Focus

Tecnologie e Innovazione nelle Indicazioni per il Curricolo

di: Pino Moscato 12/10/2007

Quanti gli insegnanti della nostra scuola, appena avute tra le mani le attese “indicazioni per il curricolo”, sono andati a cercare la voce “tecnologia”? Negli ultimi dieci anni, il numero dei docenti che hanno partecipato all’innovazione della scuola attraverso l’uso delle tecnologie didattiche è cresciuto parecchio. Ma in quanti hanno creduto che “innovazione” significasse “saper usare un freddo calcolatore” piuttosto che uno “strumento flessibile di comunicazione”? Se l’ex ministro Moratti ha comunque avuto il merito di dare dignità alle tecnologie, inserendo tra le discipline l’“informatica”, non ha forse avuto il tempo di dare respiro al suo significato culturale. L’effetto prodotto è stato ancora una volta il luogo comune che associa l’informatica alle discipline scientifiche.
Può essere allora utile ricordare quanti, in prima persona, l’hanno voluta sperimentare nelle scuole. In prima persona, perché la scuola non aveva ancora assunto ufficialmente l’oggettiva utilità delle tecnologie didattiche. In prima persona perché spesso frutto della dedizione e passione di un gran numero di insegnanti, convinti che l’innovazione della scuola passasse di qui. In altri tempi avremmo definito questo gruppo di insegnanti all’avanguardia. Pionieri che hanno trovato in questa dimensione le ragioni per lo sviluppo di una ricerca avanzata sugli effetti delle tecnologie su alunni e studenti e soprattutto su se stessi e la propria professione. Chi ha avuto l’occasione di misurarsi in modo sereno e propositivo con le nuove tecnologie ha potuto vederne i risultati: ha snellito il suo lavoro organizzativo, ha aperto agli studenti il mondo che va oltre la carta e la penna, più vicino alla variegata dimensione comunicativa che lo circonda.
Ma per uscire dalla dimensione della mera sperimentazione è necessario fare un passo avanti: valorizzare le tecnologie didattiche nella loro complessa applicazione trasversale a tutte le discipline. Superare il concetto dell’informatica come possibile estensione delle sole materie scientifiche, valorizzare lo strumento tecnologico come mezzo a disposizione per tutta la didattica. Pensiamo sia questo l’unico modo per definire un’“indicazione” (precisa), che di fatto è anche una presa di responsabilità. E’ forse l’unica strada da percorrere per raggiungere tutti gli insegnanti, non solo quelli affini alle materie scientifiche e nemmeno gli instancabili sperimentatori. Se c’è stato il tempo dei pionieri è giunto il momento che la sperimentazione diventi pratica quotidiana. Allora, il commento del ministro che ha aperto al nuovo anno scolastico (…“privilegiare italiano, matematica, storia e geografia a inglese, informatica e impresa” … opponendosi quindi alle tre “i” internet, inglese e impresa della Moratti) che tanto ha fatto discutere, diventa di più facile interpretazione. In questo senso la tecnologia si mette al nostro servizio per migliorare e per alzare lo standard di apprendimento dei nostri studenti.
Andiamo ora a cercare le motivazioni al discorso che stiamo tentando di costruire. Tra le righe introduttive alle Indicazioni per il Curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione si dice:
… Obiettivo della scuola è quello di far nascere "il tarlo" della curiosità, lo stupore della conoscenza,la voglia di declinare il sapere con la fantasia, la creatività, l'ingegno, la pluralità delle applicazioni delle proprie capacità, abilità e competenze…”, qualche passo dopo viene aggiunto:
…Per raggiungere questi obiettivi resta centrale l'acquisizione della cultura scientifica così come la valorizzazione dell'istruzione tecnica e professionale, campi nei quali il nostro Paese ha costruito le fondamenta del proprio sviluppo…
E’ vero, con queste parole si vuole affermare l’importanza dell’istruzione, senza però che questa venga vissuta come un’imposizione. Se facciamo qualche passo indietro, giungendo al “ventennio” e prima ancora, scopriremo che l’istruzione è qualcosa di meccanicistico, di indotto, lo studente alla fine veniva considerato un “contenitore”. Come può allora l’istruzione essere uno stimolo? La risposta del ministro non fa altro che riportare l’esperienza più bella della scuola: creare il rapporto tra la fantasia e la conoscenza. Lo studente ha bisogno di percepire la necessità di imparare, poiché non sarà mai disposto a subirla. E per rompere in modo definitivo un “non rapporto” che presto si trasformerà in frattura, è necessario che l’insegnante si affacci all’attuale dimensione comunicativa confusa, forse sbagliata, ma comunque ricca. E’ in quella dimensione che le nuove generazioni coltivano la loro fantasia. Ma lo studente è debole, perché, senza essere retorici, non ha le “basi”. Perché i contenuti che passano sulla superficie dello schermo (la televisione, internet…) vedono le nuove generazioni come spettatori. Il pericolo ancora una volta è di rendere lo studente un contenitore, specchio di valori morali spesso irraggiungibili. Le tecnologie, lo sappiamo, possono essere un’arma a doppio taglio: non si tratta di comprendere solo il loro funzionamento, ma di estrapolare le forme del linguaggio possibili, di imparare ad elaborare i contenuti. Solo così l’insegnante o per la dirla tutta, l’educatore, può recuperare il proprio ruolo naturale. A conclusione di queste prime riflessioni citiamo ancora un brano tratto dal capitolo dedicato alla Tecnologia delle Indicazioni per il Curricolo:
…Nella seconda accezione, la tecnologia esplora le potenzialità dell'informatica (in senso lato) come strumento culturale transdisciplinare che introduce nuove dimensioni e nuove possibilità nella realizzazione, nella comunicazione e nel controllo di ogni tipo di lavoro umano, compreso l'insegnamento/apprendimento di tutte le discipline (matematico-scientifiche e non). In particolare il supporto informatico agisce sia facilitando diverse rappresentazioni della conoscenza, sia facilitando l’accesso ad ambienti di “realtà virtuale”. In un tale contesto, attraverso la simulazione esplicita delle conseguenze di un modello interpretativo diviene possibile realizzare nuovi tipi di “esperienza” diretta, dando concretezza operativa, rappresentativa e comunicativa anche a concetti altrimenti recepiti come puramente astratti…”.
Se la “storia” non è soltanto la narrazione di fatti ed eventi politici, culturali, di cronaca, percorrere le tappe del passato serve soprattutto a comprendere l’uomo di oggi, a riconoscere le sue capacità di trasformare l’ambiente che lo circonda attraverso l’uso di strumenti da lui stesso inventati: gli artefatti che da sempre hanno consentito all’essere umano di “migliorare” le condizioni per la propria sopravvivenza. Con queste parole puntiamo all’accezione più generale del termine Tecnologia e come essa viene trattata all’interno delle Indicazioni per il Curricolo. Oggi più di ieri la tecnologia non è rappresentata solo dall’uso del Personal Computer. Pensiamo ai servizi, all’industria, alla salute, all’agricoltura, al vivere quotidiano di ognuno di noi. Quando gli studenti, per fare un esempio, studiano la geografia o le scienze, inevitabilmente incontrano macchine e artefatti tecnologici che partecipano in modo decisivo allo sviluppo dell’uomo giocando un ruolo sempre più indispensabile sul piano della progettazione e della costruzione in ogni campo di applicazione. Si pongono così allo stesso tempo le basi perchè a scuola si trasformi l’approccio alla logica, alla metodologia, alla progettazione attraverso l’uso della “macchina”. Se fino ad una decina di anni fa, all’alunno era posta la questione dell’osservazione e dell’analisi, come “primo passo” verso un’articolazione dell’apprendimento più ampia, oggi diventa necessario riflettere per trasformare, anche attraverso il metodo della simulazione, i concetti dell’argomento di studio che lo studente e l’insegnante nello specifico prendono in esame. Questi processi consentono di sperimentare in prima persona l’elaborazione dei concetti studiati sui libri, non solo sul piano della logica, ma anche su quello della capacità di rappresentarli secondo il linguaggio della multimedialità.
La tecnologia, infine, è anche un mezzo che permette di attivare percorsi didattici di tipo collaborativo. L’introduzione di nuove modalità di comunicazione che si dipanano attraverso l’uso della rete, consentono di lavorare e studiare a distanza in modalità sincrone e asincrone. La rete internet ha inoltre ridisegnato uno spazio di socialità che è stato immediatamente popolato dalle nuove generazioni. La scuola tuttavia non è stata assente a questi fenomeni. Pensiamo alle migliaia di docenti che hanno frequentato corsi di formazione online e a diverse piccole esperienze, quelle sì ancora pionieristiche, in cui gli studenti hanno potuto elaborare a distanza argomenti di studio scolastici. Crediamo profondamente che non sia sufficiente “studiare” per conoscere quali siano le potenzialità offerte dalla rete, affidandoci al solo libro di testo. Riteniamo necessario che lo studente in prima persona sperimenti tali opportunità proprio all’interno della scuola, all’interno di quel contesto di educazione alla convivenza civile, di apprendimento dei linguaggi che inevitabilmente si sono sviluppati attorno al fenomeno della tecnologia. Vorremmo concludere il nostro discorso su questo ultimo punto. Se da un lato le Indicazioni per il Curricolo ci lasciano interpretare la tecnologia come un dato di fatto di fronte al quale nessuno può più tirarsi indietro, dall’altro l’insegnante non può fare a meno di assumerla come un supporto linguistico potentissimo. A scuola il PC ormai esteso al futuro della Lavagna Digitale (ma non solo) resta e probabilmente resterà, un “elaboratore” di forme e contenuti, nel quale gli intrecci comunicativi saranno determinanti. La formazione degli insegnanti non potrà essere quindi soprattutto di tipo tecnico, ma dovrà necessariamente fare i conti con l’acquisizione di nuove strategie di comunicazione.

Questo è l'ultimo articolo pubblicato in "Focus", la webzine di FOR, l'ambiente di formazione continua degli insegnanti italiani.

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