Al Forum PA di Roma, l'expo annuale sull'innovazione e la modernizzazione del sistema pubblico italiano, si tiene domani (inizio ore 9.30, qui lo streaming) l'incontro "Scuola Digitale: nuove didattiche, nuovi setting e nuove architetture". Obiettivo del convegno sarà cercare di capire quanto l'attuale apertura della scuola alle tecnologie possa costituire un'opportunità per l'alfabetizzazione informatica non tanto dei ragazzi (che spesso non ne hanno bisogno!) quanto piuttosto per le loro famiglie e il personale della scuola.
Nell'arco di un anno, e con le ristrettezze economiche che hanno caratterizzato questo periodo, l'investimento in progetti di sviluppo delle competenze digitali di sempre più ampi strati della società ha rappresentato per l'Italia un risultato di rilievo e un punto di non ritorno nel processo di trasformazione della scuola.
Tanti i servizi e le iniziative che, andando incontro agli obiettivi dell'Agenda Digitale, negli ultimi mesi hanno coinvolto la popolazione nel suo complesso: nel giugno scorso, ad esempio, le tracce degli esami di maturità sono state diramate via internet a tutte le commissioni d'Italia e aperte con una chiave di lettere e numeri comunicata il giorno stesso delle prove. A dicembre, il concorso per docenti - 320.000 candidati - si è concluso nella fase di pre-selezione in soli due giorni in 2.500 aule sparse in tutta Italia, con l'utilizzo di 50.000 computer e, soprattutto, l'esito è stato comunicato ai candidati immediatamente dopo la fine dei test. E ancora, da gennaio, sono state aperte le iscrizioni solo online alle prime classi delle scuole statali: oltre 1.500 famiglie le famiglie interessate, un milione le iscrizioni in meno di un mese.
A dicembre, inoltre, un'importante norma di legge fa passare dalla carta al digitale anche i libri di testo: accanto alla parte narrativa del libro, che può restare su carta o in digitale, tutte le parti che riguardano esercizi, documenti, immagini e così via, dovranno essere disponibili solo in digitale. Cosa significa questa rivoluzione? Significa che non si potrà continuare a riprodurre le stesse modalità della didattica "trasmissiva" poiché, se si cambiano gli strumenti, entra in crisi l'architettura didattica tradizionale stessa. Nuovi strumenti sollecitano infatti l'adozione di nuove metodologie e "costringono" gli insegnanti a modificare profondamente l’organizzazione del lavoro in classe. In questo senso ecco il perché anche delle nuove linee guida per le architetture interne delle scuole, che pongono le basi per soluzioni di grande innovazione: uno "spazio che insegna", una vision che disegna nuove scuole con ambienti non più divisi in aule, ma in spazi articolati, pensati per una didattica laboratoriale.
Infine, il piano straordinario sulla Scuola Digitale porterà a 100.000 le aule con lavagne digitali, a 2.700 le classi 2.0 e saranno oltre 100.000 i tablet e i PC portatili distribuiti agli studenti: soluzioni tecnologiche, queste, che consentono già oggi di tenere aperte piccole scuole situate in montagna o su piccole isole, e che permettono di non "desertificare" aree del Paese che senza la scuola sarebbero abbandonate dalle famiglie. Se a tutto questo aggiungiamo i finanziamenti previsti con i fondi europei per le quattro regioni del Sud (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia) si capisce facilmente quanto siano importanti e decisivi i passi che si stanno facendo verso l'innovazione digitale della scuola italiana.
Qui lo streaming dell'incontro sulla Scuola Digitale
(30/5/2013, orario 9.30-11.30):
http://www.innovatv.it/diretta/canale/1