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Ricerca e innovazione per la scuola italiana

indireinforma

23 febbraio 2018

Una nuova ricerca sull’impatto di Erasmus+ nell’università e nella scuola

L'Agenzia Erasmus+ Indire pubblica uno studio sui risultati della mobilità degli studenti universitari e degli insegnanti della scuola

di Elena Maddalena, Lorenza Venturi

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L’Agenzia Erasmus+ Indire pubblica una ricerca sull’impatto di Erasmus+ e del precedente Lifelong Learning Programme, relativo all’ambito Università e Istruzione scolastica. In particolare, lo studio, realizzato con il supporto tecnico dell’Istituto Piepoli, è focalizzato sull’analisi quantitativa della mobilità degli studenti universitari e degli insegnanti della scuola e dei suoi effetti. Inoltre, un’indagine qualitativa ha esplorato le trasformazioni avvenute nelle istituzioni partecipanti: università, ma anche Alta Formazione Artistica e Musicale (Conservatori e Accademie) e scuole di ogni ordine e grado.

 

metodologia

 

UNIVERSITÀ

L’indagine, conclusa alla fine del 2017, è stata fatta su un campione di circa 1.400 giovani, di cui 700 studenti che hanno vissuto l’esperienza di mobilità per studio o tirocinio in Erasmus+ e 700 “non mobili”. Le interviste hanno coinvolto nel 74% dei casi giovani fra i 25 e 30 anni, per evidenziare gli effetti della mobilità anche dopo la laurea. Tra i risultati più interessanti si evidenziano: un miglioramento delle competenze linguistiche (55% degli intervistati), l’apprendimento di metodologie di studio non presenti in Italia (31%), una maggiore conoscenza delle altre culture (19%) e l’acquisizione di competenze specifiche di indirizzo del corso di studi (19%). Inoltre, in generale, si riscontra una “crescita personale e culturale”, come afferma il 98%, degli intervistati, che verte principalmente sull’acquisizione di un profilo internazionale – con studenti che si dimostrano molto più aperti, perché hanno avuto la possibilità di affacciarsi a realtà nuove e diverse – e un cambiamento molto rilevante per quanto riguarda le soft skills.

È piuttosto interessante anche l’aspetto del cambiamento negli atenei, che si può raffigurare come un circolo virtuoso: “da una parte la mobilità – sia incoming che outgoing – porta un soffio di novità da diversi punti di vista (didattico, gestionale, organizzativo…) e quindi cambia l’ateneo, dall’altra è l’università stessa che si adatta ai modelli europei più sviluppati proprio per far fronte alle esperienze di mobilità”.

 

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SCUOLA
L’analisi ha coinvolto inoltre 203 docenti scolastici che hanno realizzato una mobilità per formazione in servizio e 201 colleghi senza esperienza di mobilità all’estero.

La quasi totalità dei docenti Erasmus+ intervistati reputa molto positive le esperienze di mobilità, in quanto permettono l’apprendimento di nuove metodologie didattiche. Infatti, in generale, i docenti che organizzano e partecipano alla mobilità si rinnovano nelle metodologie didattiche rispetto ai colleghi che non vi partecipano; c’è un’apertura al confronto con conseguente miglioramento degli aspetti collaborativi e con il trasferimento di buone pratiche, grazie all’opportunità di entrare in contatto con sistemi scolastici diversi. I docenti partecipanti ritornano dalle esperienze di mobilità generalmente più motivati. In particolare, il 97% di chi è partito dichiara che il periodo di mobilità all’estero ha soddisfatto le proprie aspettative: il 96% ha migliorato le competenze linguistiche, il 28% ha appreso metodologie di insegnamento diverse, il 17% ha apprezzato il confronto con docenti stranieri.

I docenti evidenziano una ricaduta positiva anche sugli alunni, sia in quelli che hanno partecipato direttamente alle mobilità nell’ambito dei progetti di scambio, sia in quelli che beneficiano dell’innovazione didattica dei docenti che si sono formati in Europa. Si nota una grande crescita sotto vari aspetti: competenze relazionali (soft skills), competenze linguistiche, competenze tecnologiche e crescita personale. Tutto ciò si riflette in particolare in una maggiore motivazione allo studio e in un miglioramento dei risultati.

Non è solo il docente, ma la scuola nel suo complesso che cresce grazie alla progettazione europea. Migliora la collaborazione tra docenti all’interno della scuola, con un incremento e un miglioramento della qualità delle relazioni. La scuola, a sua volta, si apre al territorio: autorità locali, associazioni, università e centri culturali e, ultimo ma non meno importante, il mondo del lavoro. Le attività di progettazione internazionale offrono infine una grande opportunità per conoscere altri istituti in Europa con i quali vengono costruite reti internazionali, e tutto ciò innalza il profilo internazionale dell’istituto e la sua attrattiva.

 

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