ITINERARI E STRUMENTI DI LAVORO PER IL P.O.F. CON ESEMPLIFICAZIONI OPERATIVE


Antonio Valentino


Gli interrogativi di partenza e gli approfondimenti su "assenze" e fraintendimenti

Assumo come base di partenza per queste riflessioni e proposte alcuni dati, relativi al Piano dell'offerta formativa, contenuti nel "Rapporto Tecnico" e nel "Rapporto Nazionale sugli aspetti qualitativi e processuali" del Monitoraggio sull'autonomia ("Monipof 2000").
Queste alcune delle caratteristiche rilevate, significative per il nostro discorso.

Per quanto riguarda i contenuti e la loro organizzazione,
a. "gli aspetti maggiormente innovativi (…) riguardano gli ampliamenti dell'offerta formativa" che però non "sembrano contaminare l'ordinaria attività curricolare";
b. l'integrazione e la organicità tra i progetti e tra le attività sembrano concretizzarsi in un numero ristretto di istituzioni scolastiche;
c. nella maggior parte dei campioni monitorati, i P.O.F. appaiono "strutturalmente incompiuti": in alcuni casi si caratterizzano quali "assemblaggi" di autonome e specifiche progettazioni; in altri, quali "approfondimenti ed estensioni di progetti internamente separati";

Per quanto riguarda l'elaborazione e l'implementazione
a. sembrano intravedersi ancora, - "dietro i P.O.F." - gruppi ristretti di insegnanti con il dirigente scolastico, "anche se in alcune situazioni si legge un inizio di articolazione funzionale del Collegio docenti";
b. risultano ancora sostanzialmente assenti: studenti, genitori, personale ATA e territorio;

Per quanto riguarda gli aspetti redazionali e comunicativi
a. i P.O.F. sembrano pensati e scritti per gli stessi insegnanti e per la istituzione scolastica (autoreferenzialità),
b. i tentativi di comunicazione esterna sembrano attestarsi ad un livello di informazione semplificata per i non addetti,
c. la scarsa leggibilità, come limitata capacità ad assumere punti di vista degli utenti della scuola, risulta una caratteristica diffusa.

La sensazione complessiva espressa dai team di osservatori è che si tratta di "documenti spesso generici e formali, come se questi fossero il contenitore di ciò che le componenti scolastiche sono in grado di esprimere senza tanti conflitti e rischi, interni ed esterni. Un'identità sfumata che non provoca eccessive riflessioni (aggreganti o disgreganti), ma che sembra lasciare molte cose e molti potenziali protagonisti sotto le soglie dei cambiamenti e della differenziazione".

Per quanto sia presente dentro al "Rapporto sugli aspetti qualitativi" un capitolo dedicato alla cultura organizzativa, dati stimolanti per una riflessione al riguardo si leggono solo nel "Rapporto tecnico" sotto il titolo "Responsabilità e massa critica". Consideriamone alcuni:

- i gruppi di progetto della sperimentazione dei P.O.F. cominciano a divenire staff di supporto al Dirigente scolastico,
- una struttura di staff è presente in quasi tutte le Istituzioni scolastiche (IS): 87,4% delle scuole monitorate
- le funzioni obiettivo sono presenti nel 94,5 dei casi
- la diffusione dei dipartimenti disciplinari è pari al 71,5.

Dai due Rapporti non si riesce a desumere il valore dei dati offerti: per esempio, come va inteso il termine "staff"? Sono i vecchi collaboratori del Capo di Istituto ribattezzati o tendono a configurarsi come team sulla base di una pianificazione degli interventi e con responsabilità definite di gestione e funzioni di coordinamento e di integrazione delle azioni collettive? Cosa differenzia inoltre i Dipartimenti Disciplinari dai vecchi Gruppi di materia? In che senso sono strutture organizzative che intenzionalmente operano in coerenza con le finalità del P.O.F.?
Ma l'assenza di rilevazioni, nei P.O.F. considerati, sulla progettazione organizzativa - che sappiamo essere, assieme a quella curricolare, extracurricolare ed educativa, una delle 4 articolazioni previste dal Regolamento dell'autonomia (art. 3) - probabilmente sta ad indicare che la cultura organizzativa non ha ancora raggiunto livelli adeguati di attenzione e sviluppo.

D'altra parte, leggendo i Rapporti, non si riesce neanche a capire qual è l'idea di piano dell'offerta formativa sulla cui base si è sviluppata l'attività di elaborazione delle singole scuole. Una conferma indiretta la si ha se si considerano le caratteristiche dei P.O.F.: le differenze sono così rilevanti che si stenta a volte a pensare che la fonte normativa di riferimento possa essere la stessa. Si va da documenti di pochissime pagine a Piani che superano le 2000 cartelle, da P.O.F.-depliant a P.O.F.-trattati di pedagogia.

Probabilmente - assieme ad elementi riconducibili alla struttura ancora centralistica della nostra scuola (modesta cultura progettuale, responsabilità indefinita dei singoli e dell'istituzione rispetto agli esiti, sistema formativo del personale ancora da costruire, sistema di valutazione ai primi passi) e alle difficoltà che sempre accompagnano ogni trasformazione radicale - hanno contribuito a determinare certi risultati
a. alcuni problemi di lettura dell'Ordinanza sulla sperimentazione dell'anno scolastico 99-00 che richiedeva solo gli elementi essenziali del progetto di scuola e indicava tre contenitori (flessibilità, integrazione, responsabilità) non tutti immediatamente comprensibili,
b. alcuni fraintendimenti legati alla sperimentazione dell'autonomia, per cui quello che sembrava caratterizzare la nuova stagione non era tanto il rinnovamento dei saperi, delle metodologie e dell'organizzazione didattica - da perseguire senza le difficoltà e i burocratismi precedenti e non più nell'ottica dell'adempimento formale -, quanto la proliferazione di progetti con cui si tendeva ad identificare il nuovo.

Se questa del monitoraggio e dell'osservazione empirica è una rappresentazione attendibile dei livelli di elaborazione dell'offerta formativa della maggior parte delle nostre scuole, può allora risultare utile qualche approfondimento e qualche proposta in merito che l'esperienza di questi anni permette di avanzare. Pertanto in questo contributo non si dovrà cercare una ricostruzione analitica dell'argomento P.O.F., quanto piuttosto una serie di riflessioni e indicazioni di itinerari e strumenti di lavoro che riguardano aspetti su cui, in base alle rilevazioni precedentemente richiamate, è sembrata più debole la elaborazione delle scuole.

 


LEGENDA PER LA CONSULTAZIONE
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BDP - Formazione per le funzioni obiettivo, anno scolastico 2000/ 2001