Intelligenza Artificiale e valori umanistici, per una scuola più consapevole e inclusiva
A Firenze si è concluso il Congresso sul ruolo della didattica nell'era digitale
L’intelligenza artificiale è una straordinaria sfida per il sistema educativo ma “nessuna tecnologia può funzionare se alla base non c’è un modello psico-pedgogico in grado di visualizzare un mondo migliore, che non crei diseguaglianze nella società, e che sia più equo e responsabile, orientato verso una felicità collettiva e sostenibile”, ha spiegato Frank de Jong, professore Emerito di Responsive Learning.
Il decimo congresso nazionale “Educazione e Creazione di Valore nell’Era Digitale: competenze per un umanesimo trasformativo”, del Collaborative Knowledge Building Group (CKBG), organizzato con INDIRE a Firenze dal 27 al 29 novembre scorso, ha lanciato diversi spunti di riflessione, in particolare su quali possono essere le competenze necessarie nell’era digitale e sulla costruzione di un nuovo Umanesimo. Al congresso sono stati accolti 99 contributi di studiosi provenienti da tutta Italia e dall’estero chiamati a riflettere sulle competenze necessarie nell’era digitale e sulla costruzione di un nuovo umanesimo.
Gli interventi hanno interessato molti temi, tra cui il Digital Game Based Learning per la sostenibilità ambientale, l’Intelligenza Artificiale Generativa e i processi di apprendimento nella scuola secondaria, di curricolo verticale, di coding e robotica educativa al primo ciclo, ma anche di educazione al pensiero critico nell’era dell’AI.
“Lo scopo di questi tre giorni – ha spiegato Elisabetta Mughini, dirigente di ricerca INDIRE – è quello di creare un momento di riflessione su tutto quello che la ricerca sta esplorando come ipotesi di scenari futuri dell’educazione, per migliorare anche la capacità, per esempio, di un ente come il nostro di fare formazione verso gli insegnanti“. Adesso siamo già al 73% degli studenti che utilizza Chatgpt, secondo i dati Ocse sull’uso delle nuove tecnologie. Quindi un uso così ci impone di dover riflettere. Non c’è mai stata una tecnologia così veloce e così invasiva che potrebbe anche abbassare la nostra capacità di acquisire conoscenza“.
Sempre sull’uso delle nuove tecnologie è intervenuta Nadia Sansone, presidente del CKBG, che ha parlato di “rischi possibili e reali di depauperazione cognitiva, deresponsabilizzazione, una serie di problematiche che purtroppo sono molto diffuse ed evidenti perché c’è una modalità d’uso non educata, non critica che porterà a un certo tipo di restringimento del risultato, non solo scolastico, ma di pensiero, di partecipazione“. Per Sansone quindi “serve un uso consapevole, serve l’insegnante che guida il processo, serve ricerca sui processi e servono studenti guidati in tal senso. Lo strumento è molto potente, però, è l’uso che ne facciamo che fa la differenza”.
Quindi, in un mondo in cui le tecnologie digitali sono sempre più pervasive, in linea con il framework di competenze per l’IA dell’Unesco, il congresso ha voluto riconoscere l’importanza di un approccio orientato agli individui per garantire futuri digitali inclusivi e sostenibile.
Infine, il congresso si è concluso festeggiando un duplice anniversario: i vent’anni dalla fondazione del CKBG e i cento anni di attività di ricerca di INDIRE a servizio della scuola italiana.
INFO: www.ckbg.org

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