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Scuola-lavoro
20 marzo 2017

Alternanza scuola lavoro, aperto il monitoraggio nazionale per l’a.s. 2015/2016

La rilevazione è realizzata dall'Indire su incarico del Miur

di Catia Cantini

Con l’entrata in vigore della Legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, l’Alternanza scuola lavoro è divenuta obbligatoria per tutte le scuole secondarie di secondo grado del Paese ed è oggi parte integrante dell’offerta formativa, con un’articolazione triennale. È quindi importante osservarne l’andamento e rilevare l’efficacia dei percorsi attivati, anche in termini di punti di forza e criticità, di obiettivi di apprendimento, di valutazione e certificazione delle competenze. Per farlo, è stata avviata una rilevazione telematica a campione rivolta a scuole di tutta Italia cui sono rivolte alcune domande sull’integrazione della scuola con i soggetti del territorio e sulla realizzazione dei singoli percorsi di alternanza erogati nell’a.s. 2015/2016 per gli studenti iscritti al terzo anno.

Quello delle competenze è un tema complesso, che si colloca al centro di un dibattito pedagogico in forte evoluzione, anche sotto la spinta delle sollecitazioni degli organismi internazionali e delle recenti riforme nazionali della scuola. Da alcuni decenni, alla luce dei mutati scenari della società contemporanea, sempre più “liquida”, il mondo educativo s’interroga sui paradigmi dell’apprendimento tra vecchi e nuovi modelli del sapere: a un modello di scuola basato sulla classica lezione frontale e sulla trasmissione di contenuti e conoscenze, si tende oggi a sostituire un modello di scuola basato su una nuova concezione dei tempi e degli spazi di apprendimento, sullo sviluppo di competenze che rendano gli studenti dei protagonisti attivi dell’apprendimento, in grado di elaborare personalmente quanto hanno appreso a scuola e di impiegarlo nelle situazioni di vita e di lavoro. Il serrato confronto che si consuma su questi temi ha generato la diffusione di una pluralità di teorie e metodi nel mondo educativo.

Il dibattito in corso si è caricato di una complessità ulteriore sui temi dell’Alternanza, proprio per la sua peculiare collocazione alla confluenza di due dimensioni ampie e variegate come quelle della scuola e del lavoro. In tal senso, l’a.s. 2015/2016 segna una svolta fondamentale, essendo il primo anno di applicazione della Legge 107/2015, la quale, promuovendo il raccordo scuola-lavoro, ha di fatto accelerato questo dibattito. Per il sistema scolastico italiano si tratta di un cambiamento importante, che implica un ripensamento profondo dei modi del fare scuola, a livello culturale, organizzativo, didattico, amministrativo, gestionale, tecnologico, territoriale, e così via. Si discute oggi del rinnovamento del sistema scolastico italiano in relazione al valore formativo del lavoro; si discute della disoccupazione giovanile, della necessità di un rilancio della scuola che punti allo sviluppo dell’innovazione e della qualificazione del sistema di istruzione.

Nelle parole della Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, rilasciate di recente a Stoccarda all’inaugurazione della nona edizione della fiera internazionale “Didacta”, l’Alternanza si configura non solo come una “attività educativa integrata nei curricula scolastici” ma anche come “una buona pratica sociale”. Come si evince, la riflessione è di vasta portata e coinvolge non solo il decisore politico e gli organi della governance, chiamati a definire strategie educative sempre più consapevoli ed efficaci, ma l’intera compagine sociale: i fruitori del servizio (studenti e famiglie), gli operatori scolastici (dirigenti, docenti, ecc.), il sistema produttivo e dei servizi, nelle sue molteplici dimensioni (imprese private, pubbliche amministrazioni, organizzazioni del terzo settore), gli enti locali, la comunità scientifica. Numerose sono le esperienze di rilievo nazionale già in fase di sperimentazione, tra cui il progetto Traineeship e quelli avviati dai “Campioni Nazionali dell’Alternanza scuola lavoro”.

Ma, al di là delle grandi iniziative nazionali, che cosa accade nel Paese? Quali difficoltà hanno incontrato le scuole nella realizzazione dei percorsi e quali soluzioni hanno adottato per superarle? Quali i punti di forza e le criticità? Come hanno interpretato la normativa nell’ambito della loro autonomia? Quali differenze sono riscontrabili in alternanza nei diversi ordini scolastici – licei, istituti tecnici e professionali? E quali, invece, nei diversi territori? I percorsi sono stati co-progettati con le strutture ospitanti? Su quali competenze hanno lavorato i ragazzi durante lo stage e/o il periodo di formazione sui luoghi di lavoro? Con quali risultati? Quale differenze, in termini di apprendimento, tra i percorsi che hanno previsto momenti formativi in azienda (o altra struttura ospitante) e quelli realizzati nella modalità didattica dell’Impresa Formativa Simulata o tramite semplici visite guidate in contesti esterni alla scuola? Come è stata declinata l’esperienza formativa sui luoghi di lavoro nel curricolo dei diversi percorsi scolastici e indirizzi di studio? Tale esperienza ha avuto lo stesso valore per lo sviluppo delle diverse competenze previste dal profilo educativo culturale e professionale degli studenti? Occorre anche chiedersi se in certi casi l’Alternanza non sia di scarsa efficacia rispetto ad altre metodologie didattiche prossimali, per esempio la didattica laboratoriale o i Fab Lab. Molte le scuole che nell’a.s. 2015/2016 si sono accostate per la prima volta all’Alternanza, trovandosi a operare in condizioni diverse, così come numerosi e differenti sono i percorsi erogati: la straordinaria varietà di esperienze e situazioni è tale da suggerire un ripensamento dei significati stessi dell’Alternanza, metodologia didattica che sta assumendo oggi un rilievo culturale diverso rispetto al passato.

Aspetti metodologici della ricerca Indire
Con questo intervento si intende fornire un contributo utile a supporto del dibattito in corso su questi temi: dal punto di vista scientifico, si è resa necessaria una riflessione metodologica e disciplinare sulla base dei cui esiti si è provveduto a ideare un modello di monitoraggio qualitativo sperimentale, centrato sull’adozione di approcci investigativi differenziati e articolato in più azioni di ricerca, selezionando per ognuna le tecniche e gli strumenti di rilevazione e analisi dei dati ritenuti più adeguati in relazione ai quesiti posti, secondo una logica di sistema di rilievo nazionale. Anche nell’ottica della trasferibilità, il team dell’Indire che ha progettato tale modello e la struttura dell’ambiente web della rilevazione telematica è attualmente impegnato in un’attività di ricerca dedicata proprio allo studio dei “Modelli di monitoraggio a confronto: azione di sistema nel settore educativo”.

 

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