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27 giugno 2013

Il Liceo "Cecioni" di Livorno dal Console d'Italia a Parigi

L'istituto è stato ricevuto insieme agli altri partner europei al termine delle attività del progetto Comenius "Siamo tutti stranieri"

di Costanza Braccesi

Il 15 e 16 maggio scorsi presso il Liceo "Turgot" di Parigi si è svolta un'entusiasmante iniziativa che ha coinvolto gli studenti del liceo livornese "Francesco Cecioni", scuola in cui è in atto un programma di studi con l'EsaBac, il dispositivo educativo che consente agli allievi italiani e francesi di conseguire simultaneamente due diplomi - maturità italiana e Baccalauréat francese - con un solo esame. Nell'EsaBac è stato inserito "Siamo tutti stranieri", il progetto Comenius incentrato sul tema dell'"altro", che il "Cecioni" e il "Turgot" portano avanti dal 2011 insieme ad altre tre scuole di Finlandia, Portogallo e Turchia.

Poche settimane fa, al termine delle attività biennali di tale progetto, il Comune di Parigi ha organizzato una mostra sui prodotti delle attività del progetto a conclusione della quale alunni, insegnanti e dirigenti delle scuole dei cinque Paesi partecipanti si sono incontrati e hanno presentato i loro video e i loro percorsi a un pubblico costituito da studenti e docenti delle scuole parigine. In tale occasione, il Console Generale d’Italia, Andrea Cavallari, e la dirigente Daniela Gennaro hanno ricevuto la delegazione del "Cecioni": i ragazzi erano accompagnati dal dirigente del Liceo, Giuseppe De Puri, dalla responsabile del progetto, la professoressa di francese Marina Marino e da Marco Bruciati che ha curato la realizzazione dei cortometraggi previsti nel percorso. L'incontro con il Console d’Italia è stato, per la piccola delegazione italiana, un momento di confronto che ha reso docenti e alunni ancora più entusiasti e motivati nei confronti della progettazione europea e del vivere e studiare in Europa.

Ma in cosa consiste il progetto "Siamo tutti stranieri"? L'obiettivo del percorso è stato quello di far riflettere gli studenti europei su cosa significhi essere, appunto, straniero. Partendo dal significato del termine nelle diverse lingue e culture - in inglese, ad esempio, foreign vuol dire "straniero", ma anche "estraneo" e "alieno" - nei due anni di percorso sono state affrontate le molte questioni legate al tema dell'"altro". Tanti gli spunti emersi durante questo lungo lavoro, a partire da una riflessione vissuta e condivisa da chiunque: anche se siamo cittadini europei, tutti noi quando siamo in un Paese dell'UE diverso dal nostro siamo "stranieri". Ma come siamo percepiti all'estero? Chi è davvero lo "straniero"? Quali stereotipi e pregiudizi sono in gioco? E nei nostri rispettivi Paesi, chi sono "gli altri"?

In un dialogo dinamico, gli studenti dei cinque Paesi hanno condiviso per un biennio i loro pensieri, le loro ricerche e le loro proposte. Sono stati prodotti film, cortometraggi, articoli, post di blog, piccole opere artistiche e prodotti multimediali ed è stato realizzato anche un sito web dedicato al progetto. L'idea di un processo continuo di collaborazione tra partners, studenti e insegnanti è stata sempre centrale, e ha reso il concetto "astratto" della mobilità qualcosa di realmente concreto: sono stati infatti stabiliti contatti stretti fra tutti i partner del progetto, e l'esperienza pratica della cooperazione ha reso tutti quanti più consapevoli del fatto che, al di là delle differenze, siamo tutti cittadini europei!


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