PREMESSA
1- Qualche
indicazioni per la ridefinizione del profilo docente
1.1. Alcuni punti di riferimento ai quali risalire per individuare le
linee di sviluppo tendenziale della professionalità docente sono contenuti
nel Regolamento dell'autonomia (DPR 275/99) (2)
che delinea un profilo di docente forte rispetto a quattro fondamentali dimensioni:
- progettuale: la predisposizione del Piano dell'offerta formativa (art.3), che rappresenta l'identità culturale e progettuale di ogni scuola, prevede la partecipazione di tutte le componenti ma, di fatto, esso viene affidato al Collegio dei docenti. In particolare segnaliamo il comma 2 dell'art.3: " Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità". Un omaggio -ci auguriamo non rituale- alla libertà d'insegnamento, che tuttavia speriamo non si traduca in una passiva accettazione di possibili frammentazioni nel corpo docente, causa di dispersione di energie e di demotivazione, destinate a ricadere sugli studenti. Rimane aperto il problema delle modalità attraverso cui realizzare un coinvolgimento anche critico su un progetto articolato, in cui la presenza di posizioni minoritarie sia occasione di stimolo e di confronto contro il rischio di conformismo che può conseguire alla prevalenza del parere dei più rispetto agli stimoli contenuti nelle posizioni di dissenso.
- autonomia didattica: l'art. 4 evidenzia le responsabilità degli insegnanti, all'interno delle istituzioni scolastiche, nell'individuare i percorsi didattici più efficaci per il raggiungimento del successo formativo degli studenti. Flessibilità dei tempi, articolazione in gruppi, rispetto dei ritmi d'apprendimento, individualizzazione dei percorsi, realizzazione di strategie di recupero e di sostegno costituiscono un terreno e una sfida nuove rispetto al passato; tutti questi strumenti sono stati oggetto di sperimentazione in molte scuole, ma come potranno costituire la "nuova normalità" per tutte le scuole?
- autonomia organizzativa: l'art.5 collega l'utilizzo dei docenti alla libertà progettuale delle scuole e all'obiettivo di migliorare l'offerta formativa. La realizzazione completa di queste indicazioni con il ricorso generalizzato agli organici funzionali d'istituto e l'utilizzo anche di competenze e risorse esterne, comporta il confronto con aspetti d'ordine contrattuale, ma rinvia comunque all'adozione di criteri nuovi nell'assegnazione del personale docente alle scuole, nell'utilizzo e nella valorizzazione delle competenze. Ci si augura tuttavia che per l'esigenza di regolamentarlo non si finisca per introdurre nuovi elementi di rigidità nella gestione del personale.
- autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo: l'art.6 costituisce forse l'aspetto più innovativo, premessa alla definizione di un profilo di docente-ricercatore, consapevole dei percorsi di ricerca-azione che attiva, che nel contesto della sua comunità professionale pratica innovazioni nel campo della metodologia disciplinare, anche in risposta alle specificità del contesto locale. La sperimentazione si configura come ricerca-azione, con una definizione collegiale e condivisa dei criteri di gestione, di verifica e di valutazione dei percorsi intrapresi. Ma dimensione della collegialità è ancora uno degli aspetti più delicati che dovranno essere definiti anche attraverso la riforma degli organi collegiali.
1.2.
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 1998-2001 si è
posto su una linea di articolazione della funzione docente, collegata all'autonomia
culturale e professionale dei docenti.
L'art.28 attribuisce al Collegio dei docenti, in coerenza con il Piano dell'offerta
formativa, il compito di identificare e attribuire le funzioni obiettivo, incarichi
strumentali al piano dell'offerta formativa, nella prospettiva che "per
la realizzazione delle finalità istituzionali della scuola in regime
d'autonomia, la risorsa fondamentale è costituita dal patrimonio professionale
dei docenti".
L'art.29 del CCNL e l'art.38 del CCN Integrativo hanno introdotto inoltre un
aspetto particolarmente controverso, che se da un lato ha riconosciuto l'opportunità
di attribuire valore (anche economico) alla crescita professionale, d'altro
lato, quando si è tradotto nella proposta del "concorsone",
in assenza di criteri di individuazione del merito, ha creato malintesi e malcontento
per il ricorso a vecchie procedure concorsuali ormai superate, alimentando anche
un generalizzato -e generico- rifiuto verso la valutazione del personale docente.
Si rinvia in proposito al documento redatto dalla Fnism e a quello redatto di
comune accordo dalle associazioni professionali presenti in questo sito. (3)
1.3.
Anche nella Commissione di studio per il programma di riordino dei cicli d'istruzione
(istituita con D.M. 15 giugno 2000), è stato previsto uno specifico filone
di riflessione sulla professionalità docente, affidato al V° gruppo
di lavoro denominato "Un progetto generale per la promozione della professionalità
docente, con particolare attenzione alla formazione iniziale e in servizio e
alla valorizzazione delle esperienze"
(rinvio al Magazzino Materiali)
La Commissione ha posto al centro della riflessione gli insegnanti come "risorsa
strategica per la qualità del sistema scolastico rinnovato" e si
è confrontata con le difficoltà di contenere all'interno della
tradizionale definizione della funzione docente del Testo Unico (parte III°,
art.395) le più elevate responsabilità professionali e culturali,
il potenziamento delle competenze socio-psico-pedagogiche come anche il rinvio
all'utilizzo delle nuove tecnologie per rendere più efficace l'insegnamento,
richiesti all'insegnante nel nuovo quadro ordinamentale. Il gruppo di lavoro
ha ipotizzato interventi di formazione in servizio che "valorizzino l'esperienza
pregressa e la riorientino e implementino per consentire al personale docente
di affrontare le sfide e le oggettive difficoltà e responsabilità
dell'innovazione". (Sintesi dei lavori della Commissione (4)
Il gruppo di lavoro è anche entrato nel merito di ipotesi di sviluppo
di carriera collegandola :
-all'esperienza (anni di servizio)
-alla crescita delle competenze attraverso la ricerca metodologico-didattica
-alla costituzione di un portfolio personale di titoli, competenze certificate,
esperienze documentate e valutate, ruoli svolti ai diversi livelli di
organizzazione scolastica
Si è inoltre ipotizzata la costituzione di un'anagrafe delle competenze
iniziali e di quelle acquisite in servizio, con due gradi di docenza:
*il primo riconosciuto sulla base della formazione iniziale e in presenza di
tutti i titoli richiesti per l'ingresso in ruolo
*il secondo attribuito a seguito delle esperienze e dell'attività di
ricerca svolta in servizio; a docenti di questo secondo livello potrebbero essere
attribuiti compiti di coordinamento, responsabilità di dipartimenti,
di progetti ecc.
Il "Programma quinquennale di progressiva attuazione della L.30/2000 di
riordino dei cicli di istruzione" presentato dal Ministro al Parlamento
ha fatto proprie tali indicazioni della Commissione ed ha assunto l'impegno
di definire un progetto generale di formazione in servizio che dovrà
confrontarsi con i diversi livelli di competenza ed esperienza presenti nelle
scuole. Si rinvia anche ad un nuovo stato giuridico che rifletta in maniera
più appropriata la professionalità ricca e sfaccettata che si
sta profilando, che preveda articolazioni di carriera e individui "compiti
e funzioni aggiuntivi determinati dall'organizzazione autonoma degli istituti
scolastici". Soprattutto, dovranno essere delineate politiche di gestione
del personale di più ampio respiro di quanto sia avvenuto fino ad ora.
La Camera dei Deputati e il Senato, con due Risoluzioni (Atto 6/00155 del 12-12-2000
e Atto 6/00057 del 21-12-2000) (sitografia) hanno confermato queste finalità
ribadendo "la possibilità di articolazioni di carriera, con l'eventuale
definizione di diversi gradi di docenza e, come base per l'attuazione di compiti
e di responsabilità, di un'anagrafe delle competenze e delle professionalità
dei docenti".
- In ogni
caso, l'avvio della riforma con l'introduzione del nuovo ordinamento a partire
dal settembre 2001 con la scuola primaria, in cui prima erano presenti la scuola
elementare e la media, pone una questione urgente: quale insegnante per la scuola
di base? La difficoltà consiste nell'individuare nuovi equilibri che
rispettino la specificità delle diverse fasi della crescita degli alunni
e sappiano dosare aspetti di carattere contenutistico-disciplinare e una sensibilità
psico-pedagogica Ripercussioni sulla soluzione di questo problema verranno dall'articolazione
interna che sarà data al settennio rispetto alle aree curricolari e disciplinari
e alle competenze degli insegnanti dei diversi segmenti interni che, pur in
un contesto di sostanziale continuità, dovranno riflettere anche gli
elementi di necessaria discontinuità connessi all'età che vede
entrare in questo tratto di scuola bambini di 6 anni e uscirne ragazzi di 13.
Si tratta anche di valorizzare le specificità d'impostazione e di esperienza
di una scuola elementare riformata nei programmi e negli ordinamenti, che ha
realizzato interessanti innovazioni, ad esempio rispetto al lavoro in team dei
docenti. Dovranno essere considerate le situazioni emerse nelle esperienze di
istituti comprensivi, in cui i nuovi collegi dei docenti si sono trovati a dover
individuare percorsi collegati e terreni comuni di impostazione dei percorsi
di progettazione e di gestione dei percorsi formativi.
In particolare, si tratta di:favorire il dialogo e la collaborazione tra due
figure professionali differenti: il maestro di scuola elementare e il professore
di scuola media, attualmente connotati da percorsi di formazione iniziale diversi
nella durata e nell'impostazione, con modelli culturali di riferimento tradizionalmente
differenti e instaurare, per quanto si riferisce ai rapporti con la scuola dell'infanzia,
un rispettoso raccordo che non riporti indietro questo segmento che ha conosciuto
riforme recenti (Nuovi Orientamenti), e, in attesa di un rinnovo sul piano ordinamentale,
è stato toccato da sperimentazioni (ASCANIO e ALICE) che per alcuni versi
hanno anticipato la riforma del sistema, ad esempio per la valorizzazione del
valore pedagogico dell'organizzazione dello spazio e del tempo. Le questioni
non sono certo facilitate dal fatto che la scuola dell'infanzia è stata
recepita a pieno titolo nel riordino del sistema dell'istruzione, ma è
rimasta non obbligatoria.
Rinvio all'approfondimento ne "I nuovi curricoli nella scuola di base"
(Rif. Magazzino Materiali )
LEGENDA PER LA CONSULTAZIONE
i link in azzurro rimandano a note, quelli in grigio ad approfondimenti
FNISM - Formazione per le funzioni obiettivo, anno scolastico 2000/ 2001