Pubblichiamo una nostra intervista a Marika De Rosa che coordina la prima edizione di FuoriTarget, la nuova rassegna dedicata al cinema fatto dai ragazzi. Videomaker e registi di età compresa fra i 14 e i 20 anni sono chiamati a realizzare in totale autonomia opere audiovisive di ogni genere e in ogni lingua, realizzate in ambito scolastico ed extrascolastico, su qualunque supporto e di qualsiasi durata. Sono già aperte le iscrizioni per questa prima edizione, prevista nel novembre 2006 a Milano (consulta il bando e scarica il modulo di partecipazione). Oltre alla proiezione dei video più significativi tra quelli pervenuti, l'iniziativa prevede un intenso calendario di attività ed eventi paralleli, concerti e performance dal vivo.
Spesso si parla del rapporto tra cinema e scuola come di un'intrusione del grande schermo, del suo linguaggio, all'interno delle classi.
"Fuori target" propone invece ai ragazzi di "fare" cinema, di girare video e film dove raccontano una parte della loro vita. Al di là delle difficoltà tecniche, questi giovani registi, realizzando un prodotto, potranno scoprire un modo diverso di porsi davanti ai contenuti?
È quello che vorremmo succedesse. Che i ragazzi scoprissero quanto è semplice con una telecamera agire nella realtà e reagire a ciò che li circonda. Ma anche quanto è importante esistere, fuori dal bersaglio dei più forti, dicendo ciò che si sente nel profondo. In tre anni di cinema nelle scuole, proiettando i corti del Milano Film Festival e realizzando brevi video, ci siamo imbattuti in una grande voglia di dire e creare. Ma troppo spesso i ragazzi sono bloccati da un mondo che svilisce il cinema e l’iniziativa creativa. Abbiamo lavorato allora perché sentissero fiducia in se stessi. Con Fuori Target2006 siamo ad un livello successivo: vorremmo incontrare quanti hanno tentato di realizzare, da soli o guidati, questo passaggio da bersaglio a trasmettitore. Il concorso ed il festival con tre giorni di proiezioni, workshop ed incontri, servirà a noi e a loro per crescere attraverso il confronto, l’approfondimento e anche le piccole delusioni.
Un'esperienza
come quella di girare un film in classe può far cambiare il modo di rapportarsi all'immaginazione, all'atto creativo: studenti da considerare quindi non solo come ricettori di contenuti in classe, ma anche come creatori di storie, di informazioni. Come risponderanno gli studenti, abituati a ricevere più che a costruire, a questo invito al "fare"?
Ci sono diversi modi di reagire allo stimolo del cinema. Credo che molti ragazzi provino sfiducia nelle proprie capacità. Molti non si sentono all’altezza, altri reagiscono con superficialità e cercano di fare cinema imitando la tv con gli spot e la gag comiche. Credo che solo analizzando con i ragazzi i diversi modi di dire ciò che si sente, con sincerità o con malizia, si può tentare di creare un nuovo racconto, il loro.
Il cinema ha un proprio linguaggio, un proprio registro comunicativo, che la scuola generalmente non insegna o non abbastanza: è lo stesso problema di comunicazione che si è presentato con i nuovi media. Prevede degli scenari inediti di integrazione fra scuola, cinema e nuove tecnologie?
Spesso si incontrano ragazzi in grado di utilizzare il cinema e le nuove tecnologie per allargare il proprio raggio di espressione. Molto spesso il pericolo è che i ragazzi diventino ricevitori passivi di un sistema che vuole che il consumo soppianti la necessità. Credo che sia più importante far capire loro cosa è necessario, aiutarli a scoprire cosa scorre nelle loro vene, piuttosto che vendergli telecamere, telefonini o computer.
Maggiori informazioni si possono avere andando sul sito di FuoriTarget e contattando l'indirizzo email info@esterni.org.
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