L’idea della “vita su Marte” non è mai stata abbandonata, nonostante che le sonde spaziali mostrino un luogo vuoto e deserto [fig. 1]. Così è la superficie del pianeta. In realtà Marte è un pianeta ancora vivo, con vulcani rimasti in attività sino a venti milioni di anni fa: in termini astronomici è “ieri” e potrebbero risvegliarsi [fig. 2]. Adesso siamo certi che nel sottosuolo dovrebbe esserci l’acqua e ciò fa pensare a qualcosa di vivo, ai batteri. Marte, insomma, è un prezioso laboratorio per studiare come la vita è apparsa nel sistema solare e per capire se è arrivata dallo spazio o se invece si può sviluppare, magari in forme diverse, sui pianeti [fig. 3].
In queste frasi dell’astrofisica italiana Margherita Hack (intervista al “Corriere della sera”, 27 agosto 2003) è possibile individuare le principali questioni aperte - e le possibili risposte che la scienza potrà dare - relativamente all’esplorazione diretta e alla conoscenza scientifica del pianeta Marte. [fig. 4]
Esplorazioni e conoscenza scientifica di Marte che, iniziate in forme pioneristiche fin dal 1960 con sonde statunitensi e sovietiche, hanno finalmente trovato in questo nuovo millennio la strada per un loro primo compimento. Il riferimento è alle missioni spaziali promosse, a partire dal 2003 ed ancora in pieno svolgimento, da un lato, dall’Unione Europea con l’ESA (European Space Agency) [fig. 5] e, dall’altro, dagli Stati Uniti con la NASA (National Aeronautics and Space Administration).
Della missione europea l’Indire presenta qui le immagini didatticamente più significative, entrate a pieno titolo nella banca dati “DIA” [http://www.indire/archivi/dia/]. Si tratta di fotografie fondamentali per la conoscenza geofisica del pianeta [fig. 6].
L’attuale missione dell’ESA per Marte ha avuto inizio il 2 giugno 2003 quando, con l’ausilio di un vettore russo “Sojuz”, la sonda “Mars Express” è stata lanciata in direzione del pianeta rosso [fig. 7]. Dopo un viaggio di oltre quattrocento milioni di chilometri, a metà dicembre la sonda è arrivata ad inserirsi in un’orbita marziana molto ravvicinata [fig. 8], tale da permettere l’acquisizione di foto a colori di assoluto rilievo scientifico [fig. 9].
Al contrario di quanto sta accadendo nelle esplorazioni statunitensi, dove le immagini sono scattate sulla superficie del pianeta, tutte le foto realizzate nell’ambito della missione dell’ESA provengono dalla sonda in orbita [fig.10].
La presentazione di queste immagini [fig. 11] si inserisce perfettamente nella linea programmatica di “DIA”: una banca dati “in progress” che, senza cadere nella rincorsa dell’attualità “a tutti i costi”, ha scelto di privilegiare l’attenzione alla qualità delle “immagini per la didattica”; in tal modo “DIA” è pronta ad accogliere novità, scoperte, “recuperi storici”, in tutti gli ambiti disciplinari, da poter opportunamente offrire ai docenti e agli studenti della scuola italiana, dalla primaria all’ultimo anno delle superiori.
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