Giovedì 20 novembre, nella Sala Conference del Palazzo INAIL a Roma, si è svolto il seminario “Crescere ed educare nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in occasione della Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Dopo i saluti del Capo Dipartimento Gianfranco Costanzo, della Ministra Eugenia Roccella e dell’On. Michela Vittoria Brambilla Programma sono intervenuti il Prof. Stefano Moriggi, il Dott. Carlo Di Noto e la ricercatrice INDIRE Rita Jose Mangione.
Il seminario ha posto al centro un tema emergente nella ricerca educativa: l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nei processi di crescita dei bambini e degli adolescenti, in un contesto in cui — come mostrano i dati OCSE — già intorno ai 10 anni oltre il 90% dei bambini ha accesso a Internet e circa il 70% possiede uno smartphone; a 15 anni l’accesso è pressoché universale (98%), con una quota significativa di adolescenti che trascorre 30–60 ore a settimana su dispositivi digitali.
Questi dati mostrano una forte technological agency dei bambini, ovvero una familiarità d’uso sempre più precoce, mentre gli adulti — genitori, insegnanti, comunità — faticano spesso a sviluppare una interpretive agency adeguata per dare senso a ciò che i minori vivono online. Ne deriva un paradosso educativo: i bambini sanno usare, ma non sanno interpretare; gli adulti dovrebbero interpretare, ma non sempre hanno strumenti per farlo.
Nel suo intervento, la ricercatrice Jose Mangione ha chiarito che l’AI non è semplicemente uno strumento, ma un nuovo “agente” capace di agire nell’ecosistema cognitivo dei bambini: suggerisce, anticipa, organizza contenuti e percorsi. Come ricorda Floridi, è un agente privo di intenzionalità e responsabilità morale. E i richiami culturali — dalla Laudato si’ a Laudate Deum, fino al Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2024 — sottolineano che la tecnologia può calcolare, ma non discernere; può ottimizzare, ma non prendersi cura; può supportare, ma non sostituire la relazione educativa. Per questo la questione fondamentale non è “che cosa farà l’AI?”, ma “quale forma di agency adulta siamo in grado di esercitare per governarne l’impatto?”
L’intervento della ricercatrice Mangione, ha messo in evidenza che questa responsabilità adulta è particolarmente critica nei contesti della rarefazione, cioè in quei luoghi educativi dove la presenza e la continuità degli adulti sono strutturalmente fragili. Tre sono i contesti indicati:
- Piccole scuole delle aree interne, dove pochi adulti educativamente significativi, l’isolamento territoriale e il turnover dei docenti indeboliscono la continuità educativa;
- Scuola in ospedale, dove la presenza di molte figure adulte genera frammentazione e discontinuità nella relazione educativa;
- Scuola domiciliare, segnata dall’isolamento del bambino, dalla relazione intermittente e dal ruolo solitario della famiglia, spesso senza strumenti per sostenere il processo educativo slide Relatore Mangione VF01.
In questi contesti, la tecnologia — se non accompagnata — rischia di trasformarsi in un surrogato della relazione, occupando spazi lasciati vuoti da una adult agency debole. Il rischio è la delega educativa, la standardizzazione e la deresponsabilizzazione degli adulti.
Per rispondere a questa sfida occorre ribadire l’importanza di tre elementi: presenza, competenza, alleanza. La presenza educativa è la prima forma di tutela; la competenza interpretativa permette agli adulti di capire “che cosa fa” davvero l’AI e come orientarla; l’alleanza tra scuola, famiglia, servizi sociali, sanità ed enti locali costruisce quella multi-agency di cui i bambini hanno bisogno.
In questo quadro, i dati presentati valorizzano anche il ruolo dei Centri per le Famiglie, luoghi di prossimità che sostengono la genitorialità, accompagnano i territori fragili, aiutano gli adulti a interpretare il digitale e rafforzano il patto educativo con la scuola. Sono presidi fondamentali affinché la scuola — soprattutto nelle aree interne e nei contesti vulnerabili — possa diventare un centro civico ed educativo, capace di tenere insieme apprendimento, cura, comunità e coesione territoriale. A partire da questa visione, INDIRE ha ribadito il proprio ruolo come infrastruttura nazionale per il rafforzamento dell’adult agency. Attraverso i Movimenti di Innovazione e un solido impianto di ricerca applicata, l’Istituto sostiene docenti e dirigenti nella comprensione critica dell’AI, accompagna le scuole dei territori più fragili, promuove modelli pedagogici situati e contribuisce alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. INDIRE opera come catalizzatore di comunità educanti e come motore per una scuola che educa, che collabora stabilmente con le famiglie e che diventa a pieno titolo cuore civico della comunità.
Il seminario ha ribadito che l’AI può ampliare le opportunità educative, ma solo una comunità adulta competente, presente e alleata può trasformarla in un’occasione di crescita capace di custodire l’umano, proteggere i bambini e garantire il loro diritto a crescere bene con l’AI.
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