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28 ottobre 2014

Scuola e ''società liquida'': l'analisi di Zygmunt Bauman

L'intellettuale polacco nella sede IUL-Indire per una lectio magistralis sulle sfide che l'attuale dimensione sociale lancia ai sistemi formativi

di Fabiana Bertazzi

Il 22 ottobre scorso, nella sede fiorentina dell'Indire, si è tenuta la lectio magistralis di Zygmunt Bauman, sociologo e intellettuale di fama mondiale. Con il suo intervento, Bauman ha inaugurato l'anno accademico della IUL - Italian University Line, l'università telematica partecipata dall'Indire e dall'Università degli Studi di Firenze.

Al tavolo dei relatori erano presenti il rettore della IUL Alessandro Mariani, il presidente dell'Indire Giovanni Biondi e, per l'Università degli Studi di Firenze, il rettore Alberto Tesi, il direttore del Communication Strategies Lab Luca Toschi e Carlo Bordoni, coautore con Bauman del volume State of Crisis, di prossima pubblicazione con Einaudi.

È stato proprio Bordoni a introdurre la lezione, illustrando brevemente il quadro generale di quella che è stata definita "società liquida". Il termine, coniato dallo stesso Bauman, descrive la condizione in cui viviamo, nella quale serpeggia un senso generale di precarietà e di incertezza. In questo contesto così frammentario, le relazioni diventano sempre più liquefatte e tendono a disgregarsi e ricomporsi rapidamente, senza apparire mai stabili. La percezione di questa fragilità spinge gli individui a mettere da parte ogni progetto futuro, per concentrarsi esclusivamente sul proprio presente.

In questa realtà in continuo movimento, in cui vengono meno le certezze, in cui si moltiplicano i centri di potere e le persone sono continuamente "bombardate" da informazioni, come cambia la formazione? Quale ruolo ricoprono le istituzioni educative? Queste le domande intorno a cui si è mossa la trattazione di Bauman.

In particolare, il sociologo ha parlato di come è cambiato il ruolo degli insegnanti con l’avvento della postmodernità, evidenziando come il modello del "missile balistico" sia entrato in crisi. In passato, infatti, il docente era considerato il rappresentante dell’autorità, il custode di un sapere solido che "sparava" sui propri alunni in modo univoco e indiretto (da qui la metafora del missile balistico). Nell’era industriale, l'insegnante fungeva da guida per i più giovani, mostrando loro la strada da intraprendere e i giusti concetti da apprendere. Nella società contemporanea, invece, dove la conoscenza è un processo aperto e in continuo divenire, l’autorevolezza degli insegnanti viene messa in discussione e continuamente rinegoziata. Risente, infatti, della concorrenza di forme di trasmissione del sapere più allettanti, come il web e la televisione, che inondano gli individui con nozioni confezionate secondo la logica dell’entertainment e più appetibili da consumare.

«Il sistema tradizionale di educazione - con la scuola, i diplomi, gli esami e le promozioni - sta chiaramente giungendo al termine» ha affermato Bauman «e l'unica risposta è passare seriamente all'idea di una formazione costante per tutto l'arco della vita». L'istruzione deve abbandonare qualsiasi idea di stabilità e farsi più flessibile, allineandosi ai cambiamenti e alle variabilità di una realtà in cui nulla può essere fatto con certezza di risultato. È all’interno di questo contesto, ha concluso Bauman, che «l’insegnante deve assumere un nuovo ruolo, aiutando i propri discenti a gestire la complessità informativa, tipica della postmodernità».

Secondo Bauman è al docente, dunque, che spetta oggi il compito di "far luce", fornendo agli studenti gli strumenti cognitivi adatti ad orientarsi e a riconoscere, nella sovrabbondante offerta, le informazioni rilevanti e affidabili. Per questo motivo, l’apprendimento costante diventa l’unica strategia con cui l’istruzione può far fronte a una dimensione sociale in continuo cambiamento.



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(Fotografie di Giuseppe Moscato)

 



 

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