
La caduta del fascismo e l'avvento al potere delle forze democratiche comportarono un generale ripensamento del sistema educativo: in molti casi, però, come in tanti altri settori della pubblica amministrazione, alle intenzioni di riforma non seguirono immediatamente fatti concreti, tanto che, fino ai governi di centro-sinistra degli anni Sessanta, anche nella scuola si seguì di fatto una linea di continuità con il periodo fascista a livello di programmi e di struttura complessiva dello studio.
Tuttavia, furono molte dal dopoguerra le esperienze innovative, ispirate all’idea di una ‘scuola attiva’, luogo in cui l’apprendimento deve realizzarsi in modo dinamico procedendo di pari passo con il progresso sociale.
Per citarne solo alcune: la scuola città Pestalozzi voluta a Firenze da Ernesto Codignola, l’azione del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), la scuola di Don Lorenzo Milani a Barbiana. A livello normativo, invece, dobbiamo attendere gli anni Sessanta: fu nel 1962, infatti, che venne elaborata la prima sostanziale riforma della scuola, quando, con l'abolizione della distinzione tra scuola media e avviamento professionale, si istituiva la scuola media unica.
Negli anni seguenti altri furono gli interventi normativi di rilievo: la legge dell'11 dicembre 1969 liberalizzava l'accesso universitario a ogni diplomato; l'esigenza di una scuola in cui le diverse componenti avessero maggiore spazio e potessero contribuire al miglioramento della didattica diede poco dopo origine ai decreti delegati del 1974, che istituirono gli organismi collegiali per la gestione democratica della scuola e introdussero la possibilità di sperimentazione, sia curriculare sia didattica, all'interno delle scuole di ogni ordine e grado.
Infine con la Legge 517 del 1977 l’Italia abbandonava definitivamente il modello della separazione formativa dei bambini e dei ragazzi con disabilità, affermando il principio dell’integrazione nelle classi comuni e promuovendo una pedagogia inclusiva.
«Un buon metodo non deve essere né esclusivamente globale né esclusivamente analitico; deve essere vivo, con un ricorso equilibrato e armonioso a tutte le possibilità che il bambino porta con sé, ostinato nel superarsi, nell’arricchirsi, nel crescere.»
Celestin Freinet
«Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica.»
Gianni Rodari
«Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lagrime versate nei cinque continenti per colpa dell'ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica.»
Gianni Rodari
«La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchierate con i genitori, perché alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque»
Mario Lodi
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