifici e usare metodi di valutazione appropriati.

Figura 2 (66.32 KB) - Integrazione delle competenze digitali, civiche e di imprenditorialità nei curricoli nazionali (dal livello primario al livello secondario superiore), 2011/12

La valutazione delle competenze digitali,  civiche e di imprenditorialità resta ancora una sfida

Solo attraverso la valutazione degli studenti possiamo capire se ciò che è stato insegnato è stato anche appreso. Una valutazione adeguata può pertanto svolgere un importante ruolo non solo nella verifica delle conoscenze degli studenti, ma anche nella valutazione delle scuole. Se agli studenti viene somministrato lo stesso test su tutto il territorio nazionale, ossia sono valutati tramite prove standardizzate, i risultati possono essere usati per monitorare il sistema educativo nel suo insieme. Questo tipo di prove nazionali di valutazione è di fatto una pratica largamente diffusa nei sistemi educativi europei. Tuttavia, queste prove si focalizzano prevalentemente sulle competenze di base, specialmente sulla lingua materna e sulla matematica, e spesso non prevedono la valutazione delle competenze trasversali. Tra le competenze chiave trasversali, solo le competenze civiche vengono testate attraverso test standardizzati, ma ciò accade solamente in circa un terzo dei paesi europei. Tuttavia, i test standardizzati non sono l’unico modo di valutare gli alunni. In effetti, devono essere utilizzati diversi metodi di valutazione in un quadro di valutazione coerente. E la valutazione delle competenze trasversali, che sono spesso integrate in altre materie, è senz’altro una sfida. Diventa pertanto sempre più necessario mettere a punto strumenti di valutazione che superino le barriere disciplinari.

Figura 3 (79.89 KB) - Competenze chiave valutate attraverso test standardizzati nazionali (livello primario e secondario inferiore), 2011/12

Lo scarso rendimento degli studenti nella lettura, matematica e scienze rimane un problema

Nei paesi europei sono stati compiuti numerosi progressi nell’insegnamento delle competenze di base. Ciò nonostante, gli scarsi rendimenti in queste competenze continuano ad essere un nodo problematico. Tali risultati rimettono in discussione non solo l’efficacia dell’insegnamento e dell’apprendimento, ma anche i sistemi educativi nel loro complesso. Per esempio, sebbene l’offerta di insegnanti specialisti nella lettura sia una misura di sostegno rivelatasi efficace per gli studenti in difficoltà, questa esiste solo in Irlanda, Malta, Polonia, Regno Unito, e nei cinque paesi nordici. Dal 2009, nessun progresso è stato registrato in questo ambito.

L’Europa deve far fronte a una carenza di competenze negli ambiti della matematica, delle scienze e delle tecnologie (MST)

Mentre il numero dei diplomati in matematica, scienze e tecnologie in Europa è aumentato nel corso degli ultimi dieci anni, la quota totale dei diplomati in queste discipline, rispetto alle altre discipline, è in declino. La carenza di competenze che si sta profilando in questi ambiti è ora percepita come una minaccia per le economie attuali, fondate sulla tecnologia e la scienza. Pertanto, la maggioranza dei paesi europei ha assunto come una delle priorità l’aumento del numero dei diplomati nelle discipline matematiche, scientifiche e tecnologiche. A livello di scuole  sono già state prese misure che incoraggiano gli studenti a proseguire gli studi in questi ambiti. Altre azioni importanti da intraprendere sono tutte quelle misure volte ad aumentare la motivazione degli studenti ad apprendere la matematica e le scienze, per esempio, correggendo i pregiudizi secondo cui si tratterebbe di materie particolarmente difficili. Sarebbe anche opportuno correggere l’errata convinzione legata alle carriere future. Gli studenti hanno infatti spesso una visione ristretta delle opzioni di carriera che gli studi in queste discipline possono offrire. L’offerta a livello secondario di servizi di consulenza e orientamento professionale futuro è senz’altro un modo per eliminare questi pregiudizi. Tuttavia, questo tipo di orientamento è presente attualmente in solo circa la metà dei paesi europei.


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