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25 ottobre 2016

CLIL: la “cultura dell’altro” nel Piano per la formazione dei docenti 2016-2019

di Isabel de Maurissens

Il CLIL fa parte delle priorità del Piano per la formazione dei docenti 2016-2019[1] già prevista dalla L.107/2016 per “valorizzare e potenziare le competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione europea anche mediante la metodologia del Content Language Intergrated Learning” (art,1, c,7, lettera a).

Il nuovo Piano di formazione intende quindi innalzare il livello delle competenze linguistico-comunicative degli allievi con particolare attenzione alla metodologia CLIL.

Questo importante articolo, introduce una scala di priorità fra le lingue nel senso che i giovani cittadini europei devono essere in grado di comunicare in due lingue, quella franca e un’altra oltre la lingua madre. Il CLIL sfrutta l’intercomprensione tra le lingue definita come la ‘situazione comunicativa in cui gli interlocutori si esprimono in lingue diverse pur comprendendosi, sia nello scritto sia nell’orale, sia in presenza sia a distanza, sia in modalità sincrone sia in modalità asincrone’. Al contempo designa un approccio didattico che mira a determinare le condizioni perché avvenga questo tipo di comunicazione.’ (Bonvino, Jarmet, 2016 p. 9). Sicuramente un ambiente favorevole è la scuola che, come sostiene Recalcati “porta con sé – nel proprio DNA – un’anima profondamente multiculturale perché sancisce l’obbligo dell’umano di rivolgersi al mondo, di staccarsi dal clan di appartenenza nella contaminazione e dell’incontro con l’Altro” (Recalcati, 2014).

In Europa, l’atteggiamento della popolazione europea verso il plurilinguismo è considerato molto positivamente: il 98% dichiara che la conoscenza delle lingue straniere comporterà benefici per i loro figli, l’88% degli europei ritiene che conoscere lingue diverse dalla propria lingua madre sia molto utile; il 72% condivide l’obiettivo dell’UE di portare tutti a conoscere almeno 2 lingue straniere; il 77% afferma che il miglioramento delle competenze linguistiche dovrebbe costituire una priorità politica (Eurobarometro, 2015).

 

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