Dante nelle scuole e nelle città


Paolo e Francesca - Concorso Leggere Dante a Scuola

Maria Fortunato

4° premio ex aequo scuola secondaria di secondo grado - 3^ A L.C. "Sylos" P/zza C. Sylos, 6 Bitonto (BA)



L’analisi del canto V dell’Inferno  prende le mosse dalla “dicotomia alto – basso” evidenziando che i termini “adoperati nelle terzine afferiscono prevalentemente alla sfera semantica della discesa”,  prosegue con la descrizione dell’atmosfera infernale ponendo l’accento sul termine “ruina” del quale si trascrive il dibattito critico che ha acceso nel corso degli anni, per ragionare sulle impressioni uditive, sulle connotazioni cromatiche dei versi danteschi.
Anna Rita Libia, unica autrice del percorso, riflette anche sulla “synpatheia dantesca”, sul “linguaggio dell’interiorità, rivolto a scandagliare i più intimi recessi della psiche di Dante agens e ad esaminare le conseguenze dello spettacolo devastante delle anime mal nate” Successivamente sposta l’attenzione  sulla metafore e in particolare parla di Dante, regista ante litteram, perché usa la tecnica dello zoom quando utilizza tre metafore ornitologiche alla cui lettura rimandiamo.
L’autrice non dimentica  l’analisi delle tre terzine famose che iniziano con “ Amor” cogliendo  il dramma  del sommo poeta nel confronti della tradizione letteraria e il suo percorso di pentimento che vedrà il completamento nel Purgatorio.
Significativa è la digressione che Anna Rita fa dell’amor cortese ricordando quanto il tema del “vassallaggio è un mero repechage del servitium amori caro agli elegiaci latini” e, quindi, cita Tibullo per avvalorare le sue considerazioni.
Completa il percorso la presentazione  dell’episodio di Paolo e Francesca dalla “fabula alla tabula”: la lettura delle immagini di Aligi Sassu, di Umberto Boccioni, delle sculture di Auguste Rodin, solo per citarne alcuni, ci accompagnano nelle ultime pagine del lavoro.  

Intervista
prof.ssa Maria Pia Marrone
Liceo Classico "C. Sylos" Bitonto

•    Il  percorso presentato riflette passione e studio. Vuole parlarne?
Ritengo che il binomio passione-studio, sottenda tutto il nostro operato di docenti. Per percorsi, poi, come quello presentato dalla mia allieva Annarita Libia, credo che sia l’unico approccio  possibile. E del  resto il V canto dell’Inferno non è il canto della passione per eccellenza, non solo in quanto passionale è il sentimento che lega Paolo e Francesca, ma soprattutto per quel “ patire “ comune che esso comporta ai due amanti? E non è forse tale sofferenza coinvolgente al punto da indurre in Dante stesso un mancamento che è la cifra stessa  di questa condivisa sofferenza? Certo nel canto più stilnovistico della Commedia, è naturale pensare che Dante segua dei cliché: l’Amore che travolge, ferisce e doma, gli occhi come passaggio obbligato di ogni sentimento, la passione quale prerogativa esclusiva delle relazioni adulterine ( Chrétien de Troyes docet ), ma non si può non sospettare che in quel mancamento, decisamente funzionale alla trama narrativa, non si insinui anche una partecipazione emotiva particolarmente sofferta. Lo studio, però, nel senso latino di un approccio al sapere  sotteso da zelo,desiderio e curiosità conoscitiva, ci aiuta a leggere l’episodio nella giusta luce e a capire che la comprensione delle altrui  fragilità altro non è che l’autocoscienza delle proprie, come la collocazione dei due amanti nell’inferno altro non è se non la dichiarazione a chiare lettere del sommo poeta che l’esperienza stilnovista, giammai rinnegata, è ormai alle sue spalle, superata. La mia allieva, che nel suo lavoro ha tenuto questi aspetti fondamentale come punti fermi, ha saputo coniugare con rara abilità passione e studio, dimostrando che Dante non può essere letto senza il cuore, l’emotività, il sentimento, ma che solo uno studio rigoroso e autentico consente di leggerlo nella molteplicità e varietà dei suoi aspetti e significati.

•    Come si è posta l’allieva rispetto alla classe?
Annarita è stata sempre nella classe un modello di impegno sistematico, di serietà e senso del dovere ed ha costituito , pertanto, un riferimento per i suoi compagni. Ma ad onor del vero, questo pregevole percorso  di interpretazione del V Canto dell’Inferno non è stato l’unico approccio di questo genere a testi letterari operato dalla classe di Annarita. Nell’anno scolastico precedente tutti gli alunni, ripartiti in gruppi, avevano operato approfondimenti, anche di tipo ipertestuale, su alcune commedie goldoniane. Nello stesso anno, con un alunno della medesima classe, avevo tentato una lettura in chiave intersemiotica della lirica catulliana “ Vivamus, mea Lesbia ….”, utilizzando come file audio una canzone di Biagio Antonacci e degli U2 e realizzando un dvd in movie maker. Qualche mese prima che la discente si impegnasse nel percorso in oggetto, tutti gli alunni avevano operato in gruppi una lettura in chiave intersemiotica di alcune liriche pascoliane. E’ chiaro che in queste esperienze, come nel percorso in oggetto, Annarita è stata spesso leader, perché ha dimostrato conoscenze così puntuali e ampliate da poter sostenere i compagni in una operazione così complessa. Ma devo affermare che la ricaduta positiva di questa esperienza didattica arricchisce tutti i discenti , sotto l’aspetto delle relazioni, del confronto, del dialogo, della ricerca e, perché no, anche della “sana” competizione.

•    Il lavoro ha realizzato degli obiettivi didattici che sono:
Credo che gli obiettivi didattici realizzati dal lavoro della mia discente siano molteplici, ma che siano sostanzialmente riconducibili alla capacità di operare in chiave intersemiotica. Presso il nostro Liceo abbiamo da qualche anno privilegiato questo tipo di formazione, puntando sulla interdisciplinarietà e abituando i discenti a leggere i diversi codici artistici che talvolta veicolano messaggi affini. Uno dei due certamina patrocinati dal nostro istituto  consiste proprio in una Olimpiade di traduzione intersemiotica dal latino. E’ chiaro che una serie di obiettivi didattici sottendono e strutturano necessariamente un approccio di tipo intersemiotico:
a)    La capacità di analisi, valutazione e rielaborazione del sapere
b)    L’abitudine ad operare collegamenti tra eventi letterari e non anche distanti nello spazio e nel tempo
c)    L’abilità di analizzare e contestualizzare il testo letterario
d)    La conoscenza dei diversi linguaggi e codici nei quali si esprime l’arte
e)    La capacità di cogliere i cambiamenti che il tempo e il contesto inducono in questi codici espressivi
E’ evidente che questo tipo di operatività non è comune a tutti i discenti, perché si costruisce negli anni e si stratifica attraverso uno studio costante o, per ripetersi, zelante e appassionato; ma mi sento di affermare che la conoscenza che questo studio produce non è frutto soltanto della nostra attività di didassi, bensì di una curiositas che in alunni come Annarita muove a fare grandi cose.



 Per approfondimenti sul progetto confronta:

Scheda di presentazione: Scarica  /Paolo e Francesca.pdf Paolo e Francesca.pdf   

 
Il progetto, obiettivi didattici e realizzazione:
Sfoglia /Presentazione Progetto /Amor.pdf Amor.pdf