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indireinforma

15 Marzo 2019

Dalla ricerca Indire un volume per riorganizzare gli ambienti di apprendimento

Un'utile "cassetta degli attrezzi" per le scuole che desiderano ripensare i propri ambienti senza interventi strutturali e con le risorse disponibili

di Laura Coscia

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Frutto del lavoro del gruppo di ricerca Indire sulle architetture scolastiche, il volume “Fare didattica in spazi flessibili. Progettare, organizzare e utilizzare gli ambienti di apprendimento a scuola” (Giunti, 2018) fornisce interessanti spunti di riflessione sul rapporto fra pedagogia e architettura e propone nel contempo soluzioni ed esempi concreti per riorganizzare gli ambienti scolastici senza interventi strutturali e contando sulle risorse disponibili. L’intento è quello di supportare processi di progettazione o riorganizzazione degli ambienti di apprendimento e sostenere un’idea di benessere scolastico che richiama i moderni standard di comfort e abitabilità.

«Con il gruppo di ricercatori dell’Indire ci siamo posti una serie di domande sul tema degli spazi fisici di apprendimento e sulle caratteristiche che dovrebbero avere per rispondere alle esigenze di una società oggi radicalmente cambiata, in cui anche gli studenti sono molto diversi da quelli che sedevano ai banchi solo pochi anni fa», ci racconta il curatore del volume Leonardo Tosi. «Dalle nostre riflessioni di questi anni sono nati strumenti e proposte che invitano a ripensare gli ambienti scolastici e che indicano una strada verso lo “stare bene” a scuola, con una visione che supera il modello tradizionale fatto di banchi, aule e corridoi e che definisce nuovi modelli che coinvolgono l’intera comunità scolastica e il territorio circostante».

La possibilità di sviluppare una didattica di tipo innovativo è legata a doppio filo alla definizione di nuovi ambienti maggiormente centrati sullo studente. Sono ormai molti infatti i documenti che sottolineano come l’ambiente interagisca sulla qualità dei processi di apprendimento, dalle linee guida per l’edilizia scolastica alle indicazioni per il curricolo, fino ai documenti di orientamento culturale emanati da organismi a livello nazionale e internazionale. Tuttavia non si esplicita mai in che modo lo spazio fisico possa concretamente contribuire alla qualità della vita scolastica e degli apprendimenti, quali debbano essere i margini di intervento, quali gli strumenti che possono aiutare a realizzare un luogo efficace per docenti e studenti.

Per rispondere all’esigenza, sempre più sentita da parte degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti, di poter contare su uno spazio che accompagni e rafforzi l’azione educativa, il volume offre un utile set di strumenti per trasformare l’aula in un ambiente di apprendimento allargato e flessibile. Un ambiente accogliente nel quale divenga possibile progettare percorsi didattici che “escono fuori” dall’aula e che sfruttano le potenzialità offerte da tutti gli altri luoghi della scuola, compresi gli spazi inutilizzati e quelli solo apparentemente “inutili”. Ecco allora, fra i molti spunti, alcune indicazioni utili per realizzare all’interno della propria scuola un MakerSpace in cui gli studenti possano, in uno spazio di lavoro collaborativo, sviluppare competenze legate al “costruire”, osservare fenomeni, analizzare e descrivere gli esiti delle loro sperimentazioni e migliorare le abilità di problem solving.

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Come ci spiega il ricercatore Samuele Borri nel suo contributo, il punto di partenza della riflessione è il Manifesto 1+4 Spazi educativi per la scuola del Terzo Millennio, presentato dall’Indire nel 2016. Il documento propone una visione che si discosta dall’idea di scuola come “somma di aule” e si estende, oltre la dimensione didattica, al contesto sociale e alla capacità di un ambiente di influenzare la qualità delle relazioni sociali. Per Borri, «Superando l’idea di aula come riferimento spaziale unico per la didattica si vuole abbracciare una visione secondo cui ogni luogo interno o esterno alla scuola dovrebbe essere considerato un luogo per apprendere».

Ma la prospettiva di studio proposta dal volume è anche un’altra, quella che parte direttamente dalla scuola, attraverso dieci Learning Stories raccontate da altrettanti insegnanti che hanno voluto considerare l’ambiente fisico come un elemento strategico per la qualità della vita scolastica e degli apprendimenti. Si tratta di esempi che hanno la funzione sia di far toccare con mano l’esperienza di chi ha già iniziato a trasformare i propri spazi scolastici sia di innescare una riflessione su possibili percorsi di riorganizzazione e adattamento degli spazi esistenti.

Attraverso il contributo della docente universitaria Beate Weyland, che da anni propone un nuovo modo di rapportarsi all’idea di progettazione dei Learning Environments, il volume cerca così di promuovere una nuova idea di spazio educativo: «Le scuole oggi si sono arricchite di nuove funzioni. Non sono solo luoghi deputati alla formazione, ma ambienti che stimolano la costruzione di “ponti” tra generazioni e culture diverse, sono spazi e occasioni per il dialogo tra pubblica amministrazione e cittadini; ambienti di apprendimento, ma anche centri di servizio per il territorio; luoghi destinati ai bambini, ma anche punti di riferimento per quell’arcipelago di associazioni che operano e gravitano nelle realtà urbane. In questo nuovo humus culturale, anche l’edificio scolastico cambia e necessita di accurate informazioni pedagogiche, per accogliere tutto il potenziale di una società in divenire.»

Utilizzando le parole tratte dalla prefazione del maestro Franco Lorenzoni, «La domanda che ci dobbiamo porre con forza è perché noi insegnanti si sia ancora in larga parte quasi analfabeti riguardo alla capacità di organizzare in modi diversi e flessibili gli spazi dell’educare. Aule e disposizione di banchi e cattedre continuano a evocare, nella maggior parte dei nostri istituti, la scuola dell’Ottocento. Del resto in molte facoltà di Scienze della formazione ci sono aule con sedie avvitate a terra e sono pochi o addirittura assenti gli spazi adatti a lavorare in gruppo o fare un cerchio per intavolare una discussione. Ed è forse in quest’avvilimento precoce del corpo di noi docenti, prima ancora che dei corpi degli studenti di ogni età, che sta una delle radici della nostra scarsa capacità di immaginare, vivere e organizzare spazi diversi».


Questa la struttura del volume:

PARTE 1 – PROGETTARE E ORGANIZZARE GLI SPAZI EDUCATIVI

Capitolo 1: Progettare nuovi spazi per la scuola

Introduzione: quale identità per la scuola del futuro?
Progettare insieme una scuola nuova
Una scuola a misura di alunno: il caso della Alemannenschule
Una scuola in movimento: il caso della Labyrinth School
Ripensare gli ambienti per la didattica attiva: il caso del Circolo Didattico San Filippo

Capitolo 2: Progettare e organizzare un ambiente MakerSpace a scuola

Introduzione: dallo spazio esplorativo al MakerSpace
Progettare e allestire un MakerSpace a scuola
Creare un MakerSpace a scuola: i casi dell’IC Largo Castelseprio e del Secondo IC Montessori-Bilott

 

PARTE 2 – FARE DIDATTICA IN SPAZI FLESSIBILI

Capitolo 3: Organizzare spazi e arredi per un ambiente flessibile

Introduzione: l’ambiente di apprendimento nelle Indicazioni nazionali
Principi per l’allestimento di ambienti centrati sullo studente

Spazi educativi e ambienti didattici
Nuove parole per nuovi spazi
Leggere l’ambiente fisico
La mappatura delle situazioni e dei setting didattici
Strumenti e arredi per la didattica
Valutare gli ambienti di apprendimento

Capitolo 4: Progettare attività didattiche per spazi flessibili

Introduzione: la cassetta degli attrezzi
Learning Activity: gli ingredienti per progettare una didattica attiva
Learning Story: sceneggiature per la didattica in spazi flessibili

 

>> Info&Acquisto: www.scuolastore.it/it/book/fare-didattica-spazi-flessibili >>

 

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