“Troppi governi adottano consapevolmente e deliberatamente decisioni che, nei fatti, arrecano
gravi danni all’infanzia. La povertà non viene dal nulla; la guerra non è un evento spontaneo; l’AIDS non si diffonde per cause intrinseche […] non abbiamo mantenuto le promesse fatte per l’infanzia”.
Queste le parole di Carol Bellamy, Direttore Generale dell’UNICEF, a commento del il Rapporto Annuale sulla “Condizione dell’infanzia nel mondo 2005- l’infanzia a rischio”, presentato a Roma giovedì scorso.
E la promessa non mantenuta di cui parla Bellamy non è una metafora, ma si riferisce alla Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989: 16 anni di innovazione e progresso e non è cambiato niente, almeno per milioni di bambini.
I numeri, calcolati dalla London School of Economics e dall’Università di Bristol, sono sull’ordine dei milioni di bambini privati di tutti i diritti dell’infanzia: 640 milioni non dispongono di alloggi adeguati, 500 milioni non hanno accesso a servizi igienici di base, 400 milioni non hanno accesso a fonti d’acqua sicura, 300 non hanno accesso all’informazione (TV, radio e stampa), 270 non hanno accesso ai servizi sanitari e oltre 120 milioni di bambini (140 milioni secondo le stime dell’Università di Bristol), la maggior parte dei quali sono bambine, non sono mai andati a scuola, infine 90 milioni di bambini soffrono di grave carenza di cibo.
Ma i numeri dicono poco: se a posto di un quattro ci fosse un due e viceversa, cambierebbe poco.
La scuola, invece, può cambiare molto.
Considerando, per esempio, l’HIV, la povertà o la guerra - i tre principali fenomeni che minacciano l’infanzia - la scuola, nei paesi del terzo o quarto mondo, può dare a una bambina un'istruzione e una più chiara percezione del proprio potenziale, una maggiore fiducia in sé, più possibilità di guadagno, salde competenze sociali e maggiori capacità di difendersi dalla violenza e dalle malattie. Non è poco.
E qui?
Secondo Bellamy “la maggior parte dei danni deriva dall’incapacità dei governi di essere all’altezza delle regole stesse della Convenzione”.
E a prova contraria, chi governerà tra quarant’anni, frequenta la quinta elementari oggi.