Dal 22 Gennaio al 22 Febbraio 2005 presso l’Archivio di Stato di Firenze sarà inaugurata la prima mostra dedicata all'Architettura Sovietica del periodo dell’Avanguardia, intitolata “VChUTEMAS: Project of Soviet Avant-Garde, from the Collection of Museum by M.ARCH.I.”.
L’ iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Moscow Architectural Institute ''MARCHI''; il CSA, Centre for Contemporary Architecture, la Fondazione Romualdo Del Bianco di Firenze, la Facoltà di Architettura di Firenze, l’ Assessorato alle Relazioni Internazionali del Comune di Firenze e l’Archivio di Stato di Firenze.
Una raccolta di 40 progetti architettonici e di fotografie originali correlata ad una rassegna di filmati, modelli ed installazioni virtuali risalenti anni '20 illustreranno il rivoluzionario percorso estetico che ha reso il VChUTEMAS uno dei centri vitali dell’Avanguardia architettonica russa;
Tutte le riproduzioni ed filmati provengono dall'importante documentazione conservata presso il Museo Markhi, Moscow Architectural Institute che, grazie alla preziosa collaborazione del Rettore, il Prof. Alexander Petrovich Kudryavtsev, del Direttore del Museo, La risa Ivanova-Vien e di Irina Korobina, curatrice della mostra, hanno permesso di ricostruire uno scorcio della Russia all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre.
Con l’abolizione della proprietà privata del suolo e dei mezzi di produzione, in Urss furono proprio gli architetti infatti che si fecero carico della responsabilità dell’edificazione di una nuova città e soprattutto di un nuovo modo di progettarla e comprenderla. Nel 1918 la capitale fu trasferita da Pietroburgo a Mosca, che doveva in parte essere riedificata e ampliata. Per la realizzazione della nuova città, nella fiduciosa utopia di un intero Paese rinnovato, si impostarono nuovi rapporti di lavoro e di conoscenza, improntati ad un deciso rifiuto di qualsiasi tipo di visione settoriale, rivolti invece alla unificazione metodologica delle varie scale di progettazione, dall’urbanistica alla grafica, attraverso i distinti elementi che costituiscono un ambiente urbano. L’architettura sovietica operò una vera e propria rivoluzione interpretando nei fatti le parole di Majakovskij :“Cambiar di giaccia fuori, è poco, compagni! Rivoltatevi di dentro! ”
I VChUTEMAS, gli Ateliers tecnico-artistici superiori di stato, furono i laboratori nei quali si realizzò questa innovazione pratica e teorica. L’ esperienza portata avanti in questi istituti risultava programmaticamente improntata ai dettami della “Prospettiva rovesciata” dello storico e teorico Pavel Florenskij che vi insegnò tra il 1921 e il 1924. La sua chiamata al VChUTEMAS da parte di V. A. Favorskij, che insegnava e svolgeva ruoli istituzionali alla Facoltà Poligrafica, rispondeva a due finalità:
Tema ricorrente delle lezioni di Florenskij era l’analisi della spazialità nelle opere di arte figurativa, e che contestualizzava la questione della prospettiva "da un lato, come è consuetudine, da un punto di vista matematico-formale, e dall’altro dal punto di vista della realtà, cioè in relazione alla percezione concreta del mondo, alla sua rappresentazione, ai problemi dell’arte e, infine, in relazione alla stessa struttura spaziale del mondo"
La radicalità della sua critica non riguardava il metodo della prospettiva lineare in quanto tale, perché “ogni metodo è buono in rapporto a un fine rigorosamente fissato, ed è cattivo appena si cambia lo scopo”, quanto, in primo luogo, la concezione del mondo che esso sottendeva, propria a quella “civiltà borghese della seconda metà del XIX secolo”, animata dalla “fede incrollabile” di essere "valida in assoluto, definitivamente perfetta” e che informava una storia dell’arte per la quale un’opera che non rispettasse le regole della prospettiva lineare era ritenuta “primitiva”, incapace di comprendere lo spazio e di coglierne il senso.
È perciò a partire dal rifiuto di tale concezione del mondo che Florenskij considerava la prospettiva lineare ed analizzava le contraddizioni insite nella sua velleità razionalizzante del mondo, che veniva attuata attraverso la netta separazione tra teoria e pratica.
L’iniziativa di questa mostra non solo ci avvicina, quindi, ad una realtà storco artistica, più ampiamente estetica, che la distanza politica con l’occidente ha tenuta lontana per circa 70 anni, ma intende illustrare un percorso di pensiero che, nell’incontro con una rinnovata Europa, si riscopre attuale nel suggerimento di uno sguardo sul mondo che riesca a giocare in modo creativo con una molteplicità di prospettive interpretative e di significazione riscoperte nella ricchezza e democraticità del loro dialogo, nel contesto di una ricerca azione non disgiunta ideologicamente dalla teoria.
La mostra avrà luogo dal 22 Gennaio al 22 Febbraio presso l’Archivio di Stato di Firenze, in Viale Giovine Italia 6, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.30. L’ingresso è libero.
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