Martedì 3 aprile a Roma è stato presentato dal ministro Fioroni il documento che getta le basi delle nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo di istruzione.
«Oggi non si presenteranno le nuove indicazioni nazionali, ma la cornice culturale entro cui rileggerle e ripensare all’esperienza del fare scuola. Il seminario di oggi non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per far nascere una discussione approfondita all’interno del mondo della scuola», ha affermato Fioroni nel suo discorso, specificando inoltre che «una scuola che intende educare istruendo non può ridurre tutto il percorso della conoscenza alla semplice acquisizione di competenze».
Oggi la scuola è infatti inserita in un nuovo scenario e l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono. Ma proprio per questo la scuola non deve rinunciare al suo compito di valorizzare la capacità degli studenti e dare senso alla varietà delle loro esperienze. Le stesse tecnologie digitali rischiano di introdurre pesanti penalizzazioni nelle possibilità di espressione di chi non ha ancora accesso a tali tecnologie. Ma anche le relazioni fra il sistema formativo e il mondo del lavoro stanno rapidamente cambiando: tecniche e competenze diventano ormai obsolete nel giro di pochi anni; per questo l’obiettivo della scuola non può essere solo quello di inseguire lo sviluppo di singole competenze, ma deve essere quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare la mutevolezza degli scenari sociali e professionali.
Altro aspetto fondamentale è la centralità della persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e con l’unicità della rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. Le strategie educative e didattiche devono tenere conto della singolarità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione. Ma bisogna anche operare nel segno di una nuova cittadinanza, insegnando le regole del vivere e del convivere: compito della scuola non dev'essere solo quello dell'«insegnare ad apprendere», ma anche quello dell’«insegnare a essere», per formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie, come quella nazionale, europea, mondiale.
Il bisogno di conoscenze degli studenti non si soddisfa con il semplice accumulo di tante informazioni in vari campi, ma solo con il pieno dominio dei singoli ambiti disciplinari e con l’elaborazione delle loro molteplici connessioni. È quindi auspicabile un "nuovo Umanesimo", una stretta alleanza fra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare una prospettiva complessa che superi la frammentazione delle discipline e le integri in nuovi quadri d’insieme. L’elaborazione dei saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell'uomo, definita dalle molteplici interdipendenze fra locale e globale, è la premessa indispensabile per l’esercizio consapevole della "cittadinanza planetaria".
Guarda la brochure "Cultura scuola persona. Verso le indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione" [formato pdf - 44kb]