Il contributo di INDIRE tra orientamento, scuola e comunità nel numero speciale di VITA
Focus su Aree Interne, in un'Italia da scoprire
Il numero di dicembre/gennaio di VITA magazine dedicato alle aree interne nasce da un’esigenza chiara: sottrarre questi territori alla narrazione binaria “declino o rinascita” e restituire la complessità di comunità che, tra fatica e ostacoli, scelgono di restare, ritornare, arrivare. Il dossier propone un viaggio “dentro” il Paese: una mappa fatta di dati, voci autorevoli, pratiche sociali e culturali, esperienze di innovazione e resilienza che stanno riscrivendo il significato di presidio e di futuro nei luoghi lontani dai grandi centri.
Tre capitoli per leggere le aree interne oltre gli stereotipi
Nel primo capitolo, L’Italia vista da dentro”, il magazine ricostruisce genealogia e senso della Strategia nazionale Aree interne (SNAI) e mette in dialogo prospettive di ricerca, governance, filantropia e rappresentanza. È un quadro che non elude il tema del calo demografico, ma lo attraversa con domande più precise: chi sono i nuovi abitanti? quali condizioni rendono possibile restare o tornare? quali servizi e quali infrastrutture sociali generano davvero opportunità?
Nel secondo capitolo, “Cento tappe nella pancia del Paese”, la lettura si sposta sul terreno delle esperienze: un itinerario di storie e pratiche territoriali – dalle Alpi agli Appennini fino alle isole – che mostrano come l’innovazione possa nascere anche in contesti marginali, quando esistono alleanze locali capaci di trasformare i vincoli in progettualità, servizi e bellezza condivisa.
Nel terzo capitolo, Un altro modo di vivere, il numero prende la forma del pensiero: dialoghi e parole-chiave per abitare i territori senza retorica, intrecciando cultura, cura, conflitti, desideri e responsabilità. È lo spazio in cui la questione delle aree interne viene esplicitata come questione di immaginari, linguaggi e scelte collettive.
Accanto al dossier, il magazine si completa con le sue sezioni: Societas, che allarga lo sguardo su tecnologia, dati, infografiche e pratiche culturali; Communitas, che attraversa temi come disabilità, formazione ad alto impatto, professioni di cura e trasformazioni del Terzo settore; e gli approfondimenti su impresa e sostenibilità nella sezione dedicata al “produrre bene”. Ne risulta un numero che non isola le aree interne come eccezione, ma le colloca dentro le trasformazioni sociali ed economiche del Paese.
Il contributo di INDIRE: scuola, orientamento e comunità come infrastrutture di futuro
All’interno di questo quadro, i due contributi di INDIRE mettono a fuoco il ruolo della scuola come presidio educativo e civico e come leva fondamentale per incidere sulle possibilità di vita delle persone che abitano – o scelgono di abitare – le aree interne.
Orientamento formativo negli istituti omnicomprensivi delle aree interne
Il primo contributo è dedicato all’orientamento formativo negli istituti omnicomprensivi, una tipologia di scuola particolarmente diffusa nelle aree interne e caratterizzata dalla continuità dei percorsi educativi, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado.
L’analisi proposta da INDIRE evidenzia come, in questi contesti, l’orientamento non possa essere ridotto a un momento informativo o a una scelta puntuale, ma debba essere inteso come processo educativo continuo, capace di incidere sulle traiettorie scolastiche e biografiche degli studenti. Nelle aree interne, infatti, l’isolamento geografico e la ridotta offerta formativa tendono a restringere l’orizzonte delle possibilità percepite, rendendo più fragile il rapporto tra scuola, aspirazioni e futuro.
La ricerca mostra come un orientamento formativo strutturato produca ricadute significative: rafforzamento della motivazione allo studio, maggiore consapevolezza delle proprie competenze, riduzione del rischio di dispersione e ampliamento delle scelte possibili, senza forzare l’alternativa tra restare e andare via.
In questo quadro si collocano i due casi riportati nel dossier. Il primo riguarda l’esperienza degli istituti omnicomprensivi delle aree interne, dove la figura del tutor dell’orientamento diventa un dispositivo chiave per accompagnare studenti e famiglie, costruendo connessioni tra scuola, territorio, università e mondo del lavoro. Il secondo approfondisce l’orientamento che si intreccia con esperienze di laboratorio, PCTO e collaborazioni universitarie, mostrando come l’educazione possa contrastare non solo l’isolamento geografico, ma anche quello cognitivo e motivazionale.
Alicudi: la piccola scuola che non ha mai chiuso
Il secondo contributo INDIRE è dedicato alla scuola di Alicudi, la più piccola d’Europa, e si inserisce in una storia lunga di ricerca e supporto di INDIRE alle scuole delle isole. Fin dai primi anni Duemila, l’Istituto ha operato nei contesti insulari e ultraperiferici per garantire il diritto all’istruzione, sperimentando reti tra scuole isolate, modelli di didattica integrata e forme di accompagnamento capaci di evitare che la scuola diventasse un fattore di espulsione delle famiglie dai territori.
La storia di Alicudi è emblematica: anche negli anni in cui non c’erano bambini iscritti, la scuola non ha mai chiuso. Il plesso è rimasto aperto come biblioteca e luogo di incontro per la comunità, trasformandosi in un servizio culturale e civico capace di tenere insieme relazioni, servizi e identità territoriale. In questo senso, la scuola ha continuato a svolgere una funzione educativa, pur in assenza della sua configurazione curricolare tradizionale.
Questo nesso profondo tra scuola e comunità è uno dei pilastri del lavoro della Rete delle Piccole Scuole di INDIRE. Oggi, con la riapertura della scuola dell’infanzia e l’iscrizione di nuovi bambini, quel presidio educativo riparte, mostrando come la continuità del servizio scolastico possa sostenere nuove possibilità di vita e di ritorno nei territori più fragili.
Nel racconto delle aree interne proposto da VITA, ricco di contributi di stimatissimi colleghi, i contributi di INDIRE non aggiungono un ulteriore tassello descrittivo, ma introducono una chiave di lettura trasversale: la scuola come dispositivo che rende praticabile il domani. Non perché risolva le fragilità strutturali dei territori, ma perché incide sulle condizioni che rendono una vita possibile, pensabile, desiderabile.
L’orientamento formativo negli istituti omnicomprensivi e la continuità educativa garantita dalle piccole scuole insulari mostrano che restare, ritornare o arrivare non sono mai scelte puramente individuali. Dipendono dall’esistenza di presìdi educativi capaci di accompagnare, di costruire legami, di ampliare gli orizzonti percepiti, di tenere insieme persone, servizi e comunità. Queste pratiche non esisterebbero senza il lavoro quotidiano delle scuole delle aree interne, dei dirigenti, dei docenti e delle comunità educanti che, spesso in condizioni complesse, continuano a tenere aperti spazi di apprendimento, relazione e progettualità. È a queste scuole – che sperimentano, resistono, si trasformano – che va un ringraziamento esplicito, perché rendono possibile la ricerca e ne sono, allo stesso tempo, protagoniste.
In questa prospettiva il Movimento Nazionale delle Piccole Scuole a cui oggi aderiscono oltre 600 istituti e oltre 5000 piccoli plessi rappresentano per INDIRE Uno spazio in cui si negozia il rapporto tra territorio e possibilità di sviluppo e permanenza. È qui che la ricerca educativa può contribuire non tanto a fornire modelli, quanto a rendere visibili pratiche, condizioni e alleanze che permettono ai territori di posizionarsi come “comunità intraprendenti”.
Leggi l’anteprima del magazine VITA>>>
Alicudi, l’isola in cui la comunità si prende cura della scuola>>>
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