Raccontare PQM: contributi dalle scuole

A partire da quest’anno, il sito PQM apre una nuova sezione dedicata alla documentazione di quanto accade nelle scuole che sperimentano PQM. Vogliamo infatti offrire ai tutor e a quanti partecipano al progetto, la possibilità di raggiungere una vasta platea di utenti e arricchire il sito di contenuti e approfondimenti.

Per accedere alla pubblicazione sarà necessario richiedere un account personale dell’autore inviando una richiesta alla redazione PQM (pqm@indire.it).

La richiesta di account dovrà essere corredata da una breve sinossi (max. 1 cartella) dell’opera. Al momento della richiesta sarà necessario fornire un recapito telefonico ed e-mail dell’autore (o del referente del gruppo di autori, in caso di un lavoro a più mani) per facilitare il contatto e la richiesta di informazioni sull’opera. In caso di pubblicazione di immagini e video che ritraggano ragazzi a scuola o docenti, sarà necessario fornire alla redazione PQM le liberatorie per la pubblicazione.

Una volta ricevuto l’account sarà necessario:

  • Loggarsi. Una volta eseguito l’accesso, il CMS vi consentirà di pubblicare il testo corredato di link ad approfondimenti multimediali. Il testo non sarà automaticamente pubblicato, ma sarà sottoposto all’approvazione della redazione che si riserva il diritto ad intervenire .
  • Ricordarsi di inserire, se possibile, un’immagine emblematica dell’argomento trattato.
  • Ricordarsi di inserire, se possibile, un video dell’argomento trattato.

Immagini e filmati non saranno direttamente ospitati sul server di Indire e sarà consentito il solo embedding da siti pubblici (flickr, youtube, vimeo, ecc.).

 

Sarà a breve disponibile la policy applicata a questa sezione e una piccola Pagina di FAQ (domande più comuni) dedicata alla gestione dei materiali.

Buon lavoro e buon anno da poco iniziato!

Novità per l’anno 2011/2012

L’anno 2011-2012 presenta alcune novità rispetto all’impianto del progetto e alle caratteristiche dell’offerta formativa.
I concetti chiave che stanno al cuore di questa trasformazione sono: 
- La centralità della fase di diagnosi (lettura risultati e processo di scelta degli interventi di potenziamento). E’stato ampliato il gruppo degli esperti che collaborano con l’ANSAS : oltre agli esperti disciplinari di ambito logico matematico e linguistico hanno contribuito alla realizzazione del piano dell’offerta formativa anche docenti afferenti all’area pedagogico-psicologica.

- Un piano dell’offerta formativa che comprenda  anche contributi riguardanti sia la formazione tra pari (comunicazione formativa, gestione del gruppo e strategie di peer coaching) che l’attuazione delle azioni di potenziamento e miglioramento (strumenti di rilevazione ed intervento su motivazione, clima di classe, atteggiamento, disturbi dell’apprendimento).

- La presenza di materiali di studio e strumenti operativi per consolidare il modello PQM e stimolare la condivisione dello stesso a livello di dipartimento disciplinare e collegio docenti al fine di formare figure di sistema che possano agire il miglioramento all’interno della propria istituzione scolastica.

Per questa annualità il nuovo modello formativo che si prefigge innescare quel cambiamento indispensabile al consolidamento e alla diffusione del modello PQM all’interno del sistema scolastico.

Il progetto PQM (Piano Nazionale Qualità e Merito) si pone come obiettivo principale lo sviluppo e la diffusione nelle scuole di un modello che promuova un sistema di “valutazione responsabile e funzionale” teso al miglioramento del sistema educativo ed alla valorizzazione dell’autonomia scolastica.

La valutazione viene in tal senso considerata un “indispensabile strumento e risorsa attraverso cui adottare metodi di lavoro, tempi di insegnamento e soluzioni funzionali alla realizzazione dei piani dell’offerta formativa e alle esigenze e vocazioni di ciascun alunno” (Atto di indirizzo del Ministro, settembre 2009).

Nel primo anno (2009-2010) sono stati coinvolti a livello nazionale circa 80 tutor e 1150 classi di scuola secondaria di I grado (classi prime, area logico-matematica); l’anno appena concluso circa 180 tutor e un totale di 2338 classi di scuola secondaria di I grado (classi prime e seconde area logico-matematica, classi prime per l’area linguistica).

Quest’anno non saranno coinvolte altre nuove classi e l’obiettivo è quello di accompagnare i tutor verso la terza fase, in cui l’obiettivo primario sarà la diffusione delle buone pratiche all’interno della scuola e la disseminazione del progetto PQM.

Il modello PQM evidenzia la relazione costante tra misurazione degli apprendimenti in ingresso, interventi di miglioramento e misurazione degli apprendimenti in uscita. Questo percorso si articola in quattro momenti e vede l’intervento congiunto dell’INVALSI, per quanto riguarda la predisposizione e la somministrazione delle prove di valutazione, e dell’ANSAS, per quanto concerne invece l’azione formativa di tutor e corsisti e dunque il supporto costante alle scuole coinvolte nelle diverse fasi del progetto.

Nell’ottica di un miglioramento continuo del progetto stesso ogni anno sono state svolte indagini di monitoraggio rivolte a coloro che vi hanno preso parte, dalle quali sono state ricavate informazioni utili per modificare il piano dell’offerta formativa e le modalità di svolgimento delle azioni formative.

Nelle riflessioni è stato evidenziato che:

  • Le prove oggettive ed esterne possono risultare un utile strumento per integrare i quotidiani momenti di verifica in classe. Tuttavia, queste  non attivano da sole un completo processo di diagnosi in quanto riguardano solo alcune discipline e solo alcuni specifici ambiti e processi. E’ dunque emersa la necessità di ulteriori strumenti sia per la lettura didattica dei risultati che per la rilevazione e l’intervento su altri elementi di “contesto”, come il clima e l’atteggiamento verso la disciplina.
  • L’elaborazione del piano di miglioramento può costituire un momento importante di condivisione tra colleghi e all’interno dei network, finalizzato all’individuazione dei punti di forza e di debolezza degli apprendimenti in classe. Tuttavia la comunicazione tra pari e la motivazione all’autoriflessione sono processi importanti su cui porre maggiore attenzione.
  • L’attuazione dei moduli di potenziamento degli apprendimenti e gli  interventi di formazione tra pari hanno offerto la possibilità di sperimentare e diffondere pratiche didattiche innovative che mettano al centro l’approccio laboratoriale, il lavoro di gruppo e  l’interdisciplinarietà. Tuttavia è emersa la necessità di ulteriori strumenti di approfondimento per permettere un maggior coinvolgimento del collegio docenti e della dirigenza affinché il “modello” possa slegarsi dal disciplinare e tradursi in modalità efficace di organizzazione e gestione della didattica.

 

Come garantire la qualità del sistema educativo italiano?

Ne parliamo con l’autore di “Meritocrazia”, Roger Abravanel. Alcune riflessioni a partire dalle indagini internazionali.

Si parla spesso di emergenza educativa in Italia, può spiegare cosa significa effettivamente?

LE STATISTICHE OCSE DIMOSTRANO COME ESISTA UNA CORRELAZIONE STRETTA TRA CRESCITA ECONOMICA E RISULTATI DEI TEST DEGLI STUDENTI ITALIANI. L’ITALIA È FORTEMENTE IN RITARDO SU ENTRAMBI.

L’economia mondiale è in forte cambiamento e richiede un sistema educativo che formi alle “competenze della vita”. Le statistiche OCSE e le recenti indagini internazionali dimostrano che esiste una stretta correlazione tra crescita economica e risultati dei test degli studenti, e confermano che gli scarsi risultati nel campo dell’istruzione sono elemento di preoccupazione per l’Italia, che registra una bassissima crescita di produttività e basse prestazioni nell’ambito del mercato del lavoro dei giovani; gli studenti italiani nella scuola secondaria raggiungono livelli di conoscenze numeriche e letterarie tra i più bassi all’interno dell’OCSE .
Occorre educare i nostri giovani alle “competenze della vita”, necessarie per favorire lo sviluppo di attività produttive competitive in un mondo in forte evoluzione. Risorse umane ben formate e competenti sono indispensabili per favorire la nascita e lo sviluppo di imprese vincenti nel settore dei servizi, in forte espansione, e promuovere l’innovazione necessaria allo sviluppo del sistema economico del nostro Paese.
È necessaria una nuova alfabetizzazione per un nuovo millennio. Gli italiani però non sono consapevoli di questo: una ricerca recente ha dimostrato che l’80% degli italiani sono “analfabeti”, intendendo l’analfabetismo come mancato sviluppo delle competenze della vita. Bisogna insegnare ai “cittadini” italiani a capire ciò che leggono, a risolvere i problemi, e anche a saper organizzare il proprio lavoro e quello degli altri, ad interagire, a dibattere, a comunicare.
L’idea di una scuola che istruisce è cambiata in tutte le parti del mondo in quella di una scuola che fornisce le competenze per la vita, così che i cittadini abbiano una educazione civica efficace, i lavoratori possano entrare in una economia dei servizi, e anche chi guida il Paese proponga e faccia le regole più giuste.
Nel nostro Paese le competenze per la vita mancano sopratutto perché non sono insegnate a scuola, eppure già dieci anni fa si decise di misurarle.
Per superare l’attuale emergenza educativa occorrerà un grandissimo investimento e puntare sulla qualità dell’insegnamento.

Studi internazionali dimostrano che la qualità di un sistema educativo è in stretta correlazione alla qualità degli insegnanti che lo compongono. Quali interventi sono necessari per valorizzare il patrimonio di risorse umane del nostro Paese?

MISURARE LA QUALITA’ CON TEST STANDARD SULLE COMPETENZE DELLA VITA DEGLI STUDENTI, MIGLIORARE LA FORMAZIONE , RESPONSABILIZZARE SCUOLE E INSEGNANTI SULLA QUALITA’ E MIGLIORARE LA SELEZIONE.

Molte delle ricerche che Lei cita dimostrano che la qualità dell’insegnamento conta più di qualsiasi altra cosa per raggiungere dei buoni risultati nel campo dell’istruzione. Una ricerca condotta sul campo dalla Sanders and Rivers (Cumulative and Residual Effects on Students Future Academic Achievement) ha sperimentato che alunni i quali, ad 8 anni, manifestavano performances simili collocabili al 50° percentile, affidati l’uno ad un insegnante molto bravo, l’altro ad un insegnante meno competente, all’età di 11 anni raggiungevano livelli di performance molto diversi (il primo era salito al 90° percentile, il secondo era sceso al 32°).

La qualità degli insegnanti è perciò la leva principale per migliorare la qualità dell’apprendimento nel nostro Paese. Occorre tuttavia rivedere la formazione iniziale degli insegnanti, condizione necessaria per un buon insegnamento. La formazione iniziale non è sufficiente se non è costantemente supportata, nell’arco di tutta la vita professionale del docente, da una formazione continua che garantisca un adeguato aggiornamento professionale durante la carriera. Lo sviluppo professionale formale è limitato in Italia dal fatto che non è né obbligatorio né richiesto ai fini della progressione economica e gli insegnanti devono farsi carico dei costi della formazione.
Un altro elemento chiave del miglioramento della qualità della scuola è l’introduzione di un sistema nazionale di test standard per misurare gli apprendimenti degli studenti. In molti paesi d’Europa è diffusa da anni la pratica di adottare test nazionali standard come strumento importante per la valutazione e il monitoraggio sistematico della performance degli alunni e della qualità dell’offerta educativa della scuola.
La valutazione affidata esclusivamente agli insegnanti rischia spesso di non essere oggettiva; lo dimostrano i dati recenti sull’attribuzione dei 100 e lode agli esami di maturità, fortemente differenziata nelle diverse regioni d’Italia.
Non ci sono molte variabili per fare di una scuola una buona scuola: non tanto quanto si spende, nemmeno la dimensione delle classi ma la qualità dell’insegnamento, la bravura del docente, la sua capacità di insegnare agli studenti è l’elemento decisivo. Dove il sistema di istruzione funzione, la professione di insegnante è tra le più stimate e prestigiose in società – possono vedersi i casi della Finlandia, di Singapore, del Canada e della Corea.
È l’insegnante a influire enormemente sul livello e la qualità dell’apprendimento, che occorre innanzitutto misurare. Questa misura è funzionale alla formazione, una formazione pensata sulla didattica e sul posto di lavoro, poiché la formazione è l’aspetto determinante che più influisce sulla capacità di insegnamento dei docenti.

Sono già state attivate delle iniziative in tal senso?

IN QUESTI DUE ANNI SI SONO INIZIATE LE SPERIMENTAZIONI INVALSI E IL PILOTA PQM (PROGETTO QUALITA’ E MERITO)

A partire dall’anno scolastico in corso l’INVALSI ha messo a punto un sistema di rilevazione standard degli apprendimenti, che attualmente coinvolge tutte le seconde e quinte classi della scuola primaria, la prima media e la terza media, dove la prova nazionale fa parte dell’esame di stato conclusivo.
Per le classi intermedie l’uso del test standard consente alla scuola ed agli insegnanti di poter confrontare i risultati sia all’interno che all’esterno della classe ed attivare un processo di autovalutazione della scuola e progettare specifiche azioni di miglioramento. Nell’anno appena concluso abbiamo sperimentato con 400 scuole in Italia il progetto PQM che, partendo dal test nazionale erogato agli inizi della prima media per matematica, ha dato il via ad un importante processo di analisi delle aree critiche, quindi di diagnosi e progettazione di azioni di miglioramento, rivolte sia ai docenti, con attività strutturate di formazione, che agli alunni, per i quali sono stati impostati percorsi di approfondimento con una didattica innovativa.
I dati della sperimentazione saranno disponibili a breve, ma già da primi esami empirici si è rilevato che, nelle aree di curricolo affrontate e per le quali sono stati realizzati corsi supportati da esperti disciplinari, i risultati conseguiti nella seconda sessione di test svolta a maggio sono decisamente migliorati.

Come un sistema di valutazione e di premio del merito tiene conto di condizioni iniziali anche profondamente diverse da scuola a scuola?

FOCALIZZANDOSI SUL MIGLIORAMENTO MISURATO NEL CORSO DEGLI ANNI E NON SUL PUNTO DI PARTENZA

L’importante, in questo caso, è utilizzare i dati della misurazione come punto di partenza di un processo di miglioramento che rilevi le carenze oggettive e sappia trarre da queste gli elementi per una progettazione di azioni migliorative efficaci.
E’ evidente che le condizioni di partenza, soprattutto nelle zone più disagiate del paese, sono determinanti per lo sviluppo di competenze adeguate agli studenti; occorrerà tener conto dei dati delle misurazioni standard per progettare interventi che riducano il gap e sviluppino percorsi formativi adeguati.
In questo caso il sistema nazionale dei test, che si sviluppa su un percorso che parte dalla seconda classe di scuola primaria e arriverà, il prossimo anno, a testare i quindicenni e, probabilmente, nel 2012 anche gli allievi della maturità, consentirà di tenere sotto osservazione i progressi anche individuali e realizzare le azioni di supporto e coaching necessarie.
La valutazione standard alla maturità, inoltre, avrà un impatto positivo anche sul sistema di orientamento universitario, eliminando le incongruenze che si sono verificate negli ultimi due anni. I tanti 110 e lode in alcune regioni del sud (in media un alunno ogni due esaminati ha raggiunto tale valutazione), saltano agli occhi se confrontati con quelli delle regioni del nord, dove la quantità dei 110 e lode è decisamente inferiore.
Il test standard eliminerebbe queste disparità, e contemporaneamente consentirebbe di valutare con maggiore correttezza il merito individuale e favorire sviluppi adeguati per ogni ragazzo in coerenza con le capacità individuali.