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28 marzo 2018

Quando raccontarsi fa bene agli altri. Le “storie di resilienza” premiate a Firenze

di Alessandra Ceccherelli

Frasi che con semplicità portano altrove, non viaggiando per studio o per lavoro, ma facendo un passo decisivo nelle proprie certezze, per crescere. Trasferire a parole un’esperienza personale difficile e poi mostrare nei fatti, ma anche nei gesti e nel tono di voce, la traiettoria diversa che si può scegliere di intraprendere. Questo si prefiggono i “Role Model” che da oggi sono pronti a incontrare altri pubblici in ascolto, nelle scuole, nelle associazioni e ovunque ci sia la voglia di cambiare in meglio.

L’Unità EPALE Italia e l’Agenzia Erasmus+ avevano lanciato a novembre 2017 un concorso basato sul racconto di sé, senza obiettivi di qualità letteraria. E i risultati sono stati superiori a ogni aspettativa, tanto da mettere in moto una serie di nuove possibili iniziative da avviare.

Alla cerimonia di premiazione del concorso, lo scorso 21 marzo a Firenze, è stato ufficialmente riconosciuto il ruolo di “Role Model” a 25 persone per la loro storia di vita. Sul sito rolemodel.erasmusplus.it si possono leggere le 25 storie selezionate e sarà possibile trovare via via anche i video delle interviste realizzate.

Seguendo l’indicazione della Commissione europea, l’Italia ha proposto il concorso “Storie di resilienza” come iniziativa per dare visibilità ad alcune esperienze esemplari per le difficoltà affrontate e superate, e per costruire una rete di testimoni che possano trasmettere ad altri il senso di una nuova consapevolezza. La loro vita, gli ostacoli che hanno affrontato e superato e le persone che sono diventate, possono essere un esempio per ispirare nuovi percorsi e nuove scelte.

Il concorso ha premiato i racconti migliori e ha intercettato i protagonisti delle esperienze. Ma questa scelta è collegata anche alla teoria dei “role model”, che punta a una strategia di modellizzazione trasferibile. Per questo i Role Model sono disponibili a intervenire in eventi pubblici, a incontrare i ragazzi e la gente in tutta Italia.

«Non si impara senza sbagliare. L’esempio di chi è riuscito, sbagliando o non avendo supporto, a realizzare la sua vita pienamente, può fare la differenza per una società diversa», ha detto Anne Ballauf, intervenuta in rappresentanza della DG Education, Youth, Sport and Culture della Commissione Europea per spiegare come nasce la proposta dei Role Model europei (è disponile il testo integrale del suo intervento).

«Di questa bella iniziativa – ha detto poi l’europarlamentare Brando Benifei nel suo videointervento – mi colpisce quanti siano coloro che, dopo aver superato grandi difficoltà, hanno deciso di impegnarsi concretamente nella società, e ugualmente mi colpisce quanti di essi siano i cittadini di Paesi Terzi che oggi hanno scelto come nuova casa l’Europa. Oggi più che mai l’Unione deve rappresentare un’opportunità di miglioramento per milioni di persone, svolgendo bene il suo ruolo e sostenendo l’istruzione».

 

Ognuno è depositario di un vissuto molto personale. I temi individuati – migrazione, inclusione, carcere, abbandono precoce degli studi –  sono stati funzionali a sintetizzare e a raggruppare, ma restano solo etichette, soprattutto dopo aver ascoltato le storie dalla viva voce dei protagonisti.

«Le narrazioni sulla resilienza servono a “riparare le storie” ha detto Patrizia Garista, ricercatrice Indire, nel suo intervento. «Mostrano come si può uscire dal caos (deprivazione, carenza di risorse per tutti, beni apparentemente inutilizzabili), generare nuove storie. In una situazione apparentemente ferma e immobile, spesso un elemento problematico riesce ad avviare una riorganizzazione positiva».

«Quando senti il tuo dolore vuol dire che sei vivo, ma quando senti il dolore dell’altro vuol dire che sei umano», ha detto Ahmad Taha, giovane irakeno che oggi si occupa del progetto SPRAR per minori stranieri non accompagnati.

Ogni storia ci ha insegnato qualcosa, le esperienze sono tutte diverse: traiettorie pericolose di migrazione per sfuggire alla fame e alla povertà affrontando il deserto, il mare, il rischio di morte; ripartenze dopo una grave perdita, una calamità naturale che mette in crisi tutta la comunità vicina; la ripresa degli studi investendo il tempo difficile della disoccupazione per darsi una nuova possibilità; riconquista del rispetto di sé stessi e della fiducia degli altri dopo il carcere.

Per Pape Mbaye Dieye, la musica è stata ed è il modo per raccontare “La vie pénible”, il suo rap per raccontare «la vita faticosa». Magassouba Gassimou ha detto «dai problemi ne usciremo solo se siamo uniti» e con Diawara Bandiougou ha raccontato come i ragazzi di Giocherenda, tutti giovani rifugiati, stiano aiutando i ragazzi palermitani dello Zen a sentirsi parte della città e del mondo intero.

Il selfie è di Alessia De Filippo, Role Model

«Cosa vuol dire educare alla resilienza?» – ha chiesto Wilma Greco, insegnante in carcere, anche lei tra i premiati di ieri – «Vuol dire essere un sognatore efficace».
E per spiegare meglio il senso del suo intervento ha ripetuto la citazione con cui Patrizia Garista aveva concluso il suo intervento:

“Avvicinatevi all’orlo“- disse.
“Abbiamo paura” – risposero “avvicinatevi” – disse.

Si avvicinarono.
Lui li spinse…

Ed essi volarono!”
(Apollinaire)

«Sono felice e speranzosa di poter mettere le ali a chi ne ha bisogno, inclusa me stessa!», ha concluso Wilma.

Per informazioni e per invitare i role model in eventi pubblici, è possibile contattare l’Unità Epale Italia: epale@indire.it, tel. 055 2380 413.

>>Leggi tutte le storie, le frasi e le interviste sul sito “Storie di resilienza”<<

 

 

Album fotografico della cerimonia di presentazione e premiazione dei Role Model (Firenze, 21 marzo)

Premiazione concorso "Storie di Resilienza"