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19 Giugno 2025

La Calabria celebra la diversità linguistica: concluso con successo il seminario TCA sulle lingue minoritarie

Quattro giorni di confronto internazionale a Cosenza. hanno acceso i riflettori sulla ricchezza delle lingue minoritarie.

di Daniela Ermini

Dall’11 al 14 giugno, Cosenza è diventata il cuore pulsante di un dialogo europeo vivace e profondo, ospitando il seminario internazionale TCA – Minority Languages: Uniting in Diversities. Un evento di grande rilievo, promosso dall’Agenzia Erasmus+ Italia, che ha trasformato la città in un punto d’incontro tra voci, culture e identità provenienti da tutta Europa. Esperti, studiosi, insegnanti e rappresentanti di comunità linguistiche di ben 17 Paesi si sono confrontati con un obiettivo comune: celebrare la ricchezza delle lingue minoritarie e riconoscerle come patrimonio condiviso, capace di unire nella diversità e ispirare un’Europa più inclusiva, consapevole e umana.

Una TCA (Transnational Cooperation Activity) è un’iniziativa del programma Erasmus+ finalizzata a promuovere la cooperazione tra i diversi attori dell’educazione degli adulti, dell’istruzione e della formazione a livello europeo. Si tratta di occasioni preziose di incontro e scambio, promosse dalle Agenzie Nazionali, per costruire reti transnazionali, condividere buone pratiche e sviluppare progetti con una prospettiva europea.

L’appuntamento di Cosenza ha rappresentato un’evoluzione naturale e ampliata – in chiave internazionale – del seminario Intrecci: Lingue e letterature minoritarie in Italia organizzato da EPALE Italia lo scorso novembre. Se Intrecci aveva offerto un quadro nazionale sul tema delle minoranze linguistiche, la TCA ha saputo ampliare lo sguardo, mettendo in dialogo culture e strategie educative diverse, riconoscendo la diversità linguistica come valore fondante e risorsa per l’unità europea.

La scelta di Cosenza non è stata casuale: la Calabria è un autentico scrigno di biodiversità culturale, dove sopravvivono e si rinnovano tre importanti lingue minoritarie: il greco, l’arbëreshë e l’occitano.

 

Lingue come tesori viventi e focus sulle comunità Arbëreshë

I saluti istituzionali hanno confermato l’interesse dell’Agenzia Erasmus+ per il tema, grazie all’intervento della coordinatrice Sara Pagliai, e la partecipazione attenta delle istituzioni locali: Maria Locanto, vicesindaca di Cosenza; Pasqualina Straface, presidente della Commissione Sanità, Affari Sociali, Culturali ed Educativi del Consiglio Regionale della Calabria; e Nadia Crescente, dell’Ufficio Scolastico Regionale.

La sessione introduttiva ha messo in luce il valore profondo delle lingue minoritarie come elementi essenziali dell’identità europea. In Calabria, idiomi come l’arbëreshë (variante arcaica dell’albanese), il greco antico e il provenzale raccontano una lunga storia di migrazioni, convivenze e resistenze culturali.

Il professor Francesco Altimari, ordinario di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Università della Calabria, ha aperto i lavori con un intervento centrato sulla tutela delle minoranze linguistiche in Italia e in Europa. In particolare, ha sottolineato la necessità di passare da una trasmissione orale della lingua (low code) a una forma scritta e istituzionalizzata (high code), per garantirne la sopravvivenza. Nonostante la legge 482/1999, che riconosce 12 minoranze storiche, permangono forti disparità territoriali, soprattutto tra nord e sud. Guarda l’intervista a Francesco Altimari

Un modello di convivenza culturale

Il Protopresbitero Pietro Lanza, dell’Eparchia di Lungro (diocesi cattolica di rito bizantino), ha presentato la Calabria come un esempio vivente di integrazione culturale e spirituale. Le comunità Arbëreshë, Grecaniche e Occitane hanno saputo coesistere per secoli, mantenendo identità distinte ma interconnesse. La comunità Arbëreshë, in particolare, incarna una triplice identità – italiana, albanese e bizantina – e si configura come ponte tra Roma e Costantinopoli, secondo la definizione dello stesso Lanza. La Chiesa, con la creazione dell’Eparchia di Lungro, ha riconosciuto questo contributo unico, definendo gli Arbëreshë “profeti del moderno ecumenismo”.

 

Cultura dell’addizione: la visione di Carmine Abate

Lo scrittore Carmine Abate, nato nell’enclave arbëreshe di Carfizzi, ha offerto una visione poetica e potente del concetto di identità. Con la sua idea di “vivere per addizione”, Abate invita a superare l’idea dell’emigrazione come perdita: ogni lingua, viaggio, incontro diventa un “addendo” che arricchisce la persona. L’identità, per lui, non è qualcosa di fisso, ma un’entità dinamica, fatta di mescolanze e aperture. Nel suo libro Vivere per addizione e altri viaggi, Abate racconta storie di migrazione e ritorno, costruendo una memoria collettiva fondata sull’inclusione e sulla somma delle differenze. Guarda l’intervista a Carmine Abate

Il caso belga: piccole comunità, grande impatto

Marco Cecchinato, esperto di educazione e coordinatore EPALE per il Belgio francofono, ha portato l’esempio del Belgio come laboratorio europeo di coesistenza linguistica. Fiamminghi, valloni, germanofoni e la complessa realtà bilingue di Bruxelles convivono tra equilibri delicati e autonomia istituzionale. In particolare, la comunità germanofona, pur rappresentando solo l’1% della popolazione, gode di un proprio governo ed è attivamente coinvolta nei progetti Erasmus+.

La sua testimonianza ha evidenziato quattro lezioni chiave per Erasmus+:

  • valorizzare anche le lingue ufficiali parlate da minoranze,

  • coinvolgere attivamente le comunità locali,

  • adattare i progetti alle realtà linguistiche,

  • promuovere il multilinguismo come strumento di coesione.

Guarda l’intervista a Marco Cecchinato

 

 

Il caso Camini: rinascita e accoglienza

Il borgo di Camini, sulla costa ionica calabrese, è diventato un esempio di ripopolamento attraverso l’inclusione. Grazie all’azione della cooperativa Eurocoop Servizi “Jungi Mundu”, il paese ha accolto rifugiati e titolari di protezione internazionale non come ospiti temporanei, ma come nuovi cittadini attivi.

Il progetto Erasmus+, che racconta l’esperienza di questa rinascita, ha valorizzato la creazione di:

  • alloggi autogestiti per l’autonomia,

  • mediazione linguistica e culturale,

  • supporto psicologico, legale e sanitario,

  • laboratori di ceramica, sartoria, falegnameria, panificazione.

Camini è così passato dal silenzio dello spopolamento a un nuovo fermento sociale e culturale, come ci ha ben raccontato Bukhari Syed Haseeb, mediatore culturale a Camini e project manager di Eurocoop Servizi “Jungi Mundu”, intervistato da Savina Moniaci. Le scuole hanno riaperto, le botteghe sono tornate a vivere, le strade si sono animate di voci e incontri. Un esempio concreto di come l’inclusione possa essere strategia di rigenerazione territoriale, non semplice atto di solidarietà.

Civita: dove le radici generano futuro

Anche Civita, borgo arbëreshë nel Parco del Pollino, ha raccontato la sua storia di rinascita. Con il progetto Erasmus+ “Inclusion, Diversity, Well-being. Minorities Yesterday, Today, Tomorrow”, la comunità ha coinvolto giovani, migranti e famiglie in un percorso di riscoperta delle radici, apprendimento interculturale e innovazione sociale.

Tra i risultati: il ritorno all’uso della lingua arbëresh tra i giovani, proposte come app didattiche e contenuti multimediali, e un forte impulso alla cooperazione europea. Civita mostra come le minoranze siano risorse vive, capaci di generare coesione, creatività e partecipazione.

 

Due visite guidate

Oltre alle sessioni dedicate alle azioni KA 1 e KA2 di Erasmus+, le giornate del seminario sono state ulteriormente arricchite da due esperienze sul territorio, con le visite ai borghi di Civita e Guardia Piemontese – autentiche roccaforti della cultura arbëreshë e occitana in Calabria. In entrambi i luoghi, i partecipanti sono stati accolti con grande calore e ospitalità dalle comunità locali, che hanno saputo trasmettere l’orgoglio e la vitalità delle proprie radici culturali.

Attraverso visite guidate coinvolgenti e curate, il gruppo ha potuto immergersi nella storia, nelle tradizioni, nei simboli religiosi e linguistici che caratterizzano questi borghi unici, spaccato autentico di un patrimonio culturale straordinario, ancora vivo e profondamente intrecciato con l’identità europea. Un’esperienza che ha dato corpo e voce ai temi trattati durante il seminario, rendendo visibile e tangibile il valore delle minoranze linguistiche nel tessuto sociale e storico del nostro continente.

 

Un messaggio per l’Europa

Il seminario TCA si è chiuso con un messaggio forte e limpido: le lingue minoritarie non sono vestigia del passato, ma strumenti per costruire il futuro. In un’Europa che cerca nuove forme di coesione, la Calabria dimostra che la diversità non divide, ma unisce, e che il riconoscimento delle identità locali è la chiave per una società più aperta, solidale e resiliente.

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Altre informazioni nell’articolo sul sito Erasmus+