Lezioni dalla Finlandia

 

La Finlandia consegue nei test internazionali risultati eccellenti e lo fa con costanza da dieci anni. La qualità dei risultati si mantiene pressoché inalterata anche se si confrontano fra loro quelli delle varie scuole: non si registrano, ad esempio, differenze importanti fra scuole rurali e scuole urbane (benché le scuole posizionate nelle aree urbane forniscano in genere performances più elevate), oppure fra tipologie differenti di scuole. Si riesce, con uno scarto poco importante, a ottenere ottimi risultati per tutti (ad esempio nelle competenze in lettura, la varianza fra scuole è attorno all’8%, la percentuale più bassa tra i paesi OCSE. Teniamo presente che la percentuale di varianza in Italia si attesta tra un minimo del 43 ad un massimo del 64%, come si evince dai risultati italiani di OCSE 2009)

Fig. 1 – Comparazione fra risultati e spesa per studente (da Mourshed, Chijioke, Barber: Education – How the world’s most improved school systems keep getting better, McKinsey & Company, 2010)

Che la Finlandia sia salita al livello più alto di rendimento scolastico è stato il risultato di una serie di decisioni politiche deliberatamente attuate e fermamente sostenute in un periodo di tempo molto lungo. Tali riforme, sono state ben contestualizzate all’interno del panorama socio-culturale ed economico del paese, armonizzandosi e sfruttando al meglio le caratteristiche del territorio sul quale andavano ad insistere.

L’intuizione centrale che ha guidato la Finlandia nel programma di riforme nel corso degli ultimi decenni è stata quella di creare una scuola comune che accogliesse studenti provenienti da tutti i ceti sociali. L’idea di fondo dietro la creazione di una scuola unitaria di base è stata che tutti i bambini potevano aspirare a raggiungere livelli elevati di istruzione, e che la situazione familiare o regionale di origine non avrebbe dovuto in alcun modo limitare le opportunità educative: i finlandesi sono orgogliosi di offrire un ampio e ricco curriculum a tutti gli studenti, anche a quelli che scelgono il percorso professionale.

Il cuore pulsante del sistema educativo finlandese è infatti una “comprehensive school”, un corso di studi integrato di nove anni, uguale per tutti, in cui i bambini entrano al compimento del settimo anno di età. Andare a scuola non è obbligatorio, ma l’istruzione è obbligatoria fino a sedici anni, o fino al termine di questo corso di studi comune a tutti. La Finlandia ha un sistema misto, in cui i genitori hanno il diritto di scegliere la scuola per i loro figli, ma le scuole hanno a loro volta il dovere di accettare tutti i bambini che compongono il proprio bacino di utenza. Per quanto riguarda i bambini che studiano a casa, è dovere del Comune garantire che ricevano un’educazione adeguata agli standard del curriculum per l’istruzione di base.

Fig. 2 – L’organizzazione del sistema scolastico finlandese

Creare una scuola comune per tutti i ragazzi non aveva tuttavia in sé alcuna garanzia di qualità e di equità dell’istruzione. E’ stato piuttosto il costante e ponderato modo in cui la nuova organizzazione è stata implementata, a garantire il raggiungimento di risultati così straordinariamente elevati e uguali per tutti.

 

Per ottenere questi risultati, la Finlandia è riuscita a rendere l’insegnamento una scelta di carriera assai desiderabile tra i giovani finlandesi: l’insegnamento è oggi un mestiere molto selettivo in Finlandia, con insegnanti ben preparati, molto responsabilizzati e molto autonomi nel proprio lavoro. La qualità del corpo docente sembra essere il principale fattore che spiega l’alto livello e l’uniformità di prestazioni.

La decisione di tre decenni fa, di spostare la formazione degli insegnanti all’interno delle Università e aumentare il rigore e la lunghezza del formazione, è stata presa soprattutto in risposta alla sfida di ottenere buoni risulti per tutti. Si è infatti cercato di attrezzare i docenti a diagnosticare e progettare interventi tempestivi per quanti avessero difficoltà di apprendimento. Ma la sfida più grande, a partire dai primi anni Novanta,è stata quella di aiutare le scuole a differenziare l’istruzione sufficientemente bene da coinvolgere tutti gli studenti. Come emerge dai rapporti, nei programmi di preparazione per gli insegnanti ci si concentra intensamente nell’aiutarli a sviluppare queste abilità, soprattutto in quella parte del tirocinio che si svolge all’interno di “scuole modello” a gestione universitaria, sotto la supervisione di insegnanti esperti (in una logica simile a quella che le cliniche universitarie rivestono nel nostro paese per il settore medico, ossia luogo di apprendimento ma anche di eccellenza per quanto riguarda innovazione e ricerca).

Fino a tempi recenti, la Finlandia non sembra invece aver destinato lo stesso tipo di attenzione al reclutamento e alla formazione dei presidi, ma è difficile credere che il sistema scuola nel suo complesso potrebbe essere così performante senza una leadership solida, soprattutto in considerazione del grado di autonomia di cui godono le singole scuole.

Siamo infatti all’interno di un un modello professionale di responsabilità. Gli insegnanti finlandesi sono addestrati a riconoscere i bambini che hanno difficoltà e a intervenire prima che questi bambini si scoraggino o arretrino troppo rispetto ai loro compagni. Il fatto che ogni scuola abbia uno specialista appositamente formato – l’insegnante di sostegno – per interventi mirati, significa che l’insegnante regolare ha un supporto vicino e costante, al punto tale che  i bambini che faticano ad apprendere non passano inosservati.

Le piccole dimensioni delle scuole finlandesi sono un ulteriore importante elemento di qualità. Questa combinazione di fattori contribuisce a spiegare il perché del divario tra le varie scuole in Finlandia è così ridotto rispetto a quasi tutte le altre nazioni.

La Finlandia non è il paese che spende di più per allievo tra i paesi OCSE, per cui il denaro non è l’unico fattore che può spiegare il suo successo. Gli stipendi degli insegnanti sono in linea con la media degli altri paesi europei. Le scuole sono normalmente di piccole dimensioni, hanno un minimo di spese generali amministrative e i presidi sono tenuti a insegnare. In Finlandia i costi dell’educazione speciale sono significativamente inferiori  rispetto ai paesi che sostengono la necessità di classi separate di educazione speciale per gli studenti meno abili. Infine, poiché le scuole finlandesi dipendono per lo più da un governo municipale, non c’è nessuna unità intermedia tra i comuni e il ministero. Pertanto, fatta eccezione per le spese dell’amministrazione nazionale per l’istruzione, praticamente tutti i soldi spesi per l’istruzione in Finlandia si concentrano sulle scuole e sulle aule.

Per molti versi, ciò che è più caratteristico dell’esperienza finlandese è il grado in cui il sistema educativo si è sviluppato in stretto allineamento con la sua economia e struttura sociale. La storia  delle riforme dell’istruzione non potrebbe essere spiegata senza il riferimento allo sviluppo del welfare negli anni Sessanta e Settanta e allo sviluppo economico fondato sull’ICT degli ultimi due decenni, con costanti investimenti in innovazione e ricerca. Gli insegnanti finlandesi provengono dall’eccellenza dei laureati, sono lavoratori della conoscenza altamente qualificati e sono trattati come tali. Sono pressoché gli unici responsabili dei risultati dei propri studenti, come dimostra l’eliminazione dell’ispettorato e l’assenza di valutazioni esterne. Il curriculum è stato inoltre progettato per incoraggiare un approccio all’apprendimento basato sulla ricerca.

 

Le scuole finlandesi lavorano dunque per coltivare nei giovani una forma mentis adeguata ad un contesto di innovazione: creatività, flessibilità, iniziativa, assunzione di rischi e capacità di applicare conoscenze in situazioni nuove. Alcuni scettici ritengono che le alte prestazioni in  PISA dipendano dal grado di allineamento tra il tipo di apprendimento che PISA valuta ed i valori e gli obiettivi del sistema educativo finlandese. Vi è chiaramente una certa verità in questa osservazione, ma ciò non può in alcun modo essere considerata una critica al sistema finlandese. I finlandesi non sono affatto dispiaciuti di preparare i giovani per una economia in cui innovazione e spirito imprenditoriale saranno i driver del progresso.

Ci sono due osservazioni finali sulla qualità del sistema finlandese e su come questo si riflette più ampiamente sul paese. La prima ha a che fare con la natura stessa della riforma dell’istruzione in Finlandia. La maggior parte dei governi mette in atto le riforme attraverso nuovi programmi, per esempio dimensioni delle classi più piccole, valutazioni esterne più ambiziose, una maggiore crescita professionale. Riforme come queste non incidono abbastanza profondamente sulle caratteristiche fondanti del sistema. La riforma finlandese, invece, e in particolare la creazione del ciclo di base unico e uguale per tutti, ha creato ex novo qualcosa che funzionava in modo radicalmente diverso rispetto al passato. E’ stata la “configurazione” complessiva di questo nuovo settore (invece delle continue, parziali iniziative di un governo centrale) la chiave del successo finlandese.

La seconda osservazione ha a che fare con la fiducia. La fiducia ovviamente non può essere imposta per legge, ma dovrebbe piuttosto essere precondizione per realizzare riforme istituzionali profonde, come quelle che hanno visto la realizzazione del ciclo unico in Finlandia. Tuttavia, nel caso specifico del rapporto tra insegnanti e società, la fiducia è piuttosto la conseguenza di precise decisioni politiche. Visto il rispetto di cui hanno storicamente goduto gli insegnanti in Finlandia, vi era certamente una solida base di partenza, ma la combinazione di una preparazione iniziale estremamente rigorosa e di un’ampia capacità decisionale su elementi quali il curriculum e la valutazione, hanno reso possibile per gli insegnanti finlandesi esercitare un’autonomia professionale comparabile a quella di altre prestigiose categorie professionali. Questa concessione di fiducia da parte del governo, unita al nuovo status di laureati in corsi altamente selettivi, ha dato agli  insegnanti la possibilità di incrementare la fiducia loro accordata dai genitori e dagli altri membri della comunità.  In Finlandia sembra essere ben poco l’interesse nell’introdurre la valutazione e un regime di responsabilità verso l’esterno, come invece accade in molti altri paesi OCSE, e in particolare Stati Uniti e Regno Unito: è questa forse la miglior prova della fiducia fondamentale che sembra esistere tra gli educatori e la comunità.