UN’ESPERIENZA DI ALFABETIZZAZIONE BILINGUE: LA SCUOLA ITALO-TEDESCA DI HAGEN (DORTMUND - GERMANIA)
Armando Accardo (Direttore didattico)
L’istituzione della sezione bilingue presso la Meinolfschule di Hagen costituisce
il coronamento di una lunga opera di penetrazione della lingua e cultura italiana
nelle scuole elementari del Nordreno-Vestfalia ed, in particolare, in questa
scuola.
La sezione sperimentale bilingue dispone di un orario e di un piano curricolare „ad hoc“, ma essa é situata in un contesto di classi, alunni e insegnanti, in cui elementi della lingua italiana - vuoi come lingua materna (per gli alunni italiani), vuoi come „lingua d’incontro“ (per gli alunni e gli insegnanti tedeschi) - sono comunque giá familiari a tutti.
In realtá, é piuttosto difficile identificare oggi lo „status“ dell’italiano in uso presso l‘attuale utenza scolastica. Le differenze fra italiano come lingua materna, L2 e lingua straniera nella stessa popolazione scolastica italiana (figli di emigrati di seconda e terza generazione) vanno sempre piú attenuandosi. Lo stesso „status“ politico dei cittadini italiani in Germania, con la possibilità di acquisire la cittadinanza tedesca, va omologandosi a quello degli autoctoni, tanto da rendere sempre meno praticabile (ed opportuna) l‘offerta dell’insegnamento dell’italiano ai soli cittadini italiani in senso stretto. “La classica distinzione fra lingua materna, lingua straniera e L1 – dice giustamente Gerlind Belke, del Dipartimento di Linguistica Applicata dell’Università di Dortmund – corrisponde sempre meno ai connotati linguistici presentati dagli scolari in una società multiculturale” (*).
Se, da una parte, l’elevamento a rango curricolare dell’insegnamento dell’italiano
consente di allargare il bacino di utenza agli alunni autoctoni ed evidentemente,
con ció, anche di migliorarne l’immagine all’interno del mondo scolastico, la
stessa operazione – estesa a tutto il territorio - potrebbe comportare il recupero
di una parte di quegli alunni italiani (circa il 49% del totale) che, per un
motivo o per l’altro, tuttora diserta i „corsi di lingua materna“. Tutto ció
sembra confermare l’opportunitá di svincolare l’insegnamento dell’italiano dalle
modalitá del „corso di lingua materna“ – inevitabilmente condannato ad una esistenza
precaria e di secondo rango - per qualificarlo come offerta generalizzata di
„lingua e cultura italiana“, sia nell’ambito di sezioni bilingui, sia come materia
opzionale, pur sempre peró con rilievo curricolare.
(*) Tutte le citazioni riportate nel testo sono riprese dalle relazioni in lingua italiana e tedesca redatte dalle docenti e dalla Prof.Belke nel corso della sperimentazione, dall’anno scolastico 1998/99 all’anno 2000/01.
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Nelle classi bilingui della Meinolfschule - costituite per una metà da alunni italofoni e per l’altra da germanofoni - la lezione di italiano, dal punto di vista del discente, si configura per gli uni (gli alunni italiani) come recupero e consolidamento della lingua di origine (“maintenance”), per gli altri (gli autoctoni) come apprendimento precoce di una lingua straniera in un contesto bilingue („immersion”).
“Con il progetto della Meinolfschule si intende sperimentare l’insegnamento comune [della lingua italiana] ad alunni della maggioranza tedesca in condizioni di “immersione linguistica” e ad alunni della minoranza italiana in condizioni di “maintenance”.
Tale modello di istruzione bilingue, che prevede la compresenza dei due gruppi linguistici alle lezioni della “target-language”, risulta finora scarsamente studiato e documentato nella ricerca internazionale” [Belke]
L’ipotesi che si intende verificare con questo progetto è che l’insegnamento precoce di e in due lingue curricolari, non solo non ostacola ma promuove lo sviluppo linguistico generale del bambino.
Il particolare contesto sociale del territorio (presenza di una numerosa comunità italiana) offre l’opportunità di ricreare a scuola situazioni bilingui e biculturali naturali ed un effettivo rapporto di mutualità fra gli alunni. La finalità educativa del progetto è infatti quella di favorire la comprensione interculturale e la coesione sociale fra le due componenti nazionali.
Il progetto di Hagen (come pure gli altri progetti nati in questi ultimi tempi in Germania) è in grado di offrire agli alunni italiani e agli autoctoni un autentico curricolo bilingue e biculturale, fondato cioè su una metodologia di uso delle lingue (rispettivamente materna e straniera) in situazione comunicativa reale e sul coordinamento sistematico della didattica delle due lingue. In ciò consiste la qualità pedagogica e il vero “valore aggiunto” dei progetti italo-tedeschi rispetto ai modelli tradizionali d’insegnamento precoce della lingua straniera.
La sperimentazione della Meinolfschule ha raggiunto quest’anno il suo terzo anno di sviluppo. Possono formularsi pertanto alcune considerazioni sul suo decorso, desunte dalle osservazioni delle insegnanti (Peter-Burghof, Monti, Klimmek) e dai rilevamenti della Prof. Gerlind Belke, a cui è affidata la supervisione scientifica del progetto.
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1) La direttrice della scuola testimonia il gradimento dell’offerta da parte dell’utenza tedesca e l’andamento delle iscrizioni come segue:
“L’interesse dei genitori tedeschi per il modello bilingue ha fatto aumentare le richieste d’iscrizione di alunni tedeschi in modo tale da doverne rifiutare quasi un terzo per mancanza di capacità della sezione sperimentale” [Peter-Burghof]
2) La docente italiana pone in evidenza il fondamentale scarto di competenza linguistica generale (codici) posseduta dagli alunni tedeschi e da quelli italiani, al momento del loro ingresso alla Meinolfschule:
“Gli alunni tedeschi si esprimono nella loro lingua materna con un linguaggio adeguato all'età, vario, ben comprensibile e nella maggior parte dei casi grammaticalmente corretto, dimostrano inoltre interesse e disponibilità all'apprendimento dell'italiano.
Gli alunni italiani invece, tranne un paio di eccezioni, possiedono in tedesco una competenza linguistica poco soddisfacente, caratterizzata da lessico scarso e strutture morfosintattiche incerte. In italiano la situazione non è migliore. Soltanto tre alunni su undici utilizzano abitualmente la lingua materna per comunicare, riuscendo a raccontare esperienze, esprimere richieste, opinioni e desideri in modo comprensibile e adeguato all'eta. Gli altri comunicano quasi esclusivamente in tedesco. Tutti però dimostrano di comprendere spesso le consegne date in italiano….. Il tedesco è, per quasi tutti [gli italiani], la lingua dominante, almeno a scuola, anche se da alcuni viene parlato in modo poco corretto dal punto di vista morfosintattico e con un lessico ristretto. La competenza linguistica in italiano è estremamente varia. Alcuni conoscono l’italiano solo nella variante dialettale parlata in famiglia, altri lo parlano in modo comprensibile anche se poco corretto e limitato dal punto di vista lessicale. Solo quattro bambini riescono a raccontare esperienze, esprimere opinioni e desideri in lingua italiana in modo chiaro, in genere corretto e con un lessico adeguato all’età” [Monti]
3) La collaborazione fra le docenti del modulo assicura il coordinamento sistematico dell’insegnamento delle due lingue, nel più vasto ambito di un’educazione linguistica integrale:
E così descrive l’insegnante italiana in che modo vengono sintonizzate le metodologie d’insegnamento:“La collaborazione con la collega italiana, signora Monti, è imprescindibile. Essa riguarda la costruzione delle unità didattiche e la programmazione delle sequenze d’insegnamento, la selezione del vocabolario e delle strutture linguistiche, la progettazione e l’allestimento dei relativi materiali didattici” [Klimmek]
“L'insegnamento della lettoscrittura in italiano si svolge seguendo la stessa metodologia adottata dall'insegnante di classe per il tedesco. Tale metodologia, adottata in generale nelle classi prime tedesche, prevede la presentazione sistematica delle singole lettere, con molti esercizi di discriminazione auditiva dei fonemi corrispondenti. La presentazione delle lettere in italiano si svolge in genere a qualche giorno di distanza rispetto al tedesco, seguendo però lo stesso ordine. Ciò consente di evitare la ripetizione di esercizi di discriminazione visiva o grafica, per concentrarsi invece sull’individuazione del fonema nelle parole italiane incontrate dal gruppo nelle unità didattiche già svolte, con esercizi in forma di gioco. Si rimandano al secondo anno quelle combinazioni di lettere che possono creare interferenze (ci/ce, ch, gi/ge, gh,gn, sc, g1)” [Monti]
4) Sul piano della valutazione dei risultati, cominciano a profilarsi alcuni cauti giudizi delle operatrici. La direttrice della scuola, ad esempio, constata come, al termine del secondo anno scolastico,
“…gli alunni italiani sono in grado di distinguere accuratamente fra le due lingue, nel loro uso, anziché utilizzare in una stessa frase due e talvolta tre (con il dialetto) lingue diverse” [Peter-Burghof].
E il supervisore scientifico, Prof.Belke, conferma che
“…a giudizio di tutti docenti della sezione sperimentale, anche per gli alunni con retroterra italiano l’insegnamento bilingue è più redditizio dell’insegnamento in normali classi monolingui [tedesche]” [Belke].
A questo proposito, l’insegnante italiana constata uno dei vantaggi immediati di cui godono gli alunni italiani:
“Il fatto di poter scegliere di volta in volta tra le due lingue è motivante e ne aumenta il coinvolgimento” … In particolare alcuni alunni italiani, che non sono scolari particolarmente brillanti, hanno l'opportunità di sentirsi 'bravi', perchè essi sono, ad esempio, tra i primi ad imparare una filastrocca o il testo di una canzone o perchè sono in grado di spiegare ai compagni tedeschi le regole di un nuovo gioco. In generale mi pare che tutto il gruppo degli alunni italiani abbia maturato una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e di conseguenza un interesse e un impegno più costanti” [Monti]
La stessa docente segnala, però, che
“…la 'supremazia' degli alunni italiani si limita all'uso orale della lingua. Su 8 alunni di origine italiana 4 hanno difficoltà notevoli nella lettura e scrittura in entrambe le lingue, gli altri 4 sono in grado di leggere e comprendere anche semplici testi sconosciuti , ma le loro produzioni scritte non differiscono nella correttezza ortografica da quelle degli alunni tedeschi. Al contrario sono proprio gli alunni tedeschi i più sicuri nell'utilizzo delle regole ortografiche apprese” [Monti].
Questo fenomeno conferma lo scarto iniziale di competenza linguistica generale fra i due gruppi e gli effetti che questo scarto produce su tutti gli apprendimenti successivi.
In effetti, gli alunni tedeschi sembrano approfittare ancor più degli italiani dell’insegnamento bilingue, almeno per ciò che concerne gli aspetti cognitivi:
“Tra gli alunni tedeschi 3 o 4 mostrano in modo spiccato l'inclinazione a riflettere sulla lingua e la capacità di intuire le regole morfologiche implicite (ad esempio la formazione del plurale). Solo un'alunna tedesca ricombina in modo costante lessico e strutture appresi per 'parlare' italiano anche in modo spontaneo. Quasi tutti gli altri alunni sono in grado di utilizzare i segmenti linguistici appresi nei giochi in modo appropriato e con pronuncia corretta” [Monti]
In particolare, gli alunni tedeschi si giovano del fatto di avere in classe dei “native speakers” della lingua straniera:
“La presenza dei bambini italiani rende più rapido e facile I'apprendimento collettivo, la loro pronuncia, nella maggior parte dei casi corretta, fa da modello per g1i altri. Il fatto poi che essi capiscano per primi gli ordini di lavoro e le regole dei giochi consente all'insegnante di utilizzare quasi esclusivamente l'italiano durante le lezioni” [Monti].
5) In una prima valutazione generale della sperimentazione, il supervisore scientifico del progetto, Prof. Belke, rileva che lo stesso
“… reca sicuramente grossi vantaggi agli alunni tedeschi, in particolar modo per quanto concerne l’educazione interculturale e linguistica”, aggiungendo peraltro che “la capacità degli alunni di utilizzare le conoscenze nella lingua italiana a lunga scadenza e in contesti extrascolastici si potrà rilevare soltanto alla fine del quarto anno scolastico, allorché si potrà effettuare il confronto con le “interviste” registrate in seconda classe. D’altro canto, è noto –sulla scorta di precedenti ricerche – che la competenza“bics” (basic interpersonal communicative skills) acquisita in condizioni di “immersion” si manifesta assai tardi nel percorso di apprendimento linguistico” [Belke]
Ma per la Prof.Belke
“….il risultato più tangibile e di maggior rilievo dei progetti italo-tedeschi[in Germania] è rappresentato dall’impulso fornito dal coordinamento dell’insegnamento della lingua materna e della lingua straniera allo sviluppo di una didattica generale della lingua in una società multilinguistica, tenuto conto che la classica distinzione fra lingua materna, lingua straniera e L² - su cui si basano la scuola tradizionale e i programmi di immersione – corrisponde sempre meno ai connotati linguistici presentati dagli scolari in una società multiculturale” [Belke].