Ricerca per l'innovazione della scuola italiana

indireinforma

5 Dicembre 2025

“La scuola diffusa”, innovazione pedagogica tra sperimentazione e scalabilità nel volume edito da FrancoAngeli

Un volume che offre al Paese una nuova visione della scuola pubblica

di Giuseppina Rita Mangione

Esce per FrancoAngeli, nella prestigiosa collana “Traiettorie di Pedagogia Sperimentale. Ricerca empirica per l’inclusione”, diretta dal prof. Alberto Fornasari, il volume monografico “La scuola diffusa”. Innovazione pedagogica tra sperimentazione e scalabilità, firmato dalle ricercatrici INDIRE Giuseppina Rita Jose Mangione, Giuseppina Cannella e Stefania Chipa.

Non è un libro qualunque: è il risultato di due anni di ricerca empirica e studio sistematico, nato dentro i territori e costruito insieme alle scuole. È un’opera che parla alla comunità scientifico-pedagogica e, allo stesso tempo, mette a disposizione delle politiche educative nazionali una grammatica precisa per ripensare la scuola come infrastruttura sociale.

Il percorso si è avviato con uno studio di caso strumentale, analizzato in profondità per comprendere che cosa accade quando la scuola oltrepassa i confini dell’edificio e si radica nei luoghi della città. Questo primo sguardo ravvicinato ha permesso di individuare le domande pertinenti, le variabili sensibili, le tensioni e le potenzialità del modello.

A partire da questa lente iniziale, la ricerca si è ampliata attraverso gli  studi di caso plurimi, condotti in contesti differenti — musei, spazi naturali, agriturismi, ambienti esplorativi — per verificare la tenuta del modello e comprenderne la scalabilità. L’analisi comparata di questi casi ha consentito di validare l’impianto teorico e di riconoscere gli elementi che rendono la scuola diffusa un dispositivo educativo trasferibile.

Da questo lavoro sistematico sono emerse dimensioni analitiche nuove, oggi indispensabili per interpretare la scuola diffusa: il contratto didattico territoriale, che ridefinisce ruoli e responsabilità quando la scuola si apre alla comunità; la trasposizione didattica estesa, che riorganizza i saperi in relazione agli spazi e ai linguaggi dei luoghi; la competenza spaziale, come forma avanzata di professionalità docente; l’interprofessionalità educativa, che descrive la collaborazione strutturale tra scuole, istituzioni culturali e attori del territorio. Un lavoro capillare, che ha raccolto Learning Story, interviste, documentazioni fotografiche e video, annotazioni etnografiche, narrazioni di scuola, costruendo un corpus ricco e articolato. Sono questi dati, letti criticamente e intrecciati con la letteratura pedagogica, a conferire al volume la sua solidità scientifica e la sua capacità di orientare riflessioni e decisioni sia nella comunità accademica sia nelle politiche educative.

I capitoli pur affrontando prospettive diverse, compongono un’unica visione di sistema. Il primo disegna la cornice teorica e politica della scuola diffusa, presentandola come una forma concreta della scuola estesa: un modello in cui città, cultura e territorio diventano infrastrutture educative e partecipano alla costruzione del curricolo. Questa parte offre oggi alla policy nazionale una definizione operativa chiara, necessaria per immaginare linee guida, interventi territoriali e traiettorie di innovazione sostenibile.

Il secondo capitolo porta il lettore dentro gli ambienti di apprendimento e dentro la professionalità docente richiesta da una scuola che abita musei, parchi e spazi pubblici. Qui prende forma il lavoro quotidiano di progettazione: le routine che sostengono l’esplorazione, le osservazioni sistematiche, l’indagine come metodo, i linguaggi dell’ambiente che diventano strumenti didattici. Ne emerge la nozione di competenza spaziale, una categoria oggi essenziale per comprendere il ruolo dell’insegnante in contesti educativi aperti e diffusi.

Il terzo capitolo apre invece alla dimensione dell’interprofessionalità. La scuola diffusa viene descritta come una costruzione collettiva in cui docenti, educatori, museologi, operatori culturali e amministratori collaborano stabilmente. Questa sezione mostra come si definiscono le responsabilità, come si condividono le scelte progettuali e come si costruisce una governance capace di rendere sostenibile — e replicabile — il modello in altri territori. È un passaggio cruciale per chi si occupa di politiche educative, perché identifica i dispositivi organizzativi che trasformano un’innovazione locale in una strategia scalabile.

Il volume è incorniciato da due voci autorevoli. La prefazione di Eugenio Paterlini, Officina Educativa del Comune di Reggio Emilia, restituisce il legame profondo tra la scuola diffusa e la tradizione reggiana: una città che ha sempre creduto nella scuola pubblica come bene comune. Paterlini contestualizza l’esperienza, la storicizza e la colloca in un percorso culturale che dura da decenni.La postfazione del prof.  Pierpaolo Triani  (UniCatt) guarda al futuro del sistema, e interpreta a scuola diffusa come una possibile traiettoria di rinnovamento della scuola pubblica italiana, perché affronta tre nodi critici: la dispersione educativa, la disuguaglianza territoriale, il rapporto tra scuola e comunità. La sua voce rende esplicito ciò che il volume dimostra: questo modello può diventare politica, non solo pratica.

La visual gallery curata da Francesca De Santis (INDIRE) non si presenta come un apparato illustrativo, ma come un vero capitolo narrativo. Le immagini che raccontano la fisicità della scuola diffusa. In questo racconto per immagini lo spazio non è uno sfondo, ma un protagonista. È un linguaggio visivo capace di mostrare, meglio di qualsiasi descrizione, come musei, parchi, agriturismi, biblioteche, quartieri e luoghi pubblici possano trasformarsi in veri ambienti di apprendimento. È attraverso queste fotografie che si comprende in modo immediato perché, nella scuola diffusa, lo spazio incontra la trasposizione didattica e l’interprofessionalità.

Il volume si chiude con un glossario pedagogico che non funziona come un semplice repertorio di definizioni, ma come una vera e propria infrastruttura concettuale. È il punto di arrivo di due anni di ricerca e, allo stesso tempo, l’avvio di un lessico condiviso necessario per orientare pratiche, studi e politiche.

Ogni voce è il risultato di un lavoro accurato: nasce dall’etimologia, attraversa gli studi della ricerca educativa e approda alla sua reinterpretazione dentro il paradigma della scuola diffusa. Termini come spazialità educativa, interprofessionalità, comunità educante, reconciliation  emergono così con un significato nuovo, preciso, capace di sostenere sia la progettazione di chi lavora nelle scuole sia il pensiero della comunità scientifica. E soprattutto forniscono al decisore pubblico un quadro concettuale solido, necessario per definire linee guida, politiche territoriali, modelli di governance e interventi di sistema. In questo senso, il glossario è molto più di un apparato finale: è il motore epistemologico che permette alla scuola diffusa di diventare un paradigma riconoscibile, discutibile, trasferibile. È il luogo in cui la ricerca prende forma di linguaggio e il linguaggio prende forma di visione politica.

 

 

Link al volume >> 

 

Percorso scuola diffusa >>