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07 dicembre 2004

Voice of Youth: parlare ed essere ascoltati

Il sito dell'Unicef, realizzato dai ragazzi del mondo dal 1995, per promuovere scambi tra gruppi sociali diversi.

di Francesco Proia

Effettivamente è solo un sito.

Voices of Youth è, infatti, il sito realizzato quest'anno dall'Unicef in occasione del quarto World Summit on Media for Children and Adolescents.

La particolarità, però, che lo rende interessante, oltre agli argomenti affrontati che stimolano i giovani a esplorare, discutere e lavorare insieme sul tema dei diritti umani e del cambiamento sociale, è la storia stessa del sito, gli scopi e i soggetti che lo animano.

Voice of youth nasce intorno al 1995, quando più di 3.000 ragazzi da 81 Paesi diversi inviarono il loro messaggio ai leaders mondiali in occasione del World Summit for Social Development.

Dia IndireOggi cambia lo spazio di discussione, ma non gli attori e gli intenti: se le nuove tecnologie giocano un ruolo importante nel dialogo interculturale, l'iniziativa dell'Unicef usa Internet e i nuovi media come un ponte per promuovere scambi formativi tra gruppi sociali diversi.

Lo scopo, infatti, è offrire ai ragazzi un ambiente virtuale sicuro e interessante in cui incontrarsi da tutto il mondo, discutere e condividere esperienze, sviluppando la loro consapevolezza, il senso della leadership e la capacità di costruire gruppi e il pensiero critico.

Per esempio, nella sezione Speak Out, si invita invece a leggere ciò che gli altri giovani hanno detto e a prendere parte alla discussione.

Ma il sito non è solo dedicato al forum: online - nell'area Take Action - i giovani trovano spunti di riflessione, approfondimenti e le possibili iniziative da intraprendere per rendere il mondo un luogo più adatto a loro.

Un'altra parte importante è dedicata ai dialoghi intergenerazionali: Voices of Youth vuole offrire ai ragazzi la possibilità di interagire con adulti di riferimento, di parlare ed essere ascoltati, confrontando esperienze e prospettive per tentare di lavorare verso soluzioni comuni.

L'unico neo è che, navigando per il sito e incontrando ragazzi dal Nepal alla Nigeria, non compaiono giovani italiani.
Ma a questo, soprattutto con l'aiuto degli insegnanti, si può rimediare.

 

 

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