Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dopo aver reso noti i dati relativi alle presenze nelle scuole italiane di alunni stranieri, ha ora pubblicato un nuovo studio di taglio più analitico: l’"Indagine sugli esiti degli Alunni con Cittadinanza non Italiana", che analizza i risultati a scuola degli alunni stranieri, partendo dal presupposto che il successo scolastico sia un elemento qualitativo su cui misurare l’integrazione dell’alunno non italiano.
La lunga e dettagliata analisi, che fa riferimento all’anno scolastico 2003/2004, contiene una comparazione tra i tassi di promozione degli allievi stranieri e quelli degli allievi italiani, nei diversi ordini di scuola e nelle diverse realtà territoriali. Presenta, inoltre, i risultati di un approfondimento su un gruppo significativo di istituti superiori e propone un confronto con la situazione di altri Paesi europei con esperienze di immigrazione più lunghe e consolidate: Germania, Inghilterra, Francia e Spagna.
In estrema sintesi, il messaggio chiave dell’indagine è che, indipendentemente dall’ordine di scuola, l’esito scolastico degli alunni stranieri è costantemente inferiore rispetto a quello dei compagni di scuola italiani; riprendendo l’espressione utilizzata nello studio, alunni italiani e stranieri non arrivano “insieme al traguardo”. Analizzando in dettaglio i dati relativi ai vari ordini di scuola si notano dati interessanti; ad esempio, nell’ambito della scuola secondaria di secondo grado, la maggior percentuale di promossi fra gli studenti stranieri si riscontra nei licei (80,30%), mentre la minor percentuale negli istituti professionali (70,40%).
A livello regionale l’indagine rivela che, per quanto riguarda la scuola primaria e la secondaria di primo grado (all’interno delle quali ritroviamo un’enorme fetta della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana) tra le regioni con esiti migliori da parte degli allievi stranieri prevalgono le regioni del Centro-Nord e, tra di esse, proprio quelle con le presenze numericamente più significative: l’Emilia Romagna, che ha la percentuale più alta di alunni non italiani rispetto al totale degli alunni, e la Lombardia, che ha il maggior numero di allievi stranieri in valore assoluto.
Si
può ritenere che l’esito scolastico degli stranieri sia migliore nelle regioni in cui essi sono presenti in modo significativo, più di quanto non accada là dove sono meno numerosi. Tuttavia, lo studio evidenzia anche come ci siano alcune rilevanti eccezioni che contraddicono questo assunto e rendono necessarie, di conseguenza, indagini più approfondite a livello territoriale.
Un’altra interessante considerazione è che, in linea generale (le eccezioni, tuttavia, sono sempre possibili), quando in una scuola ci sono tanti alunni stranieri essi tendenzialmente ottengono esiti meno positivi. Invece, la presenza di diverse cittadinanze non italiane anziché pregiudicare, sembra invece favorire risultati scolastici positivi da parte degli stranieri.
Tra gli altri fattori presi in considerazione, lo studio evidenzia che "il contesto socio-economico non favorevole condiziona molto spesso gli esiti finali degli alunni stranieri più di quelli degli alunni italiani e non sempre il potenziale delle condizioni socio-economiche favorevoli si traduce in corrispondente sostegno al conseguimento di esiti positivi degli alunni stranieri” (p. 80). Infine, gli anni di scolarizzazione pregressi effettuati in Italia e la presenza di misure di accoglienza (ad esempio mediatori linguistico-culturali e/o di laboratori di facilitazione linguistica) si associano a più elevati tassi di successo scolastico degli alunni stranieri.
Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a scaricare l’intera pubblicazione.